Nel segno
della gioia pasquale

 Nel segno della gioia pasquale  QUO-075
02 aprile 2024

Pace, pace e ancora pace. Non si stanca mai Francesco di richiamare popoli e governanti al bisogno di costruire ponti di riconciliazione tra le nazioni. Lo ha fatto anche durante la solennità di Pasqua, davanti ai 60.000 fedeli presenti in piazza San Pietro e ai milioni collegati attraverso la radio, la televisione e gli altri mezzi di comunicazione sociale.

Il Papa ha rivolto un invito al «rispetto dei principi del diritto internazionale» per «uno scambio generale di tutti i prigionieri tra Russia e Ucraina»; ma ha anche lanciato un nuovo appello perché «sia garantita la possibilità di accesso agli aiuti umanitari a Gaza», siano rilasciati gli ostaggi rapiti il 7 ottobre scorso e sia dichiarato «un immediato cessate-il-fuoco nella Striscia». Il messaggio pasquale del Pontefice — che come sempre ha spaziato anche sulle altre situazioni di tensione e di sofferenza nell’attuale panorama internazionale — è stato così caratterizzato da un forte richiamo al dialogo e al bando definitivo della guerra nella risoluzione dei conflitti.

Era mezzogiorno in punto quando il Pontefice si è affacciato alla loggia centrale della basilica di San Pietro, domenica 31 marzo, per il tradizionale messaggio nella solennità di Pasqua. Francesco ha ricevuto gli onori militari da un gruppo interforze italiano e dalle Guardie svizzere, mentre la banda musicale dei Carabinieri e la banda Pontificia hanno eseguito gli inni italiano e pontificio. Sulla loggia, accanto al Papa, erano i cardinali diaconi James Michael Harvey e Lorenzo Baldisseri.

Dopo il messaggio pasquale, il primo dei due porporati ha pronunciato la formula che annunciava la concessione dell’indulgenza plenaria: «Il Santo Padre Francesco a tutti i fedeli presenti e a quelli che ricevono la sua benedizione, a mezzo della radio, della televisione e delle altre tecnologie di comunicazione, concede l’indulgenza plenaria nella forma stabilita dalla Chiesa. Preghiamo Dio onnipotente perché conservi a lungo il Papa a guida della Chiesa, e conceda pace e unità alla Chiesa in tutto il mondo». Il Pontefice ha poi impartito la benedizione Urbi et Orbi. Sono stati quindi nuovamente resi gli onori militari ed eseguiti gli inni.

Precedentemente, il Papa aveva presieduto la concelebrazione eucaristica sul sagrato della basilica Vaticana. Al termine ha compiuto un lungo giro in jeep tra i vari settori di piazza San Pietro, fino a piazza Pio xii e via della Conciliazione, per salutare da vicino i tantissimi pellegrini.

Nel giorno della gioia per la risurrezione di Cristo, all’inizio della celebrazione si è compiuto il rito del Resurrexit: «Pietro testimone della risurrezione». Due diaconi hanno aperto gli sportelli dell’icona del Santissimo Salvatore — che poco dopo un colpo di vento ha fatto cadere — venerata da Francesco mentre il diacono cantava l’annuncio pasquale. Il Pontefice ha quindi asperso i presenti con l’acqua benedetta.

Le letture sono state proclamate in inglese e francese, il salmo è stato cantato in italiano. Quindi, dopo la Sequenza, la proclamazione del Vangelo è avvenuta in latino e in greco. E ancora in latino la preghiera del Credo e poi le intenzioni universali: in arabo per la Chiesa; in spagnolo per i neobattezzati, perché crescano «nell’ascolto della Parola, nella preghiera assidua e nella carità operosa»; in tamil per il dono della pace, affinché «in tutte le famiglie» regnino «la concordia e l’armonia e nel mondo cessi ogni conflitto e ingiustizia»; in portoghese per i cristiani perseguitati, perché «siano fortificati nella fede e nella perseveranza, e illuminati nel cercare vie di dialogo e di riconciliazione»; in cinese per tutte le famiglie, perché il Signore illumini «i genitori nell’educazione cristiana dei loro figli». All’offertorio i doni sono stati presentati al Pontefice da quattro famiglie.

Al momento della consacrazione, sono saliti all’altare i cardinali Giovanni Battista Re e Leonado Sandri, rispettivamente, decano e vice decano del Collegio cardinalizio, e Mauro Piacenza, penitenziere maggiore.

In piazza San Pietro erano presenti 26 porporati. Hanno concelebrato numerosi presuli e sacerdoti. Il servizio dei ministranti è stato prestato dagli alunni del Collegio Sedes Sapientiae. I canti sono stati eseguiti dal coro della Cappella Sistina, con il coro guida e i cori del Pontificio Collegio Germanico-Ungarico e del Venerabile Collegio Inglese.

Il sagrato era un vero giardino, con migliaia di fiori e piante giunti dall’Olanda. Le decorazioni sono state realizzate grazie al generoso contributo dei fioristi olandesi con la collaborazione delle maestranze del Servizio Giardini e ambiente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Battezzati otto catecumeni


Nella veglia pasquale di sabato sera, 30 marzo, nella basilica Vaticana, alla presenza di seimila fedeli, Francesco aveva battezzato otto catecumeni (quattro italiani, due coreani, un’albanese e un giapponese), che poi hanno ricevuto anche la Cresima e la prima Comunione.

La celebrazione presieduta dal Pontefice ha avuto inizio alle 19.30, con il rito del “lucernario” e la benedizione del fuoco e del cero pasquale. Cero sul quale il Papa, giunto in sedia a rotelle, ha inciso la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, alfa e omega, perché «Cristo ieri e oggi è principio e fine». Quindi ha inserito nello stesso cero cinque grani di incenso in forma di croce in ricordo delle piaghe del Signore, e l’ha acceso.

Durante la processione verso l’altare della Confessione, nella suggestiva penombra della basilica, sono state via via accese le candele fino ad arrivare alla bellezza dell’illuminazione completa, mentre risuonavano il canto del Gloria e il suono a distesa delle campane.

Il cero pasquale collocato sul candelabro e il canto del preconio (Exsultet), con la liturgia della parola in diverse lingue, hanno fatto vivere l’essenza della verità di Pasqua. Il Papa, che ha preso posto sotto il pilone di Sant’Elena, ha pronunciato l’omelia per poi battezzare e cresimare gli otto catecumeni, accompagnati da padrini e madrine.

In particolare, alla preghiera dei fedeli, sono state elevate intenzioni per la Chiesa, il Papa, i pastori, perché il Signore «guidi le azioni dei governanti in favore del bene comune e della pace», protegga «tutti i popoli della terra dalla guerra, dall’odio e dall’assuefazione al male», sostenga con la forza della Pasqua i perseguitati a causa della fede, ravvivi «la speranza di una vita dignitosa e colma di benedizioni per i poveri, i malati e gli emarginati» e ammetta «tutti i fratelli e sorelle defunti alla visione» del suo volto misericordioso.

Al momento della consacrazione sono saliti all’altare i cardinale Sandri, Re e Pietro Parolin, segretario di Stato.

Erano presenti in basilica 30 porporati. Hanno concelebrato 28 presuli, tra i quali gli arcivescovi Peña Parra e Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali; i monsignori Campisi, assessore, e Fernández González, capo del Protocollo.

Il servizio dei ministranti è stato prestato dal Collegio missionario Antonio Rosmini di Stresa. I canti sono stati eseguiti dal coro della Cappella Sistina insieme con il coro guida, che, al termine, hanno intonato l’antifona mariana Regina Caeli.