· Città del Vaticano ·

Evitare una crisi umanitaria nelle zone rurali

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Appello del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo

30 aprile 2020

«Le conseguenze della pandemia del covid-19 potrebbero far inabissare maggiormente le famiglie rurali nella povertà, nella fame e nella disperazione, il che sarebbe una vera minaccia per la prosperità e la stabilità a livello mondiale». Lo ha affermato Gilbert F. Houngbo, presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) in occasione della presentazione dell’iniziativa che l’istituzione sta mettendo in piedi per prevenire una crisi alimentare legata alla pandemia del covid-19 nel mondo rurale.

Per Houngbo, «bisogna prendere delle misure immediate e donare alle popolazioni rurali i mezzi per adattarsi e rialzarsi il più rapidamente possibile, in modo da evitare il dilagarsi di una crisi umanitaria. Dobbiamo agire subito — è stato il suo appello — per evitare che questa crisi sanitaria diventi una crisi alimentare».

Prima della pandemia, più di 820 milioni di persone non avevano cibo a sufficienza; ma ora, senza misure straordinarie adeguate, secondo le Nazioni Unite questa crisi potrebbe generare mezzo miliardo di poveri in più, la maggior parte dei quali nelle zone rurali.

A causa delle misure di contenimento della pandemia imposte dai vari governi, un numero considerevole di piccoli agricoltori non può più accedere ai mercati, vendere regolarmente il proprio raccolto e comprare sementi e concimi per la prossima stagione. Il blocco delle grandi reti stradali e i divieti di esportazione rischiano di avere conseguenze sui sistemi alimentari e sulle reti di produzione, finendo per incrementare la disoccupazione soprattutto tra i lavoratori giornalieri, quelli delle piccole imprese e quelli del settore informale, che sono soprattutto le donne o i giovani.

Il meccanismo che l’Ifad sta mettendo in piedi ha per scopo prioritario quello di aiutare i contadini e le comunità rurali a continuare a produrre e a vendere generi alimentari destinati anche alle popolazioni delle grandi città. Si articola in quattro punti: fornire ai piccoli agricoltori sementi, concimi e prodotti vari per superare gli effetti immediati della crisi economica; facilitare il loro accesso ai mercati, nonostante le restrizioni, attraverso la costituzione di magazzini e la messa a disposizione di un supporto logistico di trasporto; rendere disponibile a sufficienza la liquidità, facilitando il rimborso dei prestiti, così da mantenere i servizi, i mercati e il lavoro dei contadini poveri; infine, mettere a disposizione, grazie ai servizi digitali, le informazioni necessarie per organizzare la produzione.

In vista di questi obiettivi, l’Ifad ha stanziato un fondo di partenza di 40 milioni di dollari, nutrendo la speranza di raccoglierne altri 200 milioni presso Stati membri, fondazioni e privati. In questo momento più di sessantacinque Paesi hanno già richiesto aiuto per sostenere il loro sistema di produzione alimentare.

«Questa pandemia — ha sottolineato il presidente Houngbo — mina i progressi fatti in questi ultimi anni nella lotta contro la povertà. E se vogliamo evitare che distrugga totalmente le economie rurali, è importante fare in modo che l’agricoltura, la produzione alimentare, i mercati e il commercio continuino a funzionare per fare in modo che alle famiglie vulnerabili non manchino il cibo e un reddito da lavoro».

di Jean-Baptiste Sourou