· Città del Vaticano ·

Non solo la forza

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Lettere dal direttore

28 agosto 2019

Sulla Stampa del 27 agosto, nella sua rubrica del Buongiorno, Mattia Feltri ci offre una bella riflessione intitolata Il poema della forza in cui, partendo dalle parabole dei personaggi che affollano la confusa vicenda della politica italiana, va ad attingere al primo e «inarrivabile poema», come lo definisce, scritto millenni fa da un uomo cieco. Fa bene Feltri a ricordare uno dei pilastri fondanti della civiltà occidentale, l’Iliade che tante parole di bellezza e verità offre ancora oggi al lettore attento e desideroso di un significato nella vita. Un classico è un libro che non ha smesso di dire quello che ha da dire, ricordava Calvino e Borges parlava di resurrezione della poesia, citando proprio Omero per sottolineare la caparbia tendenza della poesia a risorgere, per cui ogni volta che qualcuno apre un libro la poesia rinasce, prende vita, corpo ed entra nell’esistenza del lettore rigenerandola. 

E l’Iliade è proprio “il poema della forza”, ha ragione Feltri che ci ricorda che la storia degli uomini è «una pura questione di forza, l’inesausto tentativo di occupare con la forza gli spazi del diritto e della libertà altrui», cercando il potere, possibilmente pieno e illimitato.

La saggezza greca ci ha tramandato questa verità, difficilmente confutabile. E lo ha fatto ricordandocene tutta la vanità intrinseca: ogni lotta di potere conduce alla caduta nella polvere e infatti l’Iliade si apre con l’ira del potente Achille ma si chiude con i funerali di Ettore, con la giusta e umana pietà che deve accompagnare ogni momento dell’esistenza di un essere umano.

C’è però un’altra voce che nel corso dei secoli si è aggiunta alla saggia voce della poesia e della filosofia greca, scompigliandola, ed è la paradossale parola del Vangelo che ci racconta un’altra storia, che ha al centro lo scandalo della croce, la stoltezza di un Dio onnipotente che s’incarna e muore, che mette al centro non la forza ma la debolezza, non la superbia ma l’umiltà, non il potere ma il servizio. Quest’altra storia non è solo una bella storia, nella sua drammaticità, ma è anche una storia possibile. È alla luce di questa storia che ogni giorno può essere veramente un “buon giorno”.

A.M.