· Città del Vaticano ·

Fame di giustizia

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

Sono 300 milioni nel mondo i cristiani perseguitati a causa della fede

09 aprile 2020

«Sono circa 300 milioni i cristiani che vivono in nazioni in cui vi è persecuzione in odio alla fede. Tali Paesi sono spesso afflitti anche dalla povertà. Oggi, alle prime due “P”, persecuzione e povertà, se ne è aggiunta una terza: la “P” di pandemia. Per questa ragione Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) ha appena stanziato 5 milioni di euro per finanziamenti di emergenza a favore di sacerdoti e religiose impegnati nella cura delle comunità cristiane più esposte al coronavirus»: è quanto dichiara a «L’Osservatore Romano», il direttore di Acs Italia, Alessandro Monteduro, convinto più che mai che in tempo di pandemia, la Settimana santa, e in particolare il Venerdì santo, assumono un significato particolare. Nel mondo infatti un cristiano ogni 7 vive in un Paese segnato da persecuzione e violenze. La decisione dello stanziamento di fondi — spiega al nostro giornale — è stata presa poche ore fa da Acs che, in questo modo, intende così conribuire a mitigare l’impatto del covid-19.

«Questa è una goccia nel mare rispetto a quello che è e sarà necessario — ha affermato Thomas Heine-Geldern, presidente esecutivo di Acs Internazionale — ma la Chiesa riveste un ruolo spirituale e pastorale particolarmente vitale nella vita quotidiana delle comunità cristiane più povere del mondo, e noi dobbiamo contribuire a rafforzare la rete di protezione che essa assicura. Sono grato ai nostri benefattori i quali, spesso nonostante le proprie sofferenze e difficoltà, stanno aiutando i propri fratelli nella fede».

Lo stanziamento garantisce un intervento ad ampio spettro, in Medio oriente, nell’Europa centrale e orientale, nell’America latina, in Asia e in Africa. Grazie a questa iniziativa i ministri di Dio potranno dedicarsi con maggiore efficacia alle attività pastorali e di sostegno ai malati e agli anziani, in particolare a quanti sono afflitti anche dalla povertà.

Davanti alla pandemia di covid-19 ricorrono le parole di Gesù in punto di morte: «Dio mio perché mi hai abbandonato». Così, questo tempo di pandemia potrà essere per tutti un’importante opportunità per imparare a giudicare e a comprendere gli errori commessi fino ad oggi; cosa dobbiamo fare per poterci convertire, come cambiare per evitare di vivere nell’egoismo e nella totale indifferenza verso chi soffre e ha bisogno di aiuto e conforto.

«Purtroppo, come già in Europa, anche in quasi tutti i Paesi dove i cristiani soffrono oppressione e discriminazione — aggiunge il direttore della sezione italiana della fondazione di diritto pontificio — le celebrazioni pubbliche sono momentaneamente sospese. Per i nostri fratelli che hanno vissuto esperienze di fede drammatiche, che in questi ultimi anni hanno partecipato alle messe, in Paesi come Egitto, Pakistan, Nigeria, non sapendo se sarebbero tornati vivi dalle proprie famiglie, che testimoniano quotidianamente la loro fede con coraggio ed eroismo nonostante il terrorismo, non sempre la decisione della sospensione delle messe pubbliche è comprensibile».

«Sorprende solo chi non conosce la forza della fede che li nutre, il modo con il quale i cristiani perseguitati testimoniano la solidarietà per le sofferenze di nazioni come l’Italia e la Spagna. Sono innumerevoli, infatti, i messaggi di vicinanza nella preghiera — ricorda il direttore di Acs Italia — che giungono da comunità cristiane che la paura e l’isolamento lo sperimentano da sempre. Dalla martoriata Siria sono costanti le preghiere dedicate a noi fratelli più fortunati. Eppure, nonostante da quasi dieci anni convivono con la guerra, le bombe, l’embargo, continuano a pregare per noi».

Secondo Acs, il 61 per cento della popolazione mondiale vive in Paesi in cui non vi è rispetto per la libertà religiosa; nel 9 per cento delle nazioni del mondo vi è discriminazione; e nell’11 per cento degli Stati vi è persecuzione. Non va sottaciuta assolutamente la cortina di superficialità e indifferenza dietro la quale le vulnerabili comunità di fede continuano a soffrire, mentre la loro condizione viene ignorata anche dalla comunità internazionale.

Acs ha identificato 38 Paesi in cui si registrano gravi o estreme violazioni della libertà religiosa. Ventuno di essi sono classificati come luoghi di persecuzione. Diciassette, invece, sono classificati luoghi di discriminazione.

Tra i Paesi africani dove l’intolleranza religiosa ha assunto recentemente aspetti drammatici vi sono la Nigeria, la Repubblica Centrafricana e la Repubblica Democratica del Congo a seguito di numerosi attacchi da parte di gruppi islamisti o jihadisti. In Nigeria, il peggioramento è stato essenzialmente causato da tre fattori: il terrore perpetrato dall’organizzazione Boko Haram; gli scontri tra i pastori nomadi islamici e gli agricoltori, nonché il fallimento da parte delle autorità che non hanno saputo indagare sulle violazioni della libertà religiosa come invece stabilito nella Costituzione del Paese. Nella Repubblica Centrafricana, sebbene importanti leader religiosi abbiano costantemente evidenziato che il conflitto non ha un carattere religioso, sono stati commessi numerosi atti di violenza in cui individui e comunità, soprattutto cristiani, sono stati colpiti a causa della loro religione. Nella Repubblica Democratica del Congo, sono state centinaia le chiese profanate e distrutte da gruppi integralisti, e numerosi cristiani hanno perso la vita.

Situazione difficile anche in Medio oriente, in particolare in Iraq, Siria, e in Terra Santa.

In Iraq, la popolazione cristiana è stata quasi spazzata via, mentre quella rimasta, grazie al sostegno della Chiesa, sta cercando con molta fatica di ricostruire le propria vita. In Siria, quasi dieci anni di guerra hanno praticamente cancellato la comunità cristiana sostenuta a fatica dalla Chiesa e dalle ong.

In 17 dei 38 Stati in cui si registrano violazioni della libertà religiosa — ovvero quasi la metà del totale dei Paesi con casi di persecuzione e discriminazione — la situazione negli ultimi anni è peggiorata. Una tendenza preoccupate è l’aumento del nazionalismo aggressivo ai danni delle minoranze, degenerato a tal punto da essere definito ultra-nazionalismo. Tale fenomeno si è sviluppato in modo diverso a seconda dei Paesi. Significativo il caso dell’India, dove si evidenziano sempre più atti di violenza ai danni delle minoranze religiose. L’ultra-nazionalismo non si identifica necessariamente con una religione. Spesse volte si manifesta come una generale ostilità dello Stato nei confronti di tutte le fedi e si traduce in misure restrittive che limitano fortemente la libertà religiosa. Rapimenti e conversioni forzate all’islam di adolescenti, ragazze e donne cristiane e anche indù si registrano molto spesso in Pakistan.

Nonostante le enormi sofferenze «i nostri fratelli oppressi, e in particolare i sacerdoti perseguitati, ci stanno aiutando efficacemente e noi sosteniamo loro. Aiuto alla Chiesa che soffre — conclude il presidente di Acs Italia, Alfredo Mantovano — con questo stanziamento di 5 milioni di euro, rinnova la propria vicinanza alle comunità cristiane in Paesi dove essere minoranza religiosa, in questi tempi drammatici, è, ancor più di ieri, ragione di emarginazione e sofferenza».

di Francesco Ricupero