· Città del Vaticano ·

Poeti dell’«umile ancella»

L’Annunciazione

L’Annunciazione nelle canzoni medievali

24 marzo 2020

Con «l’umil saluto» dell’arcangelo a Maria inizia la storia della salvezza. Non a caso le parole di Gabriele ritornano nella preghiera più comune: l’Ave Maria. L’Annunciazione è un momento chiave; la festa era nel medioevo l’inizio dell’anno. All’avvenimento si sono ispirati nei secoli artisti di ogni ambito. L’anno scorso in questa pagina si è parlato della pittura: oggi vogliamo esaminare tre canzoni che raccontano in poesia e musica il grande mistero. Sono di tre culture diverse, inglese, spagnola e italiana, tutte e tre risalgono al XIII secolo.

La canzone britannica

«Lo scolaro Nicholas (...) prese un salterio (...) suonandovi così dolcemente che tutta la sala ne risuonò; Angelus ad Virginem egli cantò». Nel Racconto del mugnaio, all’interno dei Racconti di Canterbury il poeta trecentesco Geoffrey Chaucer cita così la canzone in uso per la festa dell’Annunciazione. Il canto ha una doppia versione, in latino e nell’antico inglese e consta di quattro stanze, ognuna di 10 versi a rime alterne. La prima dice: «L’angelo alla vergine, entrando nella stanza chiusa e calmando in lei il timore, disse: “Ave! Ave regina delle vergini; concepirai il Signore del cielo e della terra e darai alla luce, rimanendo casta, la salvezza degli uomini, tu divenuta porta del cielo, guaritrice dei peccati”».

Il saluto di Gabriele è ampliato nel testo poetico, che vi aggiunge due appellativi di lode per Maria. Lo stupore misto a imbarazzo di lei è ben descritto: «Come posso concepire, io che non conosco uomo? Come posso infrangere ciò che promisi con fermezza?».

Le parole dell’angelo tranquillizzano la fanciulla: «La grazia dello Spirito Santo compirà questi prodigi; non temere, ma rallegrati, sicura che la castità rimarrà pura in te grazie alla potenza di Dio».

Maria ha ora compreso la sua straordinaria missione e pronuncia lo storico assenso: «Sono l’umile ancella di Dio onnipotente». Una preghiera conclude la canzone: «Oh Madre del Signore (...) prega tuo Figlio che si mostri benevolo con noi, e ci perdoni i peccati». La bellissima melodia, nel settimo modo gregoriano, è dolce e carezzevole. Alcuni salti di quinta le danno solennità. Ancor oggi questa canzone, è ripresa in concerti o spettacoli.

La cantiga spagnola

Tra le 427 Cantigas de Santa Maria, il grande canzoniere mariano fatto compilare dal re Alfonso il Saggio attorno al 1280, la numero 5 è dedicata alla festa dell’Annunciazione. Essa consta di sei quartine rimate. Un distico fa da ritornello dopo ognuna e dice: «Tanto benedetto fu il saluto per il quale noi siamo venuti alla salvezza».

Nel testo poetico si snoda il racconto dell’incontro tra l’arcangelo Gabriele e «Santa Maria». Le singole parole del Vangelo sono riprese una a una, con un commento esplicativo. Il termine «Ave» è la lode con cui Dio stesso elogia la fede della Vergine. Con «Gracia plena» (sic) l’angelo fa conoscere a noi la via verso Dio. Dicendo poi «Con te è Dio» egli ci annuncia che Dio stesso morirà poi sulla croce per salvarci «dalla prigione infernale». «Beata sei tu tra le donne» preannuncia la nascita di Gesù e l’omaggio dei tre Magi a lui.

Infine, con una interpretazione molto libera del racconto evangelico, il testo mette sulla bocca di Gabriele l’elogio che sarà invece della cugina Elisabetta: «Benedetto sarà il frutto che da te nascerà». E da qui si conclude «Dobbiamo credere che per noi ci sarà sempre il perdono di Dio».

La lauda italiana

Nel duecentesco Laudario di Cortona si trova una lunga lauda per l’Annunciazione. Le 14 quartine rimate sono intervallate da un ritornello, che ne costituisce il tema letterario e musicale. «Dal ciel venne messo novello, ciò fo l’angel Gabriello». Il testo segue la narrazione evangelica, in forma di parafrasi poetica, anche qui esplicativa. Il saluto dell’angelo suona solenne: «Ave Maria, gratia plena, Dio ti salvi, stella serena! Dio è con teco che ti mena, enn el paradiso bello». Lo Spirito Santo ha eletto Maria, dal cui ventre «uscirà tal fructo, ke salvirà lo mondo tutto». Lo stupore di Maria è espresso con una durezza che trascende il testo evangelico, arrivando all’incredulità: «Come fie quel che tu ài decto? Nol credo a torto né a dritto». L’angelo allora rassicura la Vergine: «Tu se’ a Dio sì a piacere, altra madre non vole avere, se non voi». Ed aggiunge: il «Filiol di l’Altissimo fie chiamato Iesù Cristo».

Una poetica lode a Maria, che l’autore mette in bocca a Gabriele, interrompe poi la narrazione: «Tu se’ regina et elli è reie; virgo Maria, credi a meie: non avrà fine, il dico a teie, lo so regno altissimo e bello». La preghiera a Maria conclude il testo: le si chiede di aver pietà di noi e di pregare il Padre per farci andare con lui. La melodia nel secondo modo gregoriano ha un andamento abbastanza simile al tono salmodico: un canto semplice, facile per i fedeli, anche se proposto dalla Confraternita.

di Benno Scharf