· Città del Vaticano ·

Cantare insieme nonostante il coronavirus

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Nelle comunità ecclesiali si moltiplicano le nascite di cori virtuali

29 aprile 2020

Certamente non ha niente a che vedere con l’intensità di un incontro all’interno di una chiesa per pregare e cantare l’uno accanto all’altro, rimane però una lodevole iniziativa per rimanere vicini nonostante il confinamento dovuto alla pandemia da coronavirus: grazie al direttore del coro della Chiesa metodista nazionale della Gran Bretagna, Matt Beckingham, ben mille persone hanno potuto cantare insieme, pur se virtualmente, interpretando «In Christ alone», uno dei brani più famosi del compositore cristiano Stuart Townend, scritto nel 2002. Una prodezza realizzata con i mezzi tecnologici di oggi: ogni cantante si è filmato da casa e ha poi inviato il file a Beckingham, che ha realizzato un video a partire dal materiale ricevuto. Cantori provenienti da tutto il mondo hanno avuto la possibilità di iscriversi a questo progetto e di avere accesso a esercizi di riscaldamento vocale e prove dal vivo. Avendo previsto un centinaio di partecipanti, il direttore del coro è rimasto stupito dalle così tante adesioni: «questo dimostra un vero sentimento di fratellanza internazionale che ci unisce per cantare», commenta Beckingham. Il tempo di Pasqua è stato particolarmente incoraggiante per organizzare questo tipo di iniziativa e dall’altra parte dell’oceano Atlantico, è stata a sua volta la Chiesa episcopale degli Stati Uniti a proporre di intonare il tradizionale inno pasquale «The Strife is o’er, the battle won!» (È finito il conflitto, si è vinta la battaglia), particolarmente appropriato in questo periodo di pandemia: un invito coronato da grande successo visto la partecipazione di oltre 600 cantori all’iniziativa.

Anche in Francia, un progetto senza precedenti è stato orchestrato a tempo di record: quasi 250 bambini membri dei cori dell’associazione Pueri Cantores France hanno partecipato a un concerto virtuale in occasione della Pasqua, cantando online l’«Hallelujah» di Händel. L’idea è germogliata, all’inizio del mese di aprile, tra Jean-Michel Schmitt, presidente della federazione e direttore del Coro dei ragazzi di Mulhouse, in Alsazia, e don Sébastien Antoni, cappellano di Pueri Cantores France. La direzione ha invitato tutti i cori dell’associazione — che riunisce circa 2500 coristi in Francia tra piccole scuole di coro nei villaggi e grandi cori delle cattedrali — a partecipare all’iniziativa. In pochi giorni, numerosi bambini, provenienti da 28 cori, si sono rapidamente mobilitati. Aiutati dai video di YouTube per le diverse voci e la partitura, i cantori si sono filmati, cuffie o auricolari alle orecchie, cantando il brano direttamente dalle loro camere da letto.

Sempre in Europa, la commissione musica delle Chiese valdesi sta creando una corale virtuale che canta nelle quattro voci il Padre Nostro. L’idea è sempre la stessa: registrare ognuno a casa propria un video con l’incisione del brano, in base al proprio registro vocale e poi inviarlo a chi si occuperà del montaggio e dell’editing. «Siamo partiti dal fatto che questo periodo, per chi è appassionato di canto, amplifica la sensazione di solitudine: le corali non si sono più trovate per provare e mancano questi spazi di aggregazione», racconta Marco Poet, membro della commissione musica della Chiesa evangelica valdese. La proposta non si pone certo l’ambizione di produrre una registrazione professionale, ma sottolinea l’aspetto comunitario del canto e l’importanza della musica per i cristiani. Ognuno rimane a casa propria ma, seguendo la propria partitura, va a comporre un canto corale virtuale. È stata messa a disposizione di tutti la linea melodica delle quattro voci, sia in versione singola che a voci riunite. «Non abbiamo posto un limite di tempo — conclude Poet — se riuscissimo però ad avere le tracce prima della metà di maggio, potremmo produrre il video nel periodo in cui avrebbe dovuto svolgersi l’annuale Festa di Canto, annullata per motivi noti a tutti». (charles de pechpeyrou)