Nuove generazioni

La fatica di essere giovani
e cattoliche

Koketso Mary Zomba  (foto da facebook.com/koketso.zomba)
05 febbraio 2022

Koketso Mary Zomba impegnata in Sudafrica 


Sono nata cattolica, discendo da tre generazioni di donne cattoliche. In un certo senso il cattolicesimo mi è stato imposto, l’ho sempre conosciuto come il modo giusto di fare le cose. Man mano che cresco e la mia fede si evolve, la scelgo però ogni giorno perché l’ho identificata come il luogo in cui Dio mi parla.

Essere giovane donna cattolica

Come giovane proveniente da un Paese democratico, dove i diritti e le libertà dei cittadini – in particolare quelli delle donne – non sono solo racchiusi nella Costituzione, ma anche rispettati quotidianamente nella società, spesso trovo i miei valori personali in conflitto con i valori della Chiesa cattolica, che mi sono stati insegnati e con i quali sono cresciuta. Questo mi ha portata a provare una sensazione di incertezza riguardo alla mia morale e a come “posizionarmi” in merito a alcune questioni. Penso che molti giovani possano riconoscersi in quello che dico.

In questo mondo globalizzato in cui tutti sono così espliciti e supponenti su tutto, noi (giovani cattolici) spesso ci sentiamo interrogare dai nostri compagni non cattolici e, a nostra volta, mettiamo in discussione la nostra stessa fede, non avendo a chi rivolgerci per ricevere le risposte precise di cui abbiamo bisogno, visto che la Chiesa cattolica è strutturata in modo particolare e quindi non sempre dà risposte dirette. L’incertezza su alcune questioni mi ha portato ad un certo punto a sentire un grande vuoto, che non sapevo come colmare. Ero la leader dei giovani e ho continuato a servire la Chiesa e la pastorale giovanile, ma il vuoto è rimasto: non mi stavo ancora connettendo con Dio nel modo in cui avevo bisogno.

Da giovani veniamo facilmente travolti e sopraffatti da tutto ciò che avviene nella nostra vita e intorno a noi, che si tratti di scuola, lavoro, vita sociale, problemi socio-economici o sforzi per tenere sotto controllo la nostra salute mentale. Finiamo col trascurare la nostra formazione spirituale, ed è qui che stavo mollando. Per il disperato bisogno che avevo di riempire quel vuoto, ho partecipato a un fine settimana di ritiro (cosa che non fanno molti giovani), ed è stato grazie alla guida spirituale di un sacerdote che sono riuscita a trovare il modo per potermi connettere con Dio.

Quell’esperienza mi ha dato una sensazione di soddisfazione e appagamento. Mi ha ricordato che tutto ciò di cui avevo bisogno per riempire quel vuoto era sempre stato lì. Vengo da una piccola comunità parrocchiale, sicché ho sempre sentito l’amore e il calore dei parrocchiani, che sono come membri di una famiglia allargata. Quando sono lì provo un forte senso di appartenenza. Ne sono orgogliosa e scelgo ogni giorno di far parte di quella comunità che crede e che appartiene a Gesù. Questo stesso senso di appartenenza mi permette, come individuo, di scegliere attivamente ogni giorno di essere cattolica.

Essere giovane donna africana

Mi piace essere donna, sono una africana orgogliosa e ho scelto di essere cattolica. Sono questi tre aspetti che modellano la mia identità, e tutti hanno lati buoni e cattivi. Come africani cresciamo sapendo che siamo allevati da una comunità, che ogni anziano della tua comunità rappresenta i tuoi genitori. Questo senso di comunità lo trovi anche nelle nostre chiese cattoliche in Africa, e ti conferma che sei davvero nel posto giusto. Come giovane donna africana mi piace che nella Chiesa cattolica ci siano spazi dove le donne possono camminare insieme nell’avvicinarsi a Dio. È emozionante vedere come le diverse confraternite femminili, pur non essendo perfette, testimoniano il loro amore verso Dio e la Chiesa come unità; io so che non cammino mai da sola.

