All’Angelus l’appello del Pontefice per Myanmar, Medio Oriente e Ucraina

Si ascolti il grido di pace della gente

 Si ascolti  il grido di pace della gente  QUO-023
29 gennaio 2024

«Ovunque si combatte», in Myanmar come in Medio Oriente e in Ucraina, «si rispettino le popolazioni! Per favore, si ascolti il grido della gente, che è stanca della violenza e vuole che si fermi la guerra». È il nuovo accorato appello per la cessazione dei vari conflitti che insanguinano il mondo lanciato da Papa Francesco al termine dell’Angelus domenicale. Affacciatosi a mezzogiorno del 28 gennaio dalla finestra dello Studio privato del Palazzo apostolico vaticano per recitare la preghiera mariana con i ventimila fedeli presenti in piazza San Pietro e con quanti lo seguivano attraverso i media, il Pontefice ha dapprima commentato il Vangelo proposto dalla liturgia, incentrato sull’episodio di Gesù che libera una persona posseduta da uno “spirito maligno” (Mc 1, 21-28). Ecco la sua meditazione.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo odierno ci presenta Gesù mentre libera una persona posseduta da uno “spirito maligno” (cfr. Mc 1, 21-28), che la straziava e continuava a farla gridare (cfr. vv. 23.26). Così fa il diavolo: vuole possedere per “incatenarci l’anima”. Incatenarci l’anima: questo vuole il diavolo. E noi dobbiamo stare attenti alle “catene” che ci soffocano la libertà. Perché il diavolo ti toglie la libertà, sempre. Proviamo allora a dare dei nomi ad alcune di queste catene che possono stringerci il cuore.

Penso alle dipendenze, che rendono schiavi, sempre insoddisfatti, e divorano energie, beni e affetti; penso alle mode dominanti, che spingono a perfezionismi impossibili, al consumismo e all’edonismo, che mercificano le persone e ne guastano le relazioni. E altre catene: ci sono le tentazioni e i condizionamenti che minano l’autostima, la serenità e la capacità di scegliere e di amare la vita; un’altra catena: la paura, che fa guardare al futuro con pessimismo, e l’insofferenza, che getta la colpa sempre sugli altri; e poi c’è la catena molto brutta: l’idolatria del potere, che genera conflitti e ricorre ad armi che uccidono o si serve dell’ingiustizia economica e della manipolazione del pensiero. Tante catene ci sono nella nostra vita.

E Gesù è venuto a liberarci da tutte queste catene. E oggi, alla sfida del diavolo che gli grida: «Che vuoi [...]? Sei venuto a rovinarci?» (v. 24), risponde: «Taci! Esci da lui!» (v. 25). Gesù ha il potere di cacciare via il diavolo. Gesù libera dal potere del male, e stiamo attenti: caccia via il diavolo ma non dialoga con lui! Mai Gesù ha dialogato con il diavolo; e quando è stato tentato nel deserto, le sue risposte erano parole della Bibbia, mai un dialogo. Fratelli e sorelle, con il diavolo non si dialoga! State attenti: con il diavolo non si dialoga, perché se tu ti metti a dialogare con lui, vince lui, sempre. State attenti.

Cosa fare allora quando ci sentiamo tentati e oppressi? Negoziare con il diavolo? No, non si negozia con lui. Dobbiamo invocare Gesù: invocarlo lì, dove sentiamo che le catene del male e della paura stringono più fortemente. Il Signore, con la forza del suo Spirito, desidera ripetere anche oggi al maligno: “Vattene, lascia in pace quel cuore, non dividere il mondo, le famiglie, le comunità; lasciale vivere serene, perché vi fioriscano i frutti del mio Spirito, non i tuoi — così dice Gesù —, perché tra loro regnino l’amore, la gioia, la mitezza, e al posto di violenze e grida di odio ci siano libertà e pace”.

Chiediamoci allora: io voglio davvero la libertà da quelle catene che mi stringono il cuore? E poi, so dire “no” alle tentazioni del male, prima che si insinuino nell’anima? Infine, invoco Gesù, gli permetto di agire in me, per risanarmi dentro?

La Vergine Santa ci custodisca dal male.

Dopo l’Angelus e gli appelli di pace per Myanmar, Medio Oriente e Ucraina, il Papa ha ricordato la liberazione delle religiose rapite ad Haiti e ha assicurato vicinanza alla comunità della chiesa di Istanbul che durante la Messa ha subito un attacco armato. Quindi ha parlato della Giornata mondiale dei malati di lebbra e salutato i presenti. Tra loro i ragazzi dell’Azione cattolica diocesana di Roma in occasione dell’annuale Carovana della pace. Due di essi, i piccoli Paolo Pantano e Ginevra Sgarlato della parrocchia di San Giustino martire, erano accanto a lui, in rappresentanza dei duemila tra ragazzi, educatori, genitori, insegnanti e sacerdoti.

