Le confessioni presenti nel Paese africano presentano una road map in quattro fasi

Religioni al lavoro
per la pacificazione
nella Repubblica Democratica del Congo

  Religioni al lavoro per la pacificazione  nella Repubblica Democratica del Congo  QUO-196
27 agosto 2025

di Xavier Sartre

Le confessioni religiose presenti nella Repubblica Democratica del Congo uniscono le loro voci per promuovere il ritorno alla pace e alla concordia in un Paese segnato da trent’anni di conflitti armati. Lunedì 25 agosto, la Conferenza episcopale del Paese (Cenco); la Chiesa di Cristo in Congo (Ecc), principale denominazione protestante del Paese; la Piattaforma delle confessioni religiose in Congo e la Coalizione interconfessionale per la nazione, organismi che riuniscono diverse chiese e gruppi religiosi, hanno presentato a Kinshasa una road map, frutto di diverse iniziative condotte dalle varie istituzioni religiose nazionali, redatta anche dopo diverse riunioni tecniche con il gabinetto del presidente della Repubblica.

Il testo è stato poi sottoposto presidente del Paese, Félix Tshisekedi, per favorire, come si legge in un comunicato, «una uscita olistica e duratura dal tragico ciclo dei conflitti armati», con l’obiettivo «di ripristinare la pace, la coesione nazionale, la convivenza e consolidare il diritto democratico».

Il documento si articola in quattro fasi principali. In primo luogo, si tratta di instaurare un clima favorevole al dialogo. A tale scopo sarà organizzato un «mese della pace» per allentare la tensione attraverso attività spirituali e azioni di sensibilizzazione. In particolare, sarà celebrato un «culto ecumenico nazionale» in tutto il territorio, comprese le zone controllate dall’M23, uno dei principali gruppi ribelli presenti nella parte orientale del Paese. L’intenzione è quella di mettere in discussione «pratiche culturali e comportamentali dannose» e di far emergere un ambiente pacifico «basato sulla fratellanza, la solidarietà, il rispetto reciproco, la cooperazione intercomunitaria e la buona intesa tra i cittadini».

Per quanto riguarda le attività di advocacy, esse si concentrano, tra l’altro, sull’attuazione concreta di un cessate-il-fuoco, 0 sull’accompagnamento delle azioni umanitarie a favore degli sfollati e sul disimpegno dei gruppi armati.

Sono poi previsti due dialoghi. Il primo, definito «degli esperti», dovrà gettare «le basi razionali, oggettive e tecniche del futuro Patto sociale per la pace» nella Repubblica Democratica del Congo. Accademici, ricercatori, intellettuali sono invitati a esprimersi su questioni quali la governance sociale ed economica; la gestione dell’ambiente e delle risorse naturali; le questioni identitarie o la giustizia e i diritti umani. Il secondo dialogo, definito come «il culmine del processo», dovrà articolarsi attorno a due assi. Da una parte «ottenere il consenso degli attori politici e delle forze vive della nazione» sulle precedenti iniziative condotte dalle religioni; dall’altra favorire lo svolgimento di assise politiche con l’obiettivo di raggiungere «un compromesso politico patriottico, privilegiando soluzioni olistiche e sostenibili alle cause profonde di questa crisi multiforme che si perpetua dall’indipendenza del 30 giugno 1960».

I promotori dell’iniziativa precisano che questo dialogo riunirà, «in un quadro tecnico strutturato e sicuro», e sulla base di quote, la maggioranza, l’opposizione non armata e l’opposizione armata, la società civile, le autorità, la diaspora e gli intellettuali. Le conclusioni di questi dialoghi tra esperti e politici saranno poi ufficialmente consegnate al presidente della Repubblica.

Infine, poiché la crisi congolese coinvolge diversi Stati stranieri, la road map prevede una conferenza internazionale sulla pace nella regione dei Grandi Laghi e un altro incontro incentrato sul finanziamento della ricostruzione nel Paese. Spetta ora a Tshisekedi «adottare quanto prima gli atti presidenziali necessari per avviare ufficialmente questo processo di pace nazionale e inclusivo». Le confessioni religiose, in conclusione, fanno appello ai partner internazionali, affinché accompagnino l’attuazione di questa road map in modo sincero e costruttivo. Proprio in queste ore il Qatar ha annunciato che le autorità della Repubblica Democratica del Congo e i rappresentanti dell’M23 hanno ripreso a Doha nuovi colloqui per la tregua e lo scambio di prigionieri.