
05 febbraio 2022
È noto: meno ci si muove, meno ci si muoverebbe. All’inizio l’immobilità sembra una costrizione, specie se causata da traumi, o mancanza di tempo e spazi. Ma poi ci si adatta, ci si abitua, fino a desiderarla come irrinunciabile. Impressiona l’insistenza delle immagini motorie nell’omelia del Papa in occasione dell’Epifania: «partire», ripartire», «camminare», «muoversi», «movimento», «uscire», «viaggio», «ginnastica», «andare», «ritornare». E, al contrario: «accomodarsi», «rintanarsi», «bloccarsi», abituarsi a uno «spirito di parcheggio».
Il guaio è che il potere di muoversi si può perdere. Una malattia trasforma un gesto, prima facile e leggero, in ...
Questo contenuto è riservato agli abbonati

Cara Lettrice, caro Lettore,
la lettura de L'Osservatore Romano in tutte le sue edizioni è riservata agli Abbonati
la lettura de L'Osservatore Romano in tutte le sue edizioni è riservata agli Abbonati