L’intervista

Diamo al male
il suo vero nome

Commission president Jean-Marc Sauve (L), speaks flanked by Catholic Bishop Eric de Moulins-Beaufort ...
30 dicembre 2021

Proposte dopo l’inchiesta francese sugli abusi


A Véronique Margron, in qualità di presidente della Conferenza dei Religiosi e delle Religiose di Francia (Corref), e a Monsignor Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese (Cef), il 5 ottobre 2021 la Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) ha presentato il suo rapporto. Si stima che, a partire dal 1950, 216mila persone siano state abusate, in Francia, da chierici o religiosi.

Come ha accolto il rapporto della Ciase?

Provo un’immensa gratitudine per il lavoro delle donne e degli uomini che compongono questa commissione. Ho potuto constatare che si tratta di persone magnifiche che hanno donato il proprio tempo senza riserve, cercando di essere il più rigorose possibile nella loro disciplina. Sono stati tutti molto provati da questo lavoro e dall’ascolto delle vittime, da ciò che hanno subito, ma anche dalle lacune delle istituzioni che non le hanno protette né ascoltate. Esprimo gratitudine anche per la decisione della Cef e della Corref di creare la Commissione presieduta da Jean-Marc Sauvé che è all’origine del rapporto. È probabilmente una delle inchieste migliori a livello nazionale, perché mette a confronto numerose fonti scientifiche ma conferisce anche un posto determinante alla parola delle vittime… Al tempo stesso provo un dolore molto profondo. È un sentimento strano e paradossale questa mescolanza di gratitudine frammista a dolore. Di dolore e di vergogna dinanzi a quel che appare dell’incapacità delle istituzioni di affrontare il peggio di se stesse, anche se hanno attraversato i secoli e noi pensavamo di esserne fieri. Questa debolezza, anzi questo fallimento, rivela problemi abissali.

Appunto, da dove cominciare?

Il rapporto è lunghissimo e presenta 45 raccomandazioni: occorre dunque metodo. Bisogna stabilire un’agenda che non significa respingere le cose ma organizzarle, vedere ciò che deve essere messo in atto a breve e a medio termine, ciò che rientra nel cambiamento culturale e ciò che va esaminato con il popolo di Dio, poiché decisioni gerarchiche non seguite dal popolo di Dio non recherebbero frutto. A mio parere l’ascolto delle vittime resta prioritario. Ancora non tutte hanno testimoniato e alcune hanno scoperto l’esistenza della Ciase il 5 ottobre: nella settimana successiva alla pubblicazione del rapporto la Ciase ha ricevuto 200 mail, e per quel che mi riguarda ne ho ricevute una quarantina. È dunque necessario che ci sia un ascolto costante, neutrale e professionale. Occorre anche prevedere “turni” ecclesiali quando queste persone vogliono contattare una persona della Chiesa – cosa che non sempre accade. Dopo la pubblicazione del rapporto, è stato attivato un numero verde per la denuncia di abusi sessuali nella Chiesa, con professionisti indipendenti. Se lo desiderano, le vittime possono essere messe in contatto con un apposito numero o un indirizzo mail della Cef o della Corref.

C’è anche il problema del risarcimento…

La seconda urgenza in assoluto sarà la creazione di commissioni indipendenti per ricevere tutte le persone vittime di abusi che lo desiderano e l’istituzione di mediazioni. Se chiedono una modalità di risarcimento, la commissione avrà come compito quello di avvicinarsi il più possibile alla richiesta di ognuno e di assicurare una mediazione presso l’istituto religioso coinvolto. E tale richiesta può riguardare un risarcimento economico, un accesso agli archivi, il fatto di sapere se ci sono state altre vittime, o la volontà di rivolgersi ai giovani religiosi in formazione… Si tratta comunque di riconoscere il crimine subìto dalla vittima e di prendere sul serio le sue parole. Di cercare, in definitiva, di stare il più vicino possibile al singolo, in quanto il trauma è sempre vissuto individualmente. Sappiamo che questo non è sempre correlato a quella che sarebbe la risposta sotto il profilo penale. Le ripercussioni del male fatto sulla vita delle persone e gli effetti a lungo termine del male subìto sono drammi individuali ai quali bisogna rispondere.

Perché la pubblicazione di questo rapporto è un punto di svolta?

