· Città del Vaticano ·

Una storia di amicizia lunga duemila anni

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14 dicembre 2019

Giunto quasi alla fine del discorso su padre Miguel Ángel Fiorito il Papa si è commosso ricordando come da superiore provinciale ascoltò il «rendiconto di coscienza» — proprio dei gesuiti — del suo vecchio padre spirituale in un rovesciamento solo apparente perché “il maestro resta sempre discepolo” altrimenti non è un vero maestro. La commozione di Francesco ha colpito tutti gli oltre duecento invitati alla festa per i cinquant’anni di sacerdozio organizzata da «La Civiltà Cattolica» presso la Curia generalizia dei gesuiti. Più di un’ora il Papa ha avvinto l’uditorio con la lettura del suo testo, un vero e proprio saggio su cosa vuole dire “essere maestri” (che pubblichiamo integralmente nel paginone centrale), ricco di tanti spunti non solo storici e biografici ma anche squisitamente teologici.

Tra i diversi temi affrontati dal Pontefice su uno in particolare si è soffermato, quello della “metastoria della spiritualità”. «Esiste una metastoria — ha detto Bergoglio citando Fiorito — che non si scopre a volte direttamente nei documenti, ma si basa sull’identità di una intelligenza mistica ed è dovuta all’azione continua di uno stesso Spirito Santo, invisibilmente presente nella sua Chiesa visibile, e che è la ragione ultima, ma trascendente, di questa omogeneità spirituale” che si dà tra cristiani diversi di epoche differenti. Fiorito fa sua la prospettiva da cui un santo che ho canonizzato di recente, John Henry Newman, contemplava la Chiesa: “La Chiesa cattolica non perde mai ciò che ha posseduto una volta [...]. Piuttosto che passare da una fase a un’altra della vita, essa si porta dietro la sua giovinezza e la sua maturità nella propria vecchiaia. La Chiesa non ha cambiato ciò che possedeva, ma lo ha accumulato e, a seconda della circostanza, estrae dal suo tesoro cose nuove o cose antiche”. Viene alla mente la bella frase di Gustav Mahler: “La tradizione è la garanzia del futuro e non la custodia delle ceneri”».

La lezione del Papa su cosa vuol dire “essere maestri” qui si allarga e si approfondisce per toccare il tema di cosa è la Chiesa. Francesco riporta oggi le parole di Fiorito che a sua volta riportava le parole di Hugo Rahner, raffinato teologo gesuita che ha riflettuto (anche) sull’essenza della Chiesa. In questo processo il Papa ci inserisce Newman, così come, nel corso del suo discorso, è rientrato un altro gigante della teologia come Sant’Agostino e un altro gesuita poco noto, Claude Judde fatto conoscere a Bergoglio sempre da Fiorito che parlava poco e molto poco di sé, ma faceva ascoltare ai suoi discepoli la voce dei grandi (santi, teologi, poeti, artisti...) che lo avevano preceduto.

Si appalesa così una rete, che si sviluppa nel tempo e nello spazio ma anche oltre, attraverso quella “intelligenza mistica” che è animata dallo Spirito Santo. Questa rete è la Chiesa, composta da persone che hanno conosciuto Cristo e lo hanno fatto conoscere ad altre persone e dalle sponde del lago di Tiberiade questa rete come un’onda è giunta fino ai nostri giorni. Una rete di persone che non parlano tanto di sé, ma riportano le parole di chi li ha preceduti e tutti insieme fanno ascoltare l’unica voce dell’unico Maestro.

C’è una lettera di prima del 200 d.C. del vescovo Ireneo di Lione all’amico Fiorino in cui gli ricorda Policarpo, loro antico maestro a Smirne, quel Policarpo che aveva avuto come maestro Giovanni, l’apostolo amato da Gesù. Da Fiorino a ritroso attraverso Ireneo, Policarpo e Giovanni fino a Gesù, e questo vale anche nel senso contrario: da Fiorino in avanti fino a noi, che abbiamo ricevuto la fede da altri maestri e amici che ci hanno guidato e accompagnato nella vita. Di questo si tratta, di una rete, in fondo, di persone chiamate a diventare amici.

Come Jorge Mario e Miguel Ángel, il quale era dotato ha ricordato il Papa, tra le altre virtù, del dono delle lacrime e negli ultimi anni “parlava” per lo più nelle e con le lacrime. Le stesse lacrime che si sono “sentite” ieri nelle parole di Francesco che ricordava il suo vecchio amico e maestro.

Andrea Monda