· Città del Vaticano ·

Accanto a chi è triste

Georges Rouault, «I discepoli di Emmaus» (particolare)

La messa domenicale del Papa a Santa Marta

26 aprile 2020

«Preghiamo oggi, in questa messa, per tutte le persone che soffrono la tristezza, perché sono sole o perché non sanno quale futuro le aspetta o perché non possono portare avanti la famiglia perché non hanno soldi, perché non hanno lavoro. Tanta gente che soffre la tristezza». È con questo invito che il vescovo di Roma ha iniziato domenica mattina, 26 aprile, la celebrazione dell’Eucaristia — trasmessa in diretta streaming — nella cappella di Casa Santa Marta.

Per la sua meditazione Francesco ha preso spunto dal brano del Vangelo di Luca (24, 13-35) che racconta l’incontro di Gesù risorto con i discepoli di Emmaus. «Tante volte abbiamo sentito — ha affermato il Papa — che il cristianesimo non è solo una dottrina, non è un modo di comportarsi, non è una cultura. Sì, è tutto questo, ma più importante e per primo, è un incontro. Una persona è cristiana perché ha incontrato Gesù Cristo, si è lasciata “incontrare da Lui”».

«Questo passo del Vangelo di Luca — ha spiegato — ci racconta un incontro, in modo da far capire bene come agisce il Signore e come è il modo nostro di agire». In realtà, ha proseguito, «noi siamo nati con un “seme di inquietudine”. Dio ha voluto così: inquietudine di trovare pienezza, inquietudine di trovare Dio, tante volte anche senza sapere che noi abbiamo questa inquietudine».

Dunque «il nostro cuore è inquieto, il nostro cuore ha sete: sete dell’incontro con Dio. Lo cerca, tante volte per strade sbagliate: si perde, poi torna, lo cerca...». Ma, ha fatto presente il Papa, «dall’altra parte, Dio ha sete dell’incontro, a tal punto che ha inviato Gesù per incontrarci, per venire incontro a questa inquietudine».

«Come agisce Gesù? In questo passo del Vangelo — ha affermato Francesco — vediamo bene che Lui rispetta, rispetta la nostra propria situazione, non va avanti». Lo fa «soltanto, qualche volta, con i testardi: pensiamo a Paolo, quando lo butta giù dal cavallo». Invece «di solito va lentamente, rispettoso dei nostri tempi: è il Signore della pazienza». E «quanta pazienza ha il Signore con noi, con ognuno di noi!».

Ma sempre «il Signore cammina accanto a noi, come abbiamo visto qui, con questi due discepoli» ha spiegato il Pontefice riferendosi all’episodio di Emmaus. Il Signore «ascolta le nostre inquietudini, le conosce, e a un certo punto dice qualcosa. Al Signore piace sentire come noi parliamo, per capirci bene e per dare la risposta giusta a quella inquietudine». Per questo «il Signore non accelera il passo, va sempre al nostro passo, tante volte lento, ma la sua pazienza è così».

«C’è un’antica regola dei pellegrini — ha ricordato il Papa — che dice che il vero pellegrino deve andare al passo della persona più lenta. E Gesù è capace di questo, lo fa, non accelera, aspetta che noi facciamo il primo passo. E quando è il momento, ci fa la domanda».

Nel «caso» dei discepoli di Emmaus «è chiaro: “Di cosa parlate voi?”» (cfr. versetto 17). Qui, ha fatto notare Francesco, Gesù «si fa ignorante per farci parlare. A Lui piace che noi parliamo. Gli piace sentire questo, gli piace che noi parliamo così». È il suo stile di attenzione, «per ascoltarci e rispondere ci fa parlare. Come se facesse l’ignorante, ma con tanto rispetto».

Ma poi il Signore «risponde, spiega, fino al punto necessario». Nel brano liturgico di Luca «ci dice: “Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”» (cfr. versetto 26). Scrive Luca: «E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”». Gesù «spiega, fa chiarire».

«Io confesso — ha detto il Pontefice — che ho la curiosità di sapere come Gesù ha spiegato per fare lo stesso. È stata una catechesi bellissima. E poi lo stesso Gesù che ci ha accompagnato, che ci ha avvicinato, fa finta di andare oltre, per vedere la misura della nostra inquietudine». Ma subito i discepoli di Emmaus gli dicono: «No, vieni, vieni, rimani un po’ con noi”» (cfr. versetto 29).

Ed è proprio così che «si dà l’incontro», ha insistito il Papa. Perché «l’incontro non è soltanto il momento dello spezzare il pane qui, ma è tutto il cammino». E infatti «noi incontriamo Gesù nel buio dei nostri dubbi, anche nel dubbio brutto dei nostri peccati, Lui è lì per aiutarci, nelle nostre inquietudini». Egli «è sempre con noi».

«Il Signore ci accompagna perché ha voglia di incontrarci» ha rilanciato il vescovo di Roma. «Per questo — ha aggiunto — diciamo che il nocciolo del cristianesimo è un incontro: è l’incontro con Gesù. “Perché tu sei cristiano? Perché tu sei cristiana?”. E tanta gente non sa dirlo». Magari «alcuni per tradizione. Altri non sanno dirlo, perché hanno incontrato Gesù» e forse neppure «si sono accorti che era un incontro con Gesù».

«Gesù sempre ci cerca, sempre», ha rilanciato Francesco. E «noi abbiamo la nostra inquietudine: nel momento in cui la nostra inquietudine incontra Gesù, lì incomincia la vita della grazia, la vita della pienezza, la vita del cammino cristiano».

Concludendo la sua meditazione, il Pontefice ha invitato a pregare perché «il Signore a tutti noi dia questa grazia di incontrare Gesù tutti i giorni; di sapere, di conoscere proprio che Lui cammina con noi in tutti i nostri momenti. È il nostro compagno di pellegrinaggio».

Con la preghiera di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, il Papa ha invitato quindi «le persone che non possono comunicarsi» a fare «adesso» la comunione spirituale. Concludendo la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica. Per poi affidare — accompagnato dal canto dell’antifona Regina Caeli — la sua preghiera alla Madre di Dio davanti all’immagine mariana della cappella di Casa Santa Marta.