· Città del Vaticano ·

Alla vigilia del Triduo pasquale il Papa propone una grande liturgia domestica e prega per la conversione dei tanti Giuda di oggi

Con il crocifisso e il Vangelo

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08 aprile 2020

Papa Francesco presiede i riti del Triduo pasquale con stile sobrio ed essenziale in questo tempo di pandemia. Il Giovedì santo non celebra la messa del Crisma: alle 18 presiede la celebrazione dell’Eucaristia in Coena Domini all’altare della Cattedra della basilica di San Pietro. Non è previsto il rito della lavanda dei piedi né la reposizione del Santissimo, con la quale si conclude tradizionalmente il rito.

Ma per la Settimana santa il vescovo di Roma ha suggerito — nella catechesi dell’udienza generale di mercoledì 8 aprile — una «grande liturgia domestica, perché in questi giorni non possiamo andare in chiesa»: guardare il Crocifisso e leggere il Vangelo.

«In queste settimane di apprensione per la pandemia che sta facendo soffrire tanto il mondo — ha affermato il Pontefice parlando nella Biblioteca del Palazzo apostolico — tra le tante domande che ci facciamo, possono essercene anche su Dio: che cosa fa davanti al nostro dolore? Dov’è quando va tutto storto? Perché non ci risolve in fretta i problemi?». Sono «domande che noi facciamo su Dio», il quale «si è rivelato completamente sulla croce». Ed è proprio sulla croce, «cattedra di Dio», che «impariamo i tratti del volto di Dio».

«Tu potresti obiettare: “Che me ne faccio di un Dio così debole, che muore? Preferirei un dio forte, un Dio potente”» ha proseguito il Papa. «Ma — ha aggiunto — il potere di questo mondo passa, mentre l’amore resta. Solo l’amore custodisce la vita che abbiamo, perché abbraccia le nostre fragilità e le trasforma».

«Gesù ha cambiato la storia facendosi vicino a noi — ha spiegato Francesco — e l’ha resa, per quanto ancora segnata dal male, storia di salvezza. Offrendo la sua vita sulla croce, Gesù ha vinto anche la morte. Dal cuore aperto del Crocifisso, l’amore di Dio raggiunge ognuno di noi. Noi possiamo cambiare le nostre storie avvicinandoci a Lui, accogliendo la salvezza che ci offre». Da qui l’invito ad aprirgli «tutto il cuore nella preghiera: lasciamo che il suo sguardo si posi su di noi e capiremo che non siamo soli, ma amati, perché il Signore non ci abbandona e non si dimentica di noi, mai».

In precedenza, nella messa celebrata alle 7 del mattino nella cappella di Casa Santa Marta, il Papa aveva pregato «per la gente che, in questo tempo di pandemia, fa commercio con i bisognosi; approfittano della necessità degli altri e li vendono: i mafiosi, gli usurai e tanti. Che il Signore tocchi il loro cuore e li converta». Invitando poi, nell’omelia, a guardare ai tanti «Giuda istituzionalizzati» di oggi che, in vari modi, sfruttano e vendono le persone, familiari compresi. Ma anche al «piccolo Giuda» che è in ciascuno, pronto a tradire per interesse.

L'udienza generale