· Città del Vaticano ·

Il Brasile supera la Cina nel numero dei decessi

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Probabile inizio del picco di contagi in America latina

29 aprile 2020

Con 474 decessi nelle ultime 24 ore, il Brasile, con un totale di 5.083 vittime, ha superato la Cina per numero di morti riconducibili al covid-19. In Cina, infatti, stando ai dati forniti dalla Johns Hopkins University, al momento i decessi sono 4.637.

I contagi in Brasile, primo paese nella regione latinoamericana a registrare un caso di coronavirus, hanno superato la soglia delle 70.000 unità, esattamente 71.886, dopo i 5.385 casi registrati ieri nel paese dal ministero della Sanità. Il Brasile è senza dubbio l’epicentro della pandemia del nuovo coronavirus per quanto riguarda l’America latina. Detiene infatti più di un terzo dei contagi totali (180.686) e oltre la metà delle vittime, che nell’intera area sono arrivate a 9.036.

Dal punto di vista sanitario, desta particolare preoccupazione la situazione nello stato di San Paolo, il più colpito, e in quello di Rio de Janeiro dove ieri negli ospedali non c’erano più posti di terapia intensiva per pazienti positivi al covid-19. Nella città di Rio de Janeiro, che finora ha fatto registrare circa 8.000 contagi e quasi settecento morti, oltre trecento persone contagiate e con necessità di ricovero in terapia intensiva sono in lista di attesa per poter essere curate. Nel frattempo gli ospedali hanno ricevuto container refrigerati per aumentare la capacità dei propri obitori e poter accogliere le salme dei pazienti morti a causa del coronavirus.

Tuttavia i dati sui decessi e sui contagi non sembrerebbero pienamente attendibili per via dei pochissimi test effettuati a livello nazionale. Secondo alcune informazioni pubblicate dal sito internet degli uffici notarili di Rio de Janeiro negli ultimi quaranta giorni ci sarebbe stato un aumento del 2.500 per cento nel numero decessi per sindrome respiratoria acuta nello Stato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Inoltre il numero di decessi per cause indeterminate ha registrato un aumento spropositato nello stesso arco di tempo.

Il presidente Jair Bolsonaro, da settimane sotto la lente di ingrandimento per le sue posizioni su alcune misure restrittive all’interno del lockdown, da lui ritenute eccessive, a un giornalista che gli chiedeva del forte aumento dei contagi ha risposto di «non poter fare miracoli». Il presidente, da parte sua, si è sempre pronunciato per un ritorno alla normalità nel più breve tempo possibile, soprattutto per non incidere oltremodo sull’economia e sull’attività produttiva nazionale.

Per le sue posizioni si è scontrato con l’ex ministro della sanità Luiz Henrique Mandetta, fautore di una rigida applicazione del lockdown, che recentemente ha rassegnato le dimissioni. Il nuovo ministro della Sanità, Nelson Teich, in linea con il presidente, ha proposto di allentare le misure. Intanto nel paese da ieri per altri 30 giorni è stato prorogato il divieto di ingresso di stranieri per via aerea.

Un altro record di contagi giornalieri, intanto, è arrivato ieri dalla Colombia. Nel giorno in cui il governo del presidente Duque ha chiesto all’Esercito di liberazione nazionale (Eln) di stabilire un cessate-il-fuoco permanente, il ministero della Sanità colombiano ha reso noto che il numero dei contagiati nelle ultime 24 ore è stato il più alto dato giornaliero da quando è scoppiata la pandemia. Sono stati 352 i nuovi casi, portando il totale dei contagi a 5.949; mentre 16 persone sono morte, facendo salire a 269 il numero complessivo dei deceduti. Ieri Miguel Ceballos, alto commissario per la pace nel paese, dopo che l’Eln lunedì aveva annunciato la sospensione del cessate il fuoco, ha invitato i gruppi armati organizzati alla tregua per «salvaguardare le vite e sintonizzarsi con le esigenze del popolo».