Cari fratelli e sorelle!

Ormai da tre anni il pianto del dolore e il rumore delle armi hanno preso il posto del sorriso che caratterizza la popolazione del Myanmar. Mi unisco perciò alla voce di alcuni Vescovi birmani, «affinché le armi della distruzione si trasformino in strumenti per crescere in umanità e giustizia». La pace è un cammino e invito tutte le parti coinvolte a muovere passi di dialogo e a rivestirsi di comprensione, perché la terra del Myanmar raggiunga la meta della riconciliazione fraterna. Sia consentito il transito di aiuti umanitari per garantire il necessario ad ogni persona.

E lo stesso avvenga in Medio Oriente, Palestina e Israele, e ovunque si combatte: si rispettino le popolazioni! Penso sempre in modo accorato a tutte le vittime, specialmente civili, causate dalla guerra in Ucraina. Per favore, si ascolti il loro grido di pace: il grido della gente, che è stanca della violenza e vuole che si fermi la guerra, che è un disastro per i popoli e disfatta per l’umanità!

Ho appreso con sollievo della liberazione delle Religiose e delle altre persone rapite con loro ad Haiti la scorsa settimana. Chiedo che siano messi in libertà quanti sono ancora sequestrati e che finisca ogni forma di violenza; tutti offrano il proprio contributo per lo sviluppo pacifico del Paese, per il quale occorre un rinnovato sostegno della Comunità internazionale.

Esprimo la mia vicinanza alla comunità della chiesa di Santa Maria Draperis a Istanbul, che durante la Messa ha subito un attacco armato che ha provocato un morto e diversi feriti.

Si celebra oggi la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Incoraggio quanti sono impegnati nel soccorso e nel reinserimento sociale di persone colpite da questa malattia che, pur essendo in regresso, è ancora tra le più temute e colpisce i più poveri ed emarginati.

Saluto tutti voi che siete venuti da Roma, dall’Italia e da tante parti del mondo. In particolare gli alunni dell’Istituto “Puente Ajuda”, di Olivenza (Spagna), e quelli dell’Istituto “Sir Michelangelo Refalo” di Gozo.

Mi rivolgo ora a voi, ragazzi e ragazze dell’Azione Cattolica, delle parrocchie e delle scuole cattoliche di Roma. Siete venuti al termine della “Carovana della Pace”, durante la quale avete riflettuto sulla chiamata ad essere custodi del creato, dono di Dio. Grazie per la vostra presenza! E grazie per il vostro impegno di costruire una società migliore.  Adesso ascoltiamo il messaggio che questi vostri amici, qui accanto a me, ci leggeranno.

In felpa verde con la scritta «Acr Style» i due piccoli “portavoce” dell’Associazione — accompagnati dall’assistente ecclesiastico di Roma don Alfredo Tedesco, dalla responsabile diocesana Marilena Pintagro e dal vice-responsabile Antonio Culla — hanno letto il tradizionale messaggio di pace, incentrato quest’anno anche sulla tematica ambientale. «Siamo qui — hanno detto — per gridare a tutta la città e al mondo intero la nostra voglia di pace! In questi giorni è difficile pensare alla pace, molte guerre sono combattute anche vicino a noi: sembra che a nessuno importi di fare la pace. Noi, invece, vogliamo stare dalla parte della pace, provando a spegnere, nel nostro piccolo, il fuoco dell’odio e della violenza». Al Papa i ragazzi hanno raccontato di aver “disegnato” la pace «come una pianta bella e rigogliosa» e di aver invece raffigurato la guerra «come una pianta secca e spoglia». Questo, hanno spiegato, «ci ricorda che il mondo è un dono di Dio: non dobbiamo distruggerlo con l’odio ma fare fiorire il messaggio di amore di Gesù e non può esistere amore senza pace!». Ricordando poi che lo slogan dell’Acr per quest’anno è “Questa è casa tua!”, hanno ribadito che «la nostra casa è il nostro pianeta» e che «dobbiamo prendercene tutti cura come in una riserva naturale». Per questo la Carovana della pace ha deciso di sostenere i progetti di Legambiente e l’iniziativa della Caritas di Roma “Io, noi, tutti. La nostra casa è comune”. Al termine il Papa ha così concluso.

Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Avete visto che i giovani, i bambini dell’Azione Cattolica sono bravi! Coraggio! Buon pranzo e arrivederci!