· Città del Vaticano ·

Compie 59 anni l’era spaziale dell’umanità

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

Il 12 aprile 1961 Jurij Gagarin inizia la sua missione in orbita

11 aprile 2020

L’interesse dell’uomo per lo spazio, per ciò che c’è oltre la terra, esiste da sempre. Ma perché le esplorazioni spaziali prendano il via bisognerà aspettare il 4 ottobre del 1957. È, infatti, con il lancio del satellite artificiale Sputnik che ufficialmente parte la storia dei voli spaziali. Lo Sputnik 1 è stato il primo oggetto lanciato in orbita dall’uomo. Nello stesso anno parte la missione con a bordo la cagnetta Laika, il primo essere vivente a varcare le soglie dell’atmosfera terrestre ed entrare in orbita.

La data che segna, invece, il primo uomo nello spazio è il 12 aprile 1961 quando Jurij Gagarin, un astronauta sovietico, a bordo della navicella spaziale Vostok 1 viene proiettato nell’orbita terrestre. È il primo programma spaziale con uomo a bordo e Gagarin rimane nella storia come il primo uomo ad aver orbitato intorno alla terra. La sua missione segna a tutti gli effetti il debutto dell’era spaziale dell’umanità.

Per questo le Nazioni Unite hanno scelto il 12 aprile per celebrare la Giornata internazionale dello spazio e riaffermare «il ruolo essenziale della scienza e della tecnologia spaziale nel raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile e nel migliorare il benessere degli Stati e dei popoli».

La risoluzione con cui è stata istituita la giornata internazionale ricorda, dunque, i grandi risultati ottenuti dopo il primo volo spaziale con equipaggio del 1961, tra cui l’impresa di Valentina Terechkova, la prima donna a orbitare intorno alla Terra, il 16 giugno 1963, di Neil Armstrong, il primo essere umano a toccare la superficie della Luna il 20 luglio 1969, e la prima missione internazionale con equipaggio Apollo e Soyuz del luglio 1975.

L’Onu insiste sull’importanza dell’uso delle ricerche spaziali a scopi pacifici e incoraggia lo sviluppo dell’esplorazione e dell’utilizzo dello spazio al fine di portare i migliori benefici a tutti gli Stati e all’umanità.

Le Nazioni Unite ricordano, inoltre, i principi fondamentali del trattato che costituisce la struttura giuridica di base del diritto internazionale aerospaziale entrato in vigore il 10 ottobre 1967.

Si tratta della «Space Magna Carta», nota anche come «Trattato sui principi che governano le attività di Stato nell’esplorazione e l’uso dello spazio esterno, tra cui la Luna e altri corpi celesti».

Tra i principi base del trattato c’è il divieto per gli Stati firmatari di collocare armi nucleari od ogni altro genere di armi di distruzione di massa nell’orbita terrestre, sulla Luna o su altri corpi celesti, o, comunque, stazionarli nello spazio extra-atmosferico.

Le norme consentono dunque l’utilizzo della Luna e degli altri corpi celesti esclusivamente per scopi pacifici e ne proibiscono invece espressamente l’uso per effettuare test su armi di qualunque genere, condurre manovre militari, o stabilire basi militari, installazioni o fortificazioni.

Il trattato, inoltre, proibisce espressamente agli stati firmatari di rivendicare risorse poste nello spazio, quali la Luna, i pianeti o altri corpi celesti, poiché considerati «patrimonio comune dell’umanità». Oggi, a supervisionare i programmi spaziali dei vari Paesi del mondo è l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari spaziali (Unoosa) che tiene il registro degli oggetti lanciati nello spazio e provvede anche a finanziare i progetti delle nazioni a scopo pacifico.

L’attuale direttore dell’agenzia Onu, con sede a Vienna, è Simonetta Di Pippo, un’astrofisica italiana. Il suo compito, come direttore dell’Unoosa, è quello di promuovere la cooperazione internazionale allo scopo di ampliare la diffusione dei benefici derivanti dall’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico all’intera umanità.

di Anna Lisa Antonucci