Educare è ascoltare gli altri, anche sull’ambiente

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01 ottobre 2021

Di futuro, di ambiente ma soprattutto di giovani si può parlare in una prospettiva anche molto lontana dai luoghi comuni, per cercare di vedere qualcosa che rischia spesso di finire fuori dal nostro “campo visivo”. Matteo Corbucci, presidente italiano dell’Organizzazione mondiale per l’educazione prescolare (Omep) — ente che rappresenta tutti gli educatori e gli insegnanti che si dedicano a vario titolo ai bambini più piccoli — lavora ogni giorno con i giovanissimi operando come pedagogista nonché educatore dell’età prescolare. Tra i suoi interessi di maggiore rilievo quello di studiare il ruolo che l’educazione infantile gioca nel promuovere i temi della sostenibilità e della salvaguardia del pianeta.

Matteo, con la Cop26 il futuro sembra finalmente ripensato anche dalle nuove generazioni. Papa Francesco ha detto che i giovani sono il presente dell’umanità e che devono farsi sentire, fare chiasso. Ma cosa possono fare dei ragazzi per incidere sulle politiche globali per il clima?

I giovani devono esercitare il loro pieno diritto di cittadinanza; rivendicare la loro decisa presenza nel dibattito pubblico; portare una voce nuova che promuova grandi cambiamenti. Considerate le enormi sfide che dobbiamo affrontare, è innegabile la