· Città del Vaticano ·

Accanto a insegnanti e studenti

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Nella messa a Santa Marta il Papa prega per il mondo della scuola ed esorta i pastori a non aver paura di essere vicini al popolo di Dio

24 aprile 2020

E nella memoria liturgica di san Giorgio ricorda la «pandemia sociale» dell’usura


Nelle preghiere di Papa Francesco c’è anche il mondo della scuola, con il suo numerosissimo “esercito” disarmato di studenti e docenti messo a dura prova dalle misure antiassembramento imposte dal covid-19. E ci sono le vittime dell’usura, vera e propria «pandemia sociale» che coinvolge molte famiglie rimaste senza lavoro, proprio a causa del coronavirus.

Alle istituzioni didattiche e al variegato popolo di allievi, maestri professori e personale amministrativo che vi fanno riferimento — tra i primi a essere duramente colpiti dai provvedimenti di isolamento volti ad arginare il contagio — il Pontefice ha rivolto il proprio pensiero introducendo la messa del mattino celebrata venerdì 24 aprile nella cappella di Casa Santa Marta. «Preghiamo oggi per gli insegnanti, che devono lavorare tanto per fare lezioni via internet e altre vie mediatiche» ha esordito, estendendo l’intenzione anche per i bambini, i ragazzi e i giovani impegnati nei vari percorsi di istruzione, in particolare i maturandi e gli universitari «che devono fare gli esami in un modo nel quale non sono abituati» ha spiegato.

All’omelia poi Francesco si è soffermato sul Vangelo di Giovanni (6, 1-15) che racconta la moltiplicazione dei pani e dei pesci: «Il Signore cercava la vicinanza con la gente e cercava di formare il cuore dei pastori alla vicinanza con il popolo di Dio» per poterlo servire, ha rimarcato in proposito, chiedendo perciò preghiere per i pastori della Chiesa.

Il giorno precedente — nella memoria liturgica di san Giorgio, sua festa onomastica, in cui ha anche donato dispositivi sanitari ad alcuni ospedali europei — il Pontefice ha denunciato la piaga dell’usura, che strangola i nuclei famigliari, anche per colpa della crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria. «Tante famiglie — ha detto — hanno bisogno, fanno la fame, e purtroppo le “aiuta” il gruppo degli usurai». Ecco allora che ci si trova di fronte a «un’altra pandemia», una «pandemia sociale: famiglie di gente che ha un lavoro giornaliero, o purtroppo un lavoro in nero, che non possono lavorare e non hanno da mangiare». Famiglie «con figli», cui «gli usurai prendono il poco che hanno. Preghiamo per la dignità di queste famiglie», ha concluso, e «anche per gli usurai» affinché si convertano.

L'omelia di giovedì 23 aprile

L'omelia di venerdì 24 aprile