· Città del Vaticano ·

L’anniversario di un Papa che ci guida accompagnandoci

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12 marzo 2020

L’inizio dell’ottavo anno di pontificato di Papa Francesco cade in un momento drammatico per l’umanità intera, chiamata ad affrontare la pandemia del Covid 19. Il richiamo, forte e per tutti, a tenere lo sguardo fisso su ciò che è essenziale impone che anche questo anniversario sia celebrato in modo diverso da come lo è stato negli anni precedenti. In questi giorni difficili, mentre ciascuno di noi è messo drammaticamente di fronte alla precarietà dell’esistenza, Papa Francesco ha scelto di accompagnarci con la preghiera, con l’affidamento a Maria e con la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia nella messa a Casa Santa Marta, eccezionalmente trasmessa in diretta ogni mattina e diffusa in tutto il mondo grazie allo streaming.

In fondo, proprio queste Messe, le celebrazioni quotidiane del Papa “parroco” che predica a piccoli gruppi di fedeli raccontando loro ciò che ha suscitato in lui la meditazione sulla Parola di Dio proclamata quel giorno, rappresentano una delle novità più significative del pontificato. Un accompagnamento giorno per giorno, divenuto appuntamento confortante per tante persone che in questi sette anni hanno cercato e letto la sintesi dell’omelia di Santa Marta offerta dai media vaticani. Ora questo accompagnamento semplice e concreto da parte del Papa che celebra la Messa nella cappella della sua residenza offrendo il sacrificio eucaristico per chi soffre, per i malati, per i loro parenti, per i medici, gli infermieri, i volontari, gli anziani soli, i carcerati, le autorità, è diventato ancora più evidente e confortante.

Il Mercoledì delle Ceneri, quando ancora l’emergenza Coronavirus non era percepita in maniera così evidente, il Successore di Pietro aveva detto: «Iniziamo la Quaresima ricevendo le ceneri: “Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai”. La polvere sul capo ci riporta a terra, ci ricorda che veniamo dalla terra e che in terra torneremo. Siamo cioè deboli, fragili, mortali. Nel corso dei secoli e dei millenni siamo di passaggio, davanti all’immensità delle galassie e dello spazio siamo minuscoli. Siamo polvere nell’universo. Ma siamo la polvere amata da Dio. Il Signore ha amato raccogliere la nostra polvere tra le mani e soffiarvi il suo alito di vita. Così siamo polvere preziosa, destinata a vivere per sempre. Siamo la terra su cui Dio ha riversato il suo cielo, la polvere che contiene i suoi sogni. Siamo la speranza di Dio, il suo tesoro, la sua gloria». Il Papa concludeva la sua omelia con queste parole: «Lasciamoci riconciliare per vivere come figli amati, come peccatori perdonati, come malati risanati, come viandanti accompagnati. Lasciamoci amare per amare. Lasciamoci rialzare, per camminare verso la meta, la Pasqua. Avremo la gioia di scoprire che Dio ci risuscita dalle nostre ceneri».

Proprio per testimoniare questo sguardo di speranza e questo abbraccio rivolto a tutti, il Papa che ci guida accompagnandoci, martedì 10 marzo, all’inizio della Messa a Santa Marta, ha voluto pregare in particolare per i sacerdoti, perché in questo momento abbiano la forza per accompagnare, confortare ed essere vicini a chi soffre. E, pur prendendo tutte le precauzioni possibili, abbiano «il coraggio di uscire e andare dagli ammalati, portando la forza della Parola di Dio e l’Eucarestia e accompagnare gli operatori sanitari, i volontari» nello straordinario servizio che stanno svolgendo.

di Andrea Tornielli