
Giovedì 21
Dialogo |
Non possiamo resistere al Regno di Dio, che è un Regno di pace. Dove le Istituzioni statali e internazionali sembrano non riuscire a far prevalere il diritto, la mediazione e il dialogo, le comunità religiose e la società civile devono osare la profezia. |
Significa lasciarsi sospingere nel deserto e vedere ciò che può nascere dalle macerie e da tanto, troppo dolore innocente.
Senza le vittime della storia, senza gli affamati e gli assetati di giustizia, senza gli operatori di pace, senza le vedove e gli orfani, senza i giovani e gli anziani, senza i migranti e i rifugiati, senza il grido di tutta la creazione non avremo mattoni nuovi. Continueremo a inseguire il sogno delirante di Babele.
Negare le voci altrui e rinunciare a comprendersi sono esperienze fallimentari e disumanizzanti.
Ad esse va opposta la pazienza dell’incontro con un Mistero sempre altro, di cui è segno la differenza di ciascuno.
La presenza di cristiani nelle società contemporanee deve tradurre con competenza e immaginazione il Vangelo del Regno in forme di sviluppo alternative alle vie di crescita senza equità e sostenibilità.
Per servire il Dio vivente va abbandonata l’idolatria del profitto che ha pesantemente compromesso la giustizia, la libertà di incontro e di scambio, la partecipazione di tutti al bene comune e infine la pace.
Una fede che si estranei dalla desertificazione del mondo o che, indirettamente, contribuisca a tollerarla, non sarebbe più sequela di Cristo.
La rivoluzione digitale in corso rischia di accentuare discriminazioni e conflitti: va dunque abitata con la creatività di chi, obbedendo allo Spirito Santo, non è più schiavo, ma figlio.
(Messaggio a firma del cardinale Parolin, segretario
di Stato, in occasione del XLVI Meeting per l’amicizia
fra i popoli)
Venerdì 22
Cammino |
Siamo al vostro fianco come compagni discepoli di Cristo, riconoscendo che ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide. Dal Vaticano II, la Chiesa cattolica ha abbracciato interamente il cammino ecumenico. |
Il decreto conciliare sull’ecumenismo, ci ha chiamati al dialogo in umile e amorevole fraternità, fondato sul nostro comune battesimo e sulla nostra missione condivisa nel mondo.
L’unità che Cristo vuole per la sua Chiesa deve essere visibile e cresce attraverso il dialogo teologico, il culto comune dove possibile e la testimonianza comune dinanzi alla sofferenza dell’umanità.
Il nostro mondo presenta le cicatrici profonde del conflitto, della disuguaglianza, del degrado ambientale e di un crescente senso di disconnessione spirituale.
La pace non è meramente un conseguimento umano, bensì un segno della presenza del Signore tra noi.
Ciò è sia una promessa sia un compito, poiché i seguaci di Cristo sono chiamati a diventare artefici di riconciliazione: ad affrontare la divisione con coraggio, l’indifferenza con compassione, e a portare guarigione dove ci sono state ferite.
(Messaggio ai partecipanti alla Settimana ecumenica
di Stoccolma nel centenario dell’Incontro del 1925)
Sabato 23
Per una |
Siamo preoccupati per la direzione che il nostro mondo sta prendendo, e tuttavia desideriamo una prosperità umana autentica. |
Desideriamo un mondo in cui ogni persona possa vivere in pace, libertà e pienezza secondo il disegno di Dio.
Oggi la vita prospera viene spesso confusa con una vita ricca dal punto di vista materiale o di autonomia individuale senza restrizioni e di piacere.
La prosperità autentica deriva da quello che la Chiesa definisce sviluppo umano integrale, ossia la piena crescita della persona in ogni dimensione: fisica, sociale, culturale, morale e spirituale.
Ponti tra |
L’autentica prosperità umana si manifesta quando le persone vivono virtuosamente, quando vivono in comunità sane, godendo non solo di ciò che hanno, ciò che possiedono, ma anche di ciò che sono come figli di Dio. |
Assicura la libertà di cercare la verità, di adorare Dio e di crescere una famiglia in pace. Include anche armonia con il creato e solidarietà attraverso le classi sociali e le nazioni.
Il futuro della prosperità umana dipende da quale “amore” scegliamo per organizzarvi intorno la nostra società: un amore egoistico, l’amore di sé, o l’amore di Dio e del prossimo.
Nella vostra vocazione di legislatori e funzionari cattolici siete chiamati a essere costruttori di ponti tra la città di Dio e la città dell’uomo.
Continuate ad adoperarvi per un mondo in cui il potere sia controllato dalla coscienza e in cui la legge sia al servizio della dignità umana.
Abbiamo bisogno di una “politica della speranza” e di una “economia della speranza”, ancorate alla convinzione che, attraverso la grazia di Cristo, possiamo riflettere la sua luce nella città terrena.
(All’International Catholic Legislators Network)
«Fare |
C’è un tratto che accomuna molte di voi: il desiderio di vivere e trasmettere i valori della Santa Famiglia di Nazareth, focolare di preghiera, fucina d’amore e modello di santità. |
La famiglia ha più che mai bisogno di essere sostenuta, promossa, incoraggiata: con la preghiera, con l’esempio e con un’azione sociale sollecita, pronta a soccorrerne i bisogni.