Come giovani donne africane ci troviamo dinanzi alla sfida di sostenere e preservare le nostre culture e tradizioni cercando anche di essere devote cattoliche. L’influenza occidentale della Chiesa cattolica ha spesso prodotto dei malintesi a proposito del credere negli antenati – spesso questo è accompagnato da una connotazione negativa – mentre, d’altro canto, ci viene insegnato a onorare i santi.

Inoltre, nonostante oggi ci siano molte opportunità per le giovani, le donne devono assumere sempre un ruolo di supporto; lo si vede sia nella Chiesa, sia nel contesto femminile africano. Le donne subiscono grandi pressioni perché abbiano successo e siano di successo, ma non tanto quanto le loro controparti maschili; possono essere diacone e religiose, ma non sacerdoti.

La Chiesa e l’ascolto dei giovani

Penso che la Chiesa abbia fatto un lodevole tentativo di ascoltare le opinioni dei giovani, ma solo fino a un certo punto, su un particolare aspetto. L’Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit, che funge da lettera del Santo Padre ai giovani, ci ha aiutato a gestire la vita nell’ambito della nostra religione.

Inoltre, vedere un giovane parlare all’Assemblea generale è stato come raggiungere una pietra miliare. Ha dimostrato che la Chiesa è in ascolto e che ci tiene ad ascoltare le opinioni dei giovani.

Tuttavia c’è disuguaglianza nella rappresentanza. Quella africana rimane una minoranza – i problemi o le sfide africani sono sempre stati visti come questioni minori. Ciò ha evidenziato la necessità di istituire un Forum Globale dei Giovani e, in modo analogo, un Forum Africano dei giovani africani, che si dedicherà a questioni riguardanti in maniera specifica i giovani dell’Africa.

I giovani si allontanano dalla Chiesa

Nel contesto africano, l’istruzione è importante. Questo spinge molti giovani a porre l’istruzione prima di tutto; anche i fine settimana vengono dedicati al lavoro scolastico (durante questa pandemia è diventato la norma per matricole e studenti).

Non essendo radicati profondamente nella nostra fede, facciamo nostri i punti di vista e gli ideali altrui (quelli dei nostri genitori). Per questo è più facile abbandonarli - e molti lo fanno quando vanno via di casa: non sono ideali nostri, li abbiamo adottati.

Purtroppo, per la pressione dei social media i giovani hanno un grande bisogno di gratificazioni o soluzioni istantanee. La maggior parte di loro è cresciuta sentendosi dire che gli eventi della vita avverranno seguendo un ordine specifico e che se si fanno bene le cose, tutto seguirà tale ordine. A volte, però, le cose non avvengono così; per esempio si resta disoccupati dopo aver terminato gli studi. La Chiesa cattolica non sembra offrire soluzioni o indicazioni su come gestire questo genere di problemi. Frustrati, molti giovani finiscono per lasciarla e si avvicinano a altre chiese che promettono di dare accesso a tutte quelle cose che si desiderano in un solo istante.

Come invertire la rotta

Non potrà mai esserci una soluzione valida per tutti, ma favorire gli incontri personali con Cristo, fornire spazi, orientamenti e sostengo sin da piccoli potrebbe essere un buon inizio. Si dovrebbe sempre sentire che la Chiesa cattolica è il luogo dove si incontrerà Cristo prima ancora che il luogo delle preghiere strutturate, delle regole e delle procedure.

di Koketso Mary Zomba


Koketso Mary Zomba
è una donna giovane, laica, cattolica. Ha  29 anni ed  è nata a Pretoria, capitale amministrativa del Sudafrica.  Segretario generale del Comitato interdiocesano per i giovani della Conferenza episcopale del Sudafrica e membro dei giovani del distretto pastorale di Tshepo ad Hammanskraal, è stata scelta per rappresentare la regione dell’Africa meridionale (Sudafrica, Botswana e Swaziland) alle riunioni preparatorie a Roma  del Sinodo dei vescovi sul tema “Giovani, fede e discernimento vocazionale”, che si è tenuto nell'ottobre del 2018. Le abbiamo chiesto una riflessione  sul suo essere cattolica  e sulla Chiesa.