· Città del Vaticano ·

Coronavirus, appello di Mattarella all’Europa

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Per il presidente occorre ripartire dallo spirito del Rinascimento

06 aprile 2020

L’Italia e l’Europa devono «ripartire dallo spirito del Rinascimento». Questo l’appello lanciato oggi dal presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, nel pieno dell’emergenza coronavirus. Mattarella ha parlato in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello. «L’attuale emergenza sanitaria ha imposto la chiusura, pochi giorni dopo l’inaugurazione, della mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale, dove sono giunti capolavori provenienti da collezioni e musei di tutto il mondo» ha detto il titolare del Quirinale. «L’augurio è che le porte si possano riaprire quanto prima e che da quello spirito rinascimentale che rese impareggiabile l’arte di Raffaello si possa trarre energia per una ripartenza dell’Italia e dell’Europa».

Intanto, i morti provocati dal coronavirus nel mondo hanno superato ieri quota 65.000: è quanto emerge dall’ultimo bollettino della Johns Hopkins University. Nello specifico, i decessi sono ora 65.652 su un totale di 1.213.927 casi a livello globale, mentre le persone guarite sono 252.391.

L’Italia resta uno dei principali epicentri della pandemia. «In questo momento non posso dire quando il lockdown avrà fine. Noi stiamo seguendo le indicazioni del comitato scientifico ma l’Italia è stata la prima nazione ad affrontare l’emergenza. La nostra risposta forse non è stata perfetta ma noi abbiamo agito al meglio sulla base della nostra conoscenza. La validità delle nostre misure è stata riconosciuta dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità, ndr) e i risultati indicano che noi siamo sulla strada giusta» ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un’intervista a Nbc News. «Il più importante messaggio da dare ai nostri cittadini è state a casa il più possibile» ha aggiunto Conte. «E se c’è la necessità di uscire, per lavoro o per fare la spesa, rispettate le regole di sicurezza. Stiamo chiedendo alla nostra gente un grande sacrificio, ne sono consapevole, ma questa è l’unica strada. Più rispetteremo le regole, più presto usciremo dall’emergenza».

Ieri si è registrato un calo sensibile del numero dei ricoveri, degli accessi in terapia intensiva e dei decessi. Cifre che spingono l’Istituto superiore di sanità, per la prima volta dall’inizio dell’emergenza, a parlare di «fase 2, se questi dati si confermano». Il bilancio di ieri parlava di 91.246 i malati di coronavirus nel Paese, 2.972 in più (+3,37%) rispetto a sabato. Rallenta l’incremento del numero di vittime, in tutto 15.887. A far sperare, nonostante il pesante bilancio, è l’ultimo dato sui 525 decessi in un giorno (+3,42%).

Notizie incoraggianti arrivano nel frattempo dalla Cina. Le operazioni di ripresa del lavoro e della produzione a Wuhan, epicentro dell’epidemia di coronavirus in Cina, sono «più rapide e migliori del previsto» ha affermato oggi il vice sindaco esecutivo della città cinese, Hu Yabo, durante una conferenza stampa. Secondo Hu, a Wuhan nei giorni scorsi il tasso di ripresa della produzione delle imprese industriali più grandi ha raggiunto il 97,2%, mentre nello stesso periodo è tornato in attività il 93,2% delle società di servizi.