La testimonianza di padre Gabriel Romanelli dalla parrocchia di Gaza City

«Restiamo accanto
a chi soffre
come ci chiede il Signore»

 «Restiamo accanto a chi soffre  come ci chiede il Signore»  QUO-196
27 agosto 2025

di Francesca Sabatinelli

«Siamo qui per Gesù Cristo, per servirlo nell’Eucaristia, e lo serviamo nella persona dei poveri e malati, di coloro che soffrono», per questo padre Gabriel Romanelli, con i religiosi che con lui si trovano all’interno del compound della parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza City, scelgono di continuare a stare al fianco di chi ha bisogno, scelgono di continuare a «servire tutti». Nella parrocchia vi sono con il parroco, padre Romanelli, altri sacerdoti dell’Istituto del Verbo Incarnato, le suore della stessa famiglia religiosa e le sorelle di Madre Teresa. «Abbiamo tutti gli stessi sentimenti — spiega il sacerdote ai media vaticani — vedendo il bisogno degli anziani, di chi è in ansia, di chi è triste e in angoscia, dei disabili, capiamo che il Signore ci chiama a continuare a servirli, perché altrimenti, quelle persone, come potranno sopravvivere, come potranno fare?».

Il parroco e gli altri religiosi si associano all’appello congiunto lanciato ieri dal patriarca di Gerusalemme dei Latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa, e dal patriarca greco ortodosso di Gerusalemme Teofilo III, chiedendo, continua il religioso, «alle autorità internazionali e a quelli che hanno il potere di fermare questa guerra che la fermino per il bene di tutti. Noi continuiamo a pregare per la pace, per la libertà di tutti coloro che ne sono privati, per gli ostaggi, per la possibilità che si possano curare le migliaia e migliaia di persone ammalate e ferite che non trovano in tutta la Striscia di Gaza la cura di cui hanno bisogno».

È nella città di Gaza che la situazione sta diventando particolarmente grave, nelle ultime settimane. Continuano a esserci più operazioni militari, sono aumentati i bombardamenti in diverse parti della città, riferisce Romanelli, «con più morti, più distruzioni, più feriti. Questa è la situazione generale che, guardando al futuro, crea più incertezze in tutte le persone: il fatto che la guerra continuerà e che la prossima tappa potrebbe essere la guerra direttamente contro la città di Gaza», ed è per questo che il religioso invoca ancora una volta la fine del conflitto. «Noi qui, con molta semplicità e umiltà, continueremo. Non è facile, ma siamo nelle mani del Signore e abbiamo fiducia che, con l’aiuto di tante persone buone nel mondo, tutto questo, un giorno, si fermerà».