· Città del Vaticano ·

Lettere dal direttore

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

25 ottobre 2019

Questa è una lettera di fatto non mia ma che io semplicemente vi giro; arriva da un altro mondo, dall'Amazzonia, che però è il nostro mondo, come scrivevo ieri nell’articolo pubblicato sulla pagina dedicata al Sinodo. Di tutte le parole pronunciate durante i lavori, queste sono tra le più semplici, efficaci, intense. Si tratta delle parole pronunciate proprio ieri, esattamente nello stesso momento in cui io scrivevo il mio articolo, dal signor Delio Siticonatzi Camaiteri, membro del popolo Ashaninca, un gruppo etnico amazzonico del Perú che, partecipando al briefing quotidiano presso la Sala stampa della Santa Sede, così rispondeva alla domanda di un giornalista sulla proposta, emersa durante i lavori sinodali, di uno specifico rito amazzonico: «Vi vedo un po’ inquieti come se non foste in grado di capire quello di cui l’Amazzonia ha bisogno. Abbiamo la nostra visione del cosmo, il nostro modo di guardare il mondo che ci circonda. La natura ci avvicina di più a Dio. Ci avvicina a guardare il volto di Dio nella nostra cultura, nel nostro vivere. Noi come indigeni viviamo l’armonia con tutti gli esseri viventi. Vedo che non vi è chiara l’idea che avete di noi indigeni. Vi vedo preoccupati, con dubbi di fronte a questa realtà che noi cerchiamo come indigeni. Non indurite il vostro cuore, dovete addolcire il vostro cuore. Questo è l’invito di Gesù. Ci invita a vivere uniti. Crediamo in un solo Dio. Dobbiamo restare uniti. Questo è quello che noi desideriamo come indigeni. Abbiamo i nostri riti, però questo rito deve incardinarsi nel centro che è Gesù Cristo. Non c’è altro da discutere su questo tema. Il centro che ci unisce in questo Sinodo è Gesù Cristo».

A. M.