· Città del Vaticano ·

Chi lavora nei media non faccia sentire isolate le persone

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Nella messa a Santa Marta il Papa chiede di rilanciare l’informazione e anche la missione educativa soprattutto con i bambini

01 aprile 2020

«Oggi vorrei che pregassimo per tutti coloro che lavorano nei media, che lavorano per comunicare oggi, perché la gente non si trovi tanto isolata; per l’educazione dei bambini, per l’informazione, per aiutare a sopportare questo tempo di chiusura». È perché si svolga davvero il servizio della comunicazione e dell’educazione — non lasciando isolate le persone, nonostante le limitazioni imposte dalla pandemia — che Papa Francesco ha offerto mercoledì mattina, 1º aprile, la messa trasmessa in diretta streaming dalla cappella di Casa Santa Marta.

Libertà — e cioè «rimanere nel Signore» senza farsi prendere da ideologie — è la parola chiave suggerita dal vescovo di Roma nella sua meditazione, aperta in realtà dai versi 48 e 49 del salmo 18 — «Tu mi liberi, Signore, dall’ira dei miei nemici. Tu mi innalzi sopra i miei avversari, e mi salvi dall’uomo violento» — proclamati come antifona d’ingresso.

È partendo dal passo del Vangelo di Giovanni (8, 31-42) che Francesco ha centrato la meditazione sulla vera identità del cristiano. «In questi giorni la Chiesa ci fa ascoltare il capitolo ottavo di Giovanni: c’è la discussione tanto forte tra Gesù e i dottori della Legge» ha subito fatto presente il Papa. «Soprattutto — ha continuato — si cerca di far vedere la propria identità: Giovanni cerca di avvicinarci a quella lotta per chiarire la propria identità, sia di Gesù, come l’identità che hanno i dottori». E «Gesù li mette all’angolo, facendo loro vedere le proprie contraddizioni». Così i dottori della Legge «alla fine non trovano altra uscita che l’insulto: è una delle pagine più tristi, è una bestemmia. Insultano la Madonna».

«Parlando dell’identità — ha detto ancora il Pontefice — Gesù disse ai giudei che avevano creduto, consiglia loro: “Se rimanete nella mia parola, siete davvero i miei discepoli”». Qui, ha spiegato, «torna quella parola tanto cara al Signore, la ripeterà tante volte e poi nella cena: rimanere. “Rimanete in me”. Rimanere nel Signore».

In realtà, ha affermato Francesco, il Signore «non dice: “studiate bene, imparate bene le argomentazioni”; questo lo dà per scontato». Lui «va alla cosa più importante, quella che, se non si fa, è più pericolosa per la vita: rimanere. “Rimanete nella mia parola”». Perché, ha insistito il Papa, «coloro che rimangono nella parola di Gesù hanno la propria identità cristiana: “Siete davvero miei discepoli”».

«L’identità cristiana — ha rilanciato il Papa — non è una carta che dice: “io sono cristiano”, una carta d’identità, no. È il discepolato». E dunque «tu, se rimani nel Signore, nella Parola del Signore, nella vita del Signore, sarai discepolo». Ma «se non rimani — ha aggiunto — sarai uno che simpatizza con la dottrina, che segue Gesù come un uomo che fa tanta beneficenza, è tanto buono, che ha dei valori giusti». Però «il discepolato è proprio la vera identità del cristiano».

E «sarà il discepolato che ci darà la libertà: il discepolo è un uomo libero perché rimane nel Signore» ha affermato Francesco. Suggerendo subito una meditazione in più: ma «cosa significa “rimane nel Signore”»? Vuol dire «lasciarsi guidare dallo Spirito Santo». E «il discepolo — ha detto il Pontefice — si lascia guidare dallo Spirito; per questo il discepolo è sempre un uomo della tradizione e della novità, è un uomo libero». Libero perché «mai soggetto a ideologie, a dottrine dentro la vita cristiana, dottrine che possono discutersi». Il discepolo «rimane nel Signore» ed «è lo Spirito che ispira: quando cantiamo allo Spirito, gli diciamo che è un ospite dell’anima, che abita in noi, ma questo soltanto se noi rimaniamo nel Signore».

Il Papa ha invitato a chiedere «al Signore che ci faccia conoscere questa saggezza di rimanere in Lui e ci faccia conoscere quella familiarità con lo Spirito», perché «lo Spirito Santo ci dà la libertà». E proprio «questa è l’unzione: chi rimane nel Signore è discepolo, e il discepolo è un unto, un unto dallo Spirito, che ha ricevuto l’unzione dello Spirito e la porta avanti».

In sostanza, ha proseguito il Pontefice, «questa è la strada che Gesù ci fa vedere per la libertà e anche per la vita; e il discepolato è l’unzione che ricevono coloro che rimangono nel Signore».

Concludendo l’omelia, Francesco ha suggerito di pregare il Signore perché «ci faccia capire questa saggezza dell’unzione dello Spirito Santo che ci fa discepoli». Si tratta di qualcosa che «non è facile», ha riconosciuto. Tanto che, come racconta il Vangelo di Giovanni, «i dottori non l’avevano capito». Il fatto è che «non si capisce soltanto con la testa» ma «si capisce con la testa e con il cuore».

Successivamente, con la preghiera del cardinale Merry del Val il Papa ha invitato «le persone che non possono comunicarsi sacramentalmente» a fare la comunione spirituale. Concludendo la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica. Per poi affidare alla Madre di Dio la sua preghiera, sostando davanti all’immagine mariana nella cappella di Casa Santa Marta, accompagnato dal canto dell’antifona Ave Regina Caelorum.

Successivamente, a mezzogiorno, nella basilica Vaticana il cardinale arciprete Angelo Comastri ha rilanciato la preghiera del vescovo di Roma guidando la recita dell’Angelus e del rosario.