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Ai piedi dell’altare

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Il museo episcopale di Vic a Barcellona ospita l’arte medievale in Norvegia e in Catalogna

29 aprile 2020

In occasione della mostra Nord&Sud. Art Medieval de Noruega i Catalunya 1100-1350 sono stati per la prima volta riuniti importanti esempi di decorazione dell’altare medievale provenienti dalla Catalogna e dalla Norvegia, due regioni ai limiti del continente europeo. L’esposizione, in corso — prima della chiusura momentanea a causa del covid-19 — al Museo episcopale di Vic (Mev), a Barcellona, curata da Micha Leeflang (Mcc), Marc Sureda (Mev), Judit Verdaguer (Mev) e Justin Kroesen (Universitetsmuseet i Bergen, Norvegia), è frutto di un progetto di collaborazione tra il Mev e il Museum Catharijneconvent di Utrecht, nei Paesi Bassi. Le tre istituzioni fanno parte della Rete di Musei di Arte Medievale d’Europa.

Perché risulta interessante confrontare frontali di altari, crocifissi, immagini della Vergine e altri esempi di arredo liturgico norvegesi e catalani? In queste due terre si è conservata una quantità incredibile di oggetti che in passato esistevano in tutta l’Europa latina, ma che sono quasi completamente scomparsi dalle regioni centrali, a causa del mutare delle mode e delle distruzioni provocate dalle guerre o dall’iconoclastia di certe confessioni protestanti, come il calvinismo. In Norvegia e in Catalogna, invece, vari fattori favorirono la conservazione di questi beni: un certo isolamento geografico (grazie alla protezione dei Fiordi a nord e dei Pirenei e delle regioni centrali della Catalogna a sud), alcune dinamiche culturali ed economiche postmedievali che non sempre imposero di sostituirli e alcune tendenze religiose che, sebbene diverse (l’adozione del luteranesimo in Norvegia, la continuazione del cattolicesimo in Catalogna) non ne determinarono la distruzione. Infine, in entrambi i luoghi, dal XIX secolo i musei hanno avuto cura di raccogliere e proteggere questo patrimonio.

Basta un dato per rendersi conto dell’importanza del fenomeno: dei 150 frontali di altare di legno dipinti tra il 1100 e il 1350 che si conservano in Europa, 55 sono catalani e 32 norvegesi. Entrambe le regioni raggruppano quindi più dell’80 per cento degli esempi di questa tipologia preservati; detto in altre parole, senza le collezioni medievali della Norvegia e della Catalogna forse non avremmo mai immaginato che l’altare cristiano dell’Europa di rito latino veniva spesso decorato con paliotti dipinti, che dovevano quindi essere realizzati in gran numero. È indubbio che se ci riferiamo ad altri tipi di arredo liturgico, come i crocifissi o le immagini della Vergine, la quantità di esemplari conservati in altri paesi centroeuropei è maggiore. Ad ogni modo, il confronto tra gli esemplari catalani e quelli norvegesi, separati da oltre 3000 chilometri, continua a offrire un’inequivocabile testimonianza di una realtà fondamentale: tutte queste immagini incarnano uno stesso orizzonte artistico, culturale e spirituale.

La ragione per cui alcuni tipi di oggetti e temi iconografici furono comuni all’intera Europa è da ricercare in primo luogo nella standardizzazione della liturgia. In tutto l’Occidente europeo, soprattutto a partire dal XIII secolo, si celebrava la stessa messa in latino, s’intonavano praticamente gli stessi canti e l’anno liturgico seguiva lo stesso corso; le varianti si limitavano soprattutto alla venerazione dei santi locali o regionali. I rituali derivavano dalla stessa liturgia, che si predicava in tutte le chiese e s’insegnava in tutte le scuole e università del continente. Un viaggiatore norvegese che entrava in qualsiasi chiesa catalana poteva seguire senza grandi difficoltà lo svolgimento del rito della messa e riconoscere gli oggetti e le immagini che lo circondavano; lo stesso si poteva dire di un portoghese in Polonia o di un inglese in Sicilia. L’abbondanza di manufatti conservati in Norvegia e in Catalogna, gli stessi che i clerici mostravano ai fedeli che li contemplavano con timore reverenziale, quindi offriva forse il migliore accesso possibile all’esperienza della messa che i fedeli avevano nel periodo che va dal XII al XIV secolo.

L’arte ecclesiastica medievale conservata in questi luoghi della periferia continentale fornisce pertanto una singolare visione di unità dell’eredità europea. Un’unità nella diversità forgiata sotto gli auspici della Chiesa cattolica e, in ultima analisi, della fede cristiana. Testimonianza di ciò sono pure, è certo, gli abbondanti resti architettonici conservati in tutto il continente, anche se nell’esaminarli le scuole nazionali nel corso del XIX secolo preferirono accentuarne le differenze, per esempio tra il gotico flamboyant francese e quello perpendicolare inglese. Ad ogni modo, che le banconote da 10 e 20 euro siano decorate con l’immagine, rispettivamente, di un portale romanico e di una vetrata gotica indica anche una certa coscienza di unità europea manifestata attraverso l’arte religiosa. Se i compromessi politici a volte hanno ostacolato il riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa, il patrimonio artistico religioso — e ancor di più gli arredi dell’altare medievale esposti in questa mostra, che hanno conferito lo stesso aspetto a interni architettonici forse diversi — continua ad affermarle con serenità ma anche con fermezza.

Il Museo Episcopale di Vic, fondato nel 1889 dal vescovo Joseph Morgades, negli ultimi quindici anni ha consolidato un percorso di mostre incentrato sul mondo medievale. Tale percorso, frutto di una ricerca seria, di un lavoro in rete con istituzioni analoghe di tutto il continente (come quelle che fanno parte della Rete dei Musei di Arte Medievale d’Europa) e di una tenace opera di comunicazione, si basa sulla propria collezione, fondamentalmente integrata da oggetti di arte liturgica e una delle più importanti del mondo nel suo genere. È un dato di fatto che, senza una conoscenza di base dei principi fondamentali del cristianesimo (teologia, liturgia, spiritualità), questo patrimonio storico-artistico e il passato medievale che rappresenta risultano incomprensibili, soprattutto in alcune società occidentali contemporanee, sempre più scollegate dalle loro radici cristiane. La mostra Nord&Sud. Art Medieval de Noruega i Catalunya 1100-1350 allestita a Vic offre una chiave di lettura profonda dell’abbondante patrimonio custodito dal museo, mentre quella allestita a Utrecht (da ottobre del 2019 a gennaio del 2020) è servita a far conoscere in questa città centroeuropea un patrimonio scomparso ma che rivela le radici cristiane comuni dell’Europa. Con progetti come questi, il Mev si propone di continuare a diffondere il patrimonio medievale comune europeo e l’importanza del suo messaggio di unità nella diversità, radicato nei valori del Vangelo.

di Joseph M. Riba Farrés
Direttore del Museo episcopale di Vic, professore presso la Facoltà di Storia, Archeologia e Arte Cristiana Antoni Gaudí (Ateneo Universitario Sant Pacià), Delegato Episcopale per il Patrimonio Culturale della Diocesi di Vic