· Città del Vaticano ·

Con Francesco come coach

Il Papa con Filippo Tortu e alcuni campioni dell’atletica leggera (piazza San Pietro, 30 maggio 2018)

La testimonianza del primatista italiano dei 100 metri

06 aprile 2020

«Resistenza, spirito di squadra, fratellanza, dare il meglio di sé»: ritrovo la mia esperienza di atleta in queste caratteristiche che Papa Francesco, all’Angelus della Domenica delle Palme, ha indicato come essenziali. Non solo per lo sport. Ma per la vita, soprattutto adesso.

Il Papa, con le sue parole di incoraggiamento al mondo dello sport, ha proposto a tutti, credenti o meno, di tornare all’essenziale. Proprio come a noi atleti chiedono gli allenatori. È vero, «tante manifestazioni sono sospese» ha detto Francesco. Sono state rimandate di un anno le Olimpiadi di Tokyo.

All’appuntamento olimpico mi stavo preparando da quattro anni, come i miei amici e colleghi di tutto il mondo. Ora a casa — a Costa Lambro, vicino Milano — mi alleno due volte al giorno e dedico allo studio — sono iscritto a economia alla Luiss — il resto della giornata. Stando a casa sto anche rinsaldando i rapporti, già bellissimi, con la mia famiglia. Oltretutto mio papà è il mio allenatore.

Ho accolto le parole del Papa — che ho avuto la grande opportunità di incontrare personalmente il 30 maggio 2018 in piazza San Pietro — come un incoraggiamento a non buttarmi giù e un invito a vivere lo sport attraverso, appunto, i valori più autentici. Perderli di vista assolutizzando la prestazione agonistica comporta infatti gravi rischi.

Per noi atleti, poi, è il momento di fare qualcosa di concreto per chi sta soffrendo. Proprio in queste ore abbiamo donato 40 tablet a medici e infermieri — attraverso la Regione Lombardia e il policlinico San Martino di Genova — per agevolare il loro eroico servizio. Mentre con la Dinamo Sassari Basket stiamo raccogliendo fondi per sostenere gli ospedali sardi. È proprio lo «spirito di squadra» di cui parla il Papa.

Ci sono altri due punti nelle parole del Papa che mi hanno interpellato. Anzitutto la constatazione che Francesco ha parlato dell’importanza dello sport in una celebrazione così importante come la messa della Domenica delle Palme, nella basilica di San Pietro. Quando pensiamo a quale possa essere il ruolo dello sport credo che dovremmo tener presente anche in quale contesto ne ha parlato il Papa.

La Domenica delle Palme, inoltre, coincide con la Giornata mondiale della gioventù. Per me, perciò, è una doppia Giornata: ho quasi 22 anni e la gran parte dei miei colleghi è, più o meno, mia coetanea. Ma credo anche che lo sport possa rendere tutti giovani dentro.

Il pensiero, forse, più urgente per tante persone mi è arrivato ascoltando l’appello finale del Papa: «Rilanciamo lo sport per la pace e lo sviluppo». Farei un errore se pensassi solo a migliorare il mio 9”99 sui 100 metri o alla finale delle Olimpiadi. Attraverso la mia corsa posso dare — anch’io come tutti gli atleti — un contributo alla pace e allo sviluppo dei popoli più poveri. Lo sport annulla distanze, cancella pregiudizi: quando ci schieriamo per i 100 metri noi atleti ci capiamo al volo, anche se non ci siamo mai incrociati prima e parliamo lingue diverse. E questo vale per una finale olimpica e per un gruppo di ragazzini in mezzo alla strada.

Sono proprio questi i valori solidali e inclusivi che avrebbero caratterizzato il Meeting internazionale We Run Together, il 21 maggio, organizzato da Athletica Vaticana e dalle Fiamme Gialle, il mio gruppo sportivo. Francesco quel giorno avrebbe incontrato personalmente noi atleti, rappresentanti di religioni e culture diverse ma insieme per testimoniare, appunto, la possibilità che anche con lo sport si possa costruire la pace e fare educazione, senza lasciare indietro nessuno.

Al Meeting We Run Together, è il messaggio che ritrovo nelle parole di Papa Francesco, in pista a fianco dei campioni più famosi ci sarebbero stati — e ci saranno quando si potrà organizzarlo nuovamente — atleti con disabilità fisica o intellettiva, insieme a migranti, rifugiati, carcerati. Tutti con la stessa dignità. Ecco lo sport che piace a me. Soprattutto ecco lo sport che ha rilanciato Francesco.

E quando, finalmente, risentiremo lo sparo dello starter e potremo riprendere a correre la corsa della nostra vita, ripartiamo proprio da quelle caratteristiche essenziali, rafforzate in questo tempo di stop, che il Papa ci ha ricordato in questa Domenica delle Palme: «Resistenza, spirito di squadra, fratellanza, dare il meglio di sé».

di Filippo Tortu

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