· Città del Vaticano ·

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L’appello di don Dante Carraro per impedire il diffondersi del coronavirus

03 aprile 2020

«Non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Il Covid-19 è un virus che ancora nessuno conosce. Dobbiamo operare con tutte le nostre forze per impedirne la diffusione in Africa, dove ci sono già tanti altri problemi. L’estensione del contagio potrebbe rappresentare una seria minaccia per intere popolazioni. Sarebbe un’ecatombe. Impegniamoci affinché ciò non accada»: è il forte appello lanciato da don Dante Carraro, direttore di “Medici con l’Africa Cuamm”, organizzazione attiva in otto Paesi della zona subsahariana con ventitré ospedali. All’Osservatore Romano, don Carraro spiega che la situazione africana potrebbe diventare estremamente preoccupante se non venissero adottate al più presto misure efficaci di contenimento.

«L’Africa è un continente con pochi mezzi a disposizione per affrontare un’epidemia come il Covid-19, che ha registrato una crescita quotidiana di contagio pari al 15-20 per cento. Si tratta per lo più di casi importati dall’estero, come è successo in Angola (con due cittadini provenienti dal Portogallo) o nella Repubblica Centrafricana». Per impedirne la diffusione molti Paesi come Sud Sudan, Uganda, Angola e Repubblica Centrafricana hanno chiuso gli aeroporti; altri, invece, hanno ridotti i voli provenienti dall’estero e limitato gli ingressi alle frontiere. Medici con l’Africa Cuamm sta collaborando con le autorità locali per identificare le persone infettate e limitare la pandemia. I casi fino ad ora accertati di Covid-19 in Africa sono poche migliaia. «Ma potrebbe essere un dato sottostimato perché la capacità diagnostica è ancora scarsa». Si tratta, quindi, di numeri ancora bassi, «ma non per questo — spiega il sacerdote — dobbiamo cullarci che la pandemia non possa avanzare. Le prime azioni messe in atto volte a limitare il contagio sono di contenimento e isolamento. Nei nostri ospedali si lavora giorno e notte per attrezzare strutture isolate di triage, dove vengono ricoverati i pazienti contagiati o “sospetti”». Consapevoli dell’esperienza registratasi in alcuni ospedali europei, dove sono stati ricoverati pazienti con coronavirus che hanno contagiato il personale sanitario e anche altri malati, in Africa si sta cercando di evitare che ciò accada. «Se interveniamo subito — aggiunge il direttore di Medici con l’Africa Cuamm — isolando le zone contagiate e proteggendo adeguatamente il personale sanitario, per il continente africano c’è ancora speranza». La ong sta cercando, con l’aiuto di benefattori, di rifornire gli ospedali di tutto il materiale sanitario necessario volto a impedire la contaminazione, come mascherine, camici monouso, occhiali, guanti, gel per sanificare e clorina per rendere utilizzabile l’acqua. Tale materiale, però, è difficile da recuperare e Medici con l’Africa Cuamm ha individuato una base logistica di stoccaggio a Dubai per la distribuzione destinata agli ospedali delle zone rurali. «Al momento — continua don Carraro — siamo in grado di fare solo questo, non possiamo permetterci di acquistare ventilatori o altri macchinari sia perché si tratta di far fronte a grandi spese, sia perché negli ospedali dell’area subsahariana non ci sono reparti di terapia intensiva in grado di accogliere un alto numero di ricoverati». Per il sacerdote, il continente africano ha bisogno di una maggiore capacità diagnostica, che attualmente manca. «È vero, facciamo i tamponi — confida al nostro giornale — ma poi non ci sono laboratori sufficienti in grado di prenderli in carico ed analizzarli. L’unica diagnosi possibile, al momento, è la misurazione della temperatura corporea e una radiografia per individuare un’eventuale polmonite interstiziale bilaterale». Però, c’è da sottolineare che la diffusione di ebola in alcuni Paesi come la Sierra Leone, la Liberia, il Sud Sudan ha contribuito a rendere queste aree più preparate alle emergenze. «I medici e gli infermieri — prosegue don Carraro — sono professionalmente formati. Durante il periodo dell’ebola alcuni operatori sanitari, ben formati, erano in grado di utilizzare termometri e termoscanner e gestivano milioni di schede di viaggiatori e turisti. Quindi, devo ammettere che ho trovato una buona situazione, almeno nella fase di identificazione dei casi sospetti».

Medici e volontari Cuamm continuano a sperare affinché la pandemia, che ha già mietuto tante migliaia di vittime nell’intero pianeta, non trovi terreno fertile in Africa, dove da fine gennaio è in corso, specialmente nella Repubblica Centrafricana, un’altra epidemia pesantissima: il morbillo che colpisce in particolare i bambini. Per i medici, infatti, il morbillo, rispetto al Covid-19 è molto più contagioso. In Africa, purtroppo, non si riesce a curare tutti come si dovrebbe e vorrebbe. La carenza di risorse non permette di seguire i pazienti con standard di eccellenza. «Stiamo lottando contro tutto ciò che minaccia la popolazione. Ma abbiamo bisogno dell’aiuto economico di tutti. Ogni piccola donazione in favore della nostra organizzazione ci permette di poter raggiungere traguardi vitali. Se qualcuno volesse aiutarci, sa di aver contribuito a salvare tante vite umane. Il nostro conto corrente è depositato presso la Banca Mps — Area Territoriale Antonveneta — intestato a: Medici con l’Africa Cuamm, Iban: IT95W0103012150000000295337».

di Francesco Ricupero