Nicea momento d’oro

di Edoardo Giribaldi
Un momento d’oro che, attraverso i suoi «impulsi ecumenici», consegnò alla storia il Credo giunto fino a noi, «fondamento della fede comune a tutti i cristiani». Il Concilio di Nicea sollevò, inoltre, la questione di una data universale per la Pasqua e si pose come precursore del «metodo sinodale». In sostanza, aprì la strada per una «viva testimonianza» da parte della Chiesa. Non risolse le dispute ma gettò le «fondamenta» per il suo cammino nei secoli a venire. Questi i punti principali emersi durante l’evento “1700 anni dal Concilio di Nicea” svoltosi nel pomeriggio di ieri 26 agosto, al Meeting di Rimini.
L’incontro è stato introdotto da Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, e moderato da Andrea D’Auria, direttore del Centro internazionale di Comunione e Liberazione. Relatori principali, il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani, e il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo.
Nel suo intervento, il cardinale Koch ha sottolineato che il Concilio di Nicea rappresenta un vero «momento d’oro» capace di offrire significativi «impulsi ecumenici». Le questioni dottrinali affrontate furono infatti decisive. Il risultato più importante fu il Credo, professato ancora oggi, «secondo cui l’unico Signore Gesù Cristo è il Figlio di Dio». In esso, ha spiegato il cardinale, «risiede il fondamento della fede comune a tutti i cristiani» che costituisce «il più forte vincolo ecumenico delle diverse confessioni e il segnavia verso l’unità della Chiesa», la quale non potrà mai essere «altro che unita nella fede apostolica».
Un altro tema centrale della storica assise fu quello della data della Pasqua: al Concilio, ha ricordato Koch, va il merito «di avere tentato di individuare una regola universale» per la sua celebrazione. Un giorno comune, ha osservato, «potrebbe essere un segno più credibile della profonda convinzione di fede cristiana secondo cui la Pasqua non è solo la festa più antica, ma anche la più importante della cristianità». Per stabilire una data universale, il porporato ha evidenziato una «regola fondamentale»: evitare nuove tensioni e divisioni tra le Chiese. Il Concilio di Nicea, ha aggiunto il cardinale, può essere considerato anche un precursore del «metodo sinodale applicato alla deliberazione e al processo decisionale». Una prassi che — secondo quanto affermato da Papa Francesco tracciando una strada condivisa da Leone XIV — deve svilupparsi in una «prospettiva» autenticamente «ecumenica».
Il patriarca ecumenico Bartolomeo ha esordito ricordando che il Concilio aprì «la strada alla Chiesa dandole la possibilità di codificare il parlare su Dio, cioè teologizzare con atti che, per la prima volta, hanno un valore universale». Un esempio è la definizione di Trinità: non un «concetto filosofico astratto, ma una realtà viva», che permea e definisce «l’intera esistenza cristiana». Dio, infatti, «è diventato accessibile all’uomo in maniera esperienziale, come Padre, come Parola incarnata e come Spirito che compie ogni cosa».
Le decisioni del Concilio sono diventate una «viva testimonianza» sulla base della quale le «guide spirituali conformano il loro insegnamento» ha affermato il patriarca ecumenico di Costantinopoli. La convocazione dei vescovi provenienti da tutti gli angoli del mondo fu il segno di un cammino intrapreso «insieme» sul modello del Sinodo: «sun – insieme, odòs – via» ha ricordato Bartolomeo.
Il patriarca ha poi affrontato il tema della data della Pasqua, sottolineando che gli sforzi per giungere a una celebrazione comune «avranno bisogno di studi e analisi, per non alimentare nuove divisioni. Preghiamo per questo».
Il Concilio di Nicea, ha concluso Bartolomeo, rappresentò «una svolta decisiva nel cammino della Chiesa cristiana» formulando «decisioni e dottrine» che plasmarono l’ortodossia e divennero punto di riferimento per i fedeli. Non risolse tutte le dispute tra le diverse scuole di pensiero, ma gettò «le fondamenta» sulle quali la Chiesa avrebbe costruito nei secoli successivi.