· Città del Vaticano ·

Lettere dal direttore

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02 aprile 2019

Ucciso per un sorriso. E Said coglie nel segno quando rivela la potenza vertiginosa che un sorriso può racchiudere: «Sorrideva, gli ho voluto togliere tutte le promesse». Il sorriso è una promessa, l’unica realtà che non può essere distrutta. I beni materiali si consumano, non così una promessa che è ciò che rimane, che resiste. L’unico modo per distruggere una promessa è togliere la vita, uccidere colui che è abitato dalla promessa. E così è accaduto e questo lascia tutti gli altri uomini più smarriti, più indifesi. Tutto il controsenso dell’episodio di Torino è racchiuso nel fatto che il sorriso di per sé è un gesto che disarma, e qui invece è stato la molla per armarsi e colpire. Viene in mente l’assassinio di don Pino Puglisi, che ai suoi killer ha guardato sorridendo, ed è stato proprio quello sguardo sorridente a depositare il seme del pentimento e del ravvedimento. Chissà, è questa l’unica speranza che scaturisce dalla tragedia di Torino, se anche il sorriso di Stefano germoglierà, come il seme che morendo produce molto frutto.

A.M.