Riflettete su quello che i vostri Istituti hanno fatto nel tempo in favore di tante famiglie [per] rinnovare l’impegno perché nelle case fioriscano «le stesse virtù e lo stesso amore della santa Famiglia».
Continuate le opere che vi sono state affidate “facendo famiglia” e stando vicine alle persone con la preghiera, l’ascolto, il consiglio, l’aiuto.
(A Capitoli Generali: Missionarie Figlie della Sacra Famiglia, Istituto Apostole della Sacra Famiglia, Suore Figlie di Nazareth, Suore di Carità di Santa Maria)
Domenica 24
Gesù chiede |
Al centro del Vangelo di oggi troviamo l’immagine della “porta stretta”, usata da Gesù per rispondere a un tale che gli chiede se sono pochi quelli che si salvano. |
Il Signore non vuole un culto separato dalla vita e non gradisce sacrifici e preghiere se non conducono a vivere l’amore e a praticare la giustizia.
Mentre a volte ci capita di giudicare chi è lontano dalla fede, Gesù mette in crisi “la sicurezza dei credenti”.
Non basta professare la fede con le parole, mangiare e bere con Lui celebrando l’Eucaristia o conoscere bene gli insegnamenti cristiani.
La fede come criterio di vita |
La fede è autentica quando abbraccia tutta la vita, diventa un criterio per le scelte, ci rende donne e uomini che si impegnano nel bene e rischiano nell’amore. Egli non ha scelto la via facile del successo o del potere ma, pur di salvarci, ci ha amati fino ad attraversare la “porta stretta” della Croce. (Angelus in piazza San Pietro ) |
Lunedì 25
L’Eucaristia |
Percepite quanto abbiamo bisogno di sperare. Sentite certamente che il mondo va male, che deve affrontare sfide sempre più gravi e inquietanti. |
Può darsi che siate toccati, voi o chi vi sta attorno, dalla sofferenza, dalla malattia o dalla disabilità, dal fallimento, dalla perdita di una persona cara; e, di fronte alla prova, il vostro cuore prova tristezza e angoscia.
Solo Gesù viene a salvarci, nessun altro: perché solo Lui ha il potere di farlo — Egli è Dio Onnipotente in persona — e perché ci ama.
Questa speranza sarà sempre, nei momenti difficili di dubbio, di sconforto e di tempesta, come un’ancora sicura, gettata verso il cielo, che vi permetterà di continuare il cammino.
C’è una prova certa che Gesù ci ama e ci salva: Egli ha donato la vita per noi offrendola sulla croce. Non c’è amore più grande.
La Chiesa, di generazione in generazione, custodisce con cura la memoria della morte e della resurrezione del Signore di cui è testimone, come il suo tesoro più prezioso.
La custodisce e la trasmette celebrando l’Eucaristia che voi avete la gioia e l’onore di servire.
L’Eucaristia è il tesoro della Chiesa, il tesoro dei tesori. È l’evento più importante della vita del cristiano e della Chiesa, perché è l’incontro in cui Dio si dona a noi per amore, ancora e ancora.
A Messa |
Il cristiano non va a messa per dovere, ma perché ne ha assolutamente bisogno; il bisogno della vita di Dio che si dona senza chiedere nulla in cambio! La Messa è un momento di festa e di gioia e, al tempo stesso, un momento solenne, intriso di gravità. La mancanza di sacerdoti in Francia, nel mondo, è una grande disgrazia per la Chiesa! (A ministranti dalla Francia ) |
Mercoledì 27
Nel dolore |
La presenza di Dio si manifesta dove l’umanità sperimenta ingiustizia, paura, solitudine. Lì, la luce vera brilla senza timore di essere sopraffatta dalle tenebre. Gesù mostra che la speranza cristiana non è evasione, ma decisione. |
Questo atteggiamento è il frutto di una preghiera profonda in cui non si chiede a Dio di essere risparmiati dalla sofferenza, ma di avere la forza di perseverare nell’amore, consapevoli che la vita liberamente offerta non ci può essere tolta da nessuno.
Nel momento del suo arresto, Gesù non si preoccupa di salvare sé stesso: desidera che i suoi amici possano andarsene liberi. Si lascia imprigionare solo per lasciare in libertà i suoi discepoli. Il suo cuore sa che perdere la vita per amore non è un fallimento, ma possiede una misteriosa fecondità.
In questo consiste la vera speranza: non nel cercare di evitare il dolore, ma nel credere che, anche nel cuore delle sofferenze più ingiuste, si nasconde il germe di una vita nuova.
Solo ciò che si dona fiorisce, solo l’amore che diventa gratuito può riportare fiducia anche là dove tutto sembra perduto.
Questa è la speranza della nostra fede: i nostri peccati e le nostre esitazioni non impediscono a Dio di perdonarci e di restituirci il desiderio di riprendere la nostra sequela.
Nella vita non serve avere tutto sotto controllo. Basta scegliere ogni giorno di amare con libertà. È questa la vera speranza: sapere che, anche nel buio della prova, l’amore di Dio ci sostiene e fa maturare in noi il frutto della vita eterna.
(Udienza generale
in Aula Paolo VI)