Il 5 ottobre è stato un momento storico della Chiesa… Mi azzardo a pensare che per tutti noi ci sarà un prima e un dopo: spero in particolare che non penseremo mai più di poter essere giudice e parte in causa. L’indipendenza è un dato fondamentale. Lo stesso vale per le cellule di ascolto. Diverse vittime contattate non hanno voluto ricorrervi; di fatto, sebbene siano composte da professionisti, le persone le giudicano troppo vicine agli istituti o alle diocesi coinvolte. La fiducia ha bisogno di tempo e richiede distacco. Questo 5 ottobre è stato anche decisivo perché quel mattino è stato uno sconvolgimento del volto del Vangelo: sono stati uomini al di fuori dell’istituzione, le parole delle vittime, il presidente della Commissione Jean Marc Sauvé, a dire alla Chiesa la verità sulla sua parte più oscura. La nostra Chiesa che intende – nel senso buono del termine – dire la verità, non solo riguardo alla fede, ma molto spesso anche riguardo all’umano, si è sentita dire la sua verità – in ogni caso qualcosa che le si avvicina – da altri.

Il rapporto mostra che ci sono stati abusi anche nell’ambito familiare, sportivo… esiste una specificità degli abusi nella Chiesa?

Sì e no. Alcuni psicologi dicono che le aggressioni sessuali commesse nella Chiesa sono dei neo-incesti: la Chiesa si vive come una famiglia, i sacerdoti sono padri e le religiose sorelle, a volte persino madri. L’intimo dell’aggressione si gioca sulla mescolanza tra paura e affetto e l’abuso di autorità è molto vicino a ciò che si constata negli incesti. La strategia dell’aggressore è spesso simile: cerca di poter continuare le sue aggressioni costringendo la vittima al silenzio con ricatti basati sulla paura e sull’affetto, giocando proprio sul fatto che la famiglia, come la Chiesa non vuole scandali. La specificità consiste nel fatto che la famiglia è un piccolo mondo mentre la Chiesa è un mondo molto organizzato. Così la strategia degli aggressori ha contaminato l’insieme delle istituzioni affinché nessuna reagisse come avrebbe dovuto con, per corollario, l’aggravante dovuta al clericalismo, a un rapporto problematico con il segreto, e soprattutto con il riferimento al sacro. Far riferimento al sacro significa dire che non c’è alcuna legge che s’impone a me, a noi. Anche questo fa parte della strategia dell’aggressore. E dell’istituzione che aggredisce a sua volta.

In che cosa?

È più difficile per i bambini provenienti da ambienti molto religiosi parlare, poiché hanno la sensazione di tradire i propri genitori ancora di più. Si aggrava ulteriormente quando gli abusatori, in ambito ecclesiale, rivendicano la volontà di Dio.

Anche il rapporto con la purezza gioca un ruolo, e alcuni aggressori nella Chiesa ci hanno giocato stabilendo criteri perché il rapporto rimanga nel regno del “puro”.

È agghiacciante. Il rapporto con la purezza è una questione tanto antropologica quanto biblica: fin dalla Genesi si tratta di passare dal puro al santo. Il rapporto con la purezza è qualcosa di molto arcaico in noi, che non ha nulla a che vedere con l’etica. Inoltre, quando è corroborato da un discorso religioso subdolo, allora le persone si sentono inibite. Non si tratta neppure di fare un discorso di facciata sulla castità, se non s’interroga la realtà in profondità, quella della sessualità in quanto tale, anche della violenza e dell’abuso. Fin dall’inizio la Bibbia chiama le cose così come sono: il giorno è il giorno, la notte è la notte, l’assassinio è un crimine. Bisogna chiamare le cose con il loro nome.

di Marie-Lucile Kubacki
Giornalista di «La Vie» a Roma

 

Véronique Margron

Priora provinciale di Francia delle Suore di Carità Domenicane della Presentazione della Santa Vergine, teologa morale, è nata a Dakar in Senegal, 64 anni fa. Prima donna preside di una facoltà di teologia, quella dell’Università cattolica de l'Ouest, da molto tempo assiste le vittime di abusi nella Chiesa. Come presidente della Conferenza delle religiose il 5 ottobre scorso ha ricevuto il rapporto Ciase sugli abusi