· Città del Vaticano ·

«Da Gesù la forza per portare la nostra croce»

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Messaggio dell’arcivescovo Pizzaballa dal Dominus Flevit di Gerusalemme

06 aprile 2020

«Gerusalemme è il simbolo della Chiesa e di tutta l’umanità, è la casa di preghiera per tutti gli uomini, secondo le Scritture. Quando piangiamo su Gerusalemme insieme a Gesù da questo luogo, piangiamo su tutta la fraternità umana per questo momento difficile che sta vivendo e per questa triste Domenica delle palme. Triste ma essenziale». Si è svolto al Dominus Flevit, il santuario costruito nel luogo in cui Gesù pianse di fronte all’incredulità del suo popolo e alla prospettiva della rovina di Gerusalemme, il momento simbolicamente più significativo della Domenica delle palme e della passione del Signore nella città santa. Da lì l’amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini, arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, ha letto un messaggio che non poteva non affrontare l’emergenza che il mondo sta vivendo a causa del coronavirus: «Cosa ci sta dicendo il Signore? Perché tutto ciò? Cosa possiamo fare in questi momenti così drammatici per la vita del mondo e per la nostra? La popolazione di Gerusalemme ha accolto Gesù con entusiasmo, riconoscendolo come Re, come il Messia atteso, come colui che avrebbe ascoltato finalmente le loro preghiere. Ma Gesù sa, e il Vangelo ce lo dice, che nulla è così semplice. Sappiamo che è venuto a Gerusalemme, non per sedere in trono come David, ma per essere ucciso. Il significato che Gesù attribuisce alla sua “entrata trionfale” è diverso dal significato che la popolazione di Gerusalemme aveva visto in essa. Forse è questa la lezione che Gesù ci vuole dare oggi».

Di prima mattina, a porte chiuse, si era tenuta la messa pontificale nel Santo Sepolcro. A presiederla anche in questo caso monsignor Pizzaballa che ha benedetto le palme nella sacra edicola, alla presenza di pochi frati francescani della Custodia e di alcuni seminaristi del patriarcato. Quindi, nel pomeriggio, lo spostamento al Dominus Flevit, assieme al custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, e a una piccola rappresentanza di francescani e clero locale. La speciale preghiera di Pizzaballa è stata trasmessa in streaming dal Christian Media Center. «Ci rivolgiamo a Dio quando c’è qualcosa che ci fa male», ha proseguito il presule, «quando siamo in difficoltà improvvisamente tutti sentiamo nascere in noi le domande più grandi e alle quali è più difficile dare risposta. In altre parole, noi vogliamo che Gesù diventi il tipo di re e messia che risolva i nostri problemi: la pace, il lavoro, la vita dei figli o dei genitori, che ci dia un aiuto nella difficile situazione in cui ci troviamo. Vogliamo che ci salvi dal coronavirus, che tutto torni come prima». Ma il Vangelo «ci dice che la fede cristiana è fondata sulla speranza e sull’amore, non sulla certezza. Lui non risolverà tutti i nostri problemi, non ci darà tutte le certezze di cui la nostra natura umana ha bisogno, ma non ci lascerà soli. Sappiamo che ci ama». Seguendolo nel cammino verso la sua Croce, «gli chiediamo anche che ci dia la forza necessaria per portare la nostra».