· Città del Vaticano ·

Due gesti diversi un unico sguardo verso il futuro

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20 dicembre 2019

Nell’arco della stessa mattinata, venerdì 20 dicembre, Papa Francesco ha prima lanciato un appello per la pace nel mondo attraverso un videomessaggio condiviso con Antonio Guterres, Segretario Generale dell’Onu, e poi si è recato presso il liceo Pilo Albertelli, una scuola pubblica di Roma, a due passi dalla Basilica di Santa Maria Maggiore e, sedutosi nel cortile della ricreazione, ha dialogato con gli oltre ottocento studenti. Due gesti apparentemente diversi ma che sono due facce della stessa medaglia, due istantanee che ritraggono il medesimo volto, due immagini dello stesso pontificato.

La pace e i giovani, la parola che fa da ponte tra i due concetti è “futuro”, e quindi “educazione”. Non a caso il primo dei due gesti del Papa, il videomessaggio realizzato con Guterres, è terminato con queste parole: «Ascoltiamo la voce di tanti giovani che ci aiutano a prendere coscienza di quanto sta accadendo oggi nel mondo e ci chiedono di essere seminatori di pace e costruttori, insieme e non da soli, di una civiltà più umana e più giusta», una frase conclusiva che non chiudeva ma apriva al secondo gesto che di lì a poco il Papa si accingeva a compiere, uscendo dal Vaticano ed entrando nella vita quotidiana di una istituzione scolastica. Proprio lì, dopo aver salutato il corpo docente e il personale del liceo, Francesco ha realizzato l’invito che aveva pronunciato nemmeno un’ora prima: si è messo in ascolto. Nessun discorso preparato infatti per questa visita estemporanea nella scuola, ma solamente ascolto, ascolto e dialogo tra lui e i giovani fatto di domande e risposte. Sette domande molto apprezzate dal Santo Padre per il coraggio e la schiettezza alle quali il Papa ha risposto con la stessa libertà e sincerità. Ne è scaturito un dialogo profondo e ricco, che ha spaziato su diversi temi, che questo quotidiano pubblicherà nei prossimi giorni e che si è concluso con una domanda proprio sul tema della pace. Il Papa ha risposto sottolineando l’ingiustizia delle guerre e ha rinviato al videomessaggio che aveva appena pronunciato insieme al Segretario Generale dell’Onu, raccomandandone ai ragazzi la lettura.

La pace e la scuola, la pace comincia a scuola, lo aveva già detto nemmeno un mese fa il 25 novembre in Giappone, rispondendo a un giovane che raccontava la sua esperienza di vittima di bullismo; in quella occasione il Papa aveva osservato che i bulli sono i veri deboli e ricordato che è dai rapporti personali più quotidiani che inizia la pace, quella fondata sul coraggio che permette di affrontare la paura, unica vera nemica della pace. Ed è stato questo, il coraggio, il sentimento che si è respirato più forte sia nelle parole rivolte al mondo dal Sommo Pontefice sia nel cortile della ricreazione del liceo Albertelli.

Andrea Monda