· Città del Vaticano ·

La beatitudine dimenticata

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28 dicembre 2019

La frase mi ha colpito come se non l’avessi mai letta prima. Mi spiego, ogni sera, prima di addormentarmi, medito una lettura del Vangelo. Stavo leggendo il capitolo VII di san Luca quando al versetto 23 mi ha colpito questa frase: «E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!».

Mi ha sorpreso perché è come un’aggiunta alla risposta con cui Gesù chiarisce il dubbio di Giovanni Battista. Sono rimasto sorpreso; Gesù ha compiuto tutti i gesti volti a dissipare il dubbio di Giovanni; ha curato i malati; ha restituito l’udito ai sordi e la vista ai ciechi; ha fatto camminare i paralitici; ha risuscitato i morti e annunciato la buona novella ai poveri. Che cosa scandalizza di tutto ciò?

E allora ho capito il mio errore: il motivo dello scandalo non è un “cosa” ma un “chi”. Non dice beati quanti non si scandalizzano di quel che faccio, ma “di me”.

Ho continuato a riflettere. Quante volte mi sono scandalizzato del mio Signore? La risposta immediata è: mai.

Ma poi uno inizia a ricordare e a rievocare:

Mai?

Capisco che i tempi del mio Signore non sono i miei tempi? Davvero non mi scandalizza che il sole sorga sui buoni e sui cattivi? Non mi scandalizza che il grano cresca insieme alla zizzania? Non mi scandalizza che gli ultimi operai ricevano la stessa paga di quelli che hanno lavorato la vigna fin dal mattino?

Sul serio amare il prossimo è tanto importante quanto amare Dio? Davvero il Samaritano può essere buono? È vero che non trovo strano che la fede più grande l’abbia una persona estranea alla nostra Chiesa, che non è stata educata nelle nostre credenze né pratica la nostra liturgia? Quando guardo i miei fratelli mi sento come il più piccolo dei peccatori che supplica la misericordia di Dio?

Vivo nella mia carne che la fede può smuovere montagne e che neppure un capello del nostro capo perirà se il nostro Signore non lo consente?

Ho abbastanza fede da dire all’albero di fico di piantarsi nel mare, ma sono incapace di dire mettiamo fine alla corruzione e all’ingiustizia o di credere che la realtà non cambierà senza l’aiuto di Dio?

Capisco che il problema della fame s’inizia a risolvere solo se mettiamo i nostri pani e i nostri pesci nelle sue mani? Che non c’è nessuna ricetta che funzioni se non siamo disposti a porre tutto nelle sue mani affinché lo ripartisca tra i nostri fratelli?

Mi è chiara la giustizia che riserva a Maria Maddalena, alla quale non sarà tolta la parte migliore, mentre Marta si affanna a servire gli ospiti?

Capisco la coerenza di chi predica la Pace e scaccia i mercanti dal tempio con una frusta intrecciata dalle sue stesse mani? E a me quante frustrate sarebbero toccate?

«E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!»

È come dire: “Sono Dio e non pretendere di ridurmi ai tuoi schemi e alle tue idee”. Questo è lo scandalo: Lui è una persona incommensurabile.

Lui è un mistero.

Uomo nato da donna? Ebreo? Nazareno? Mangia con i pubblicani? Non si è formato nelle nostre scuole? Figlio di un falegname? Non si adatta ai nostri codici? Crocifisso? Risorto, si è presentato alle donne? Un Dio con cicatrici? La pietra della tua Chiesa ti ha rinnegato? Una Chiesa di uomini deboli? Perché non si adattano ai tempi moderni? Perché…?

«E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!»

Una professoressa della facoltà mi ha scritto: «Cristo non è un enigma da risolvere ma un mistero da sperimentare».

Solo chi sperimenta l’amore di Dio sente cos’è essere amato.

Solo chi sperimenta la misericordia di Dio sente cos’è essere perdonato.

Solo chi sperimenta la grazia di Dio sa cos’è essere benedetto.

Solo chi sperimenta la provvidenza di Dio sa cos’è essere accudito.

Io sono il tuo Dio, dice Cristo, e questo è lo scandalo. Sarò con voi fino alla fine dei tempi e ovunque due o più persone si riuniranno nel mio nome io sarò in mezzo a loro: e questo è ancora più scandaloso.

La gioia di non scandalizzarsi contrasta con le conseguenze di quanti si scandalizzano. Sette versetti dopo lo spiega: «…hanno reso vano per loro il disegno di Dio».

Perciò nel mio cuore la beatitudine completa dice: “Beati quelli che non si scandalizzano di me, perché così non renderanno vano il disegno di Dio per loro”. In questo consiste fare la volontà di Dio.

Scusa Signore per tutte le volte che mi scandalizza il fatto che tu non sia un dio tascabile, limitato e prevedibile. Scusa quando mi scandalizzo perché fai quello che non mi aspetto e mi aspetto quello che non fai.

Dammi la gioia di non scandalizzarmi di Te.

di Ernesto Gil Deza