· Città del Vaticano ·

Umanità senza nome

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Lettere dal direttore

28 giugno 2019

Di lui non sappiamo niente, tranne che è risalito sul dal mare perchè impigliato in una rete del peschereccio Mamma Giovanni al largo delle coste di Sciacca. Non sappiamo il nome, la data di nascita, possiamo intuire la data di morte (ma non sarà fatta, perchè inutile, né richiesta da alcuno, l’autopsia), non sappiamo niente della sua famiglia e dei suoi amici che pure esistono da qualche parte nel mondo. E nemmeno una foto lo ricorderà. Almeno del venticinquenne salvadoregno Oscar Martinez Ramirez e di sua figlia Angie Valeria abbiamo un’ultima drammatica immagine che li coglie nel tragico finale della loro esistenza.

Mamma Giovanni, il nome della barca, fa venire in mente la scena del Calvario con Maria e “suo figlio” Giovanni sotto la croce così come l’epilogo di queste storie ricordano il finale de La ricotta di Pasolini, versione cinematografica di una rappresentazione sacra del Venerdi Santo. Stracci (questo il significativo nomignolo della comparsa che interpreta la parte del buon ladrone), dovrebbe dire la celebre frase:“Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno” ma non riesce a pronunciare quelle parole perchè muore per davvero in croce. Al posto suo la battuta finale è quella del regista interpretato da Orson Welles: “Povero Stracci, crepare: non aveva altro modo per ricordarsi che anche lui era vivo”, battuta tremendamente efficace oggi, soprattutto se modifichiamo leggermente il verbo: “ricordar-ci”.

Noi non conosciamo il nome dei due ladroni, così come non conosciamo il nome di uno dei due discepoli di Emmaus, spesso la Scrittura (e oggi anche la cronaca) ci presenta figure anonime e per questo motivo la forza di quei racconti non diminuisce ma anzi aumenta perchè quel personaggio anonimo è il lettore stesso, siamo noi.

A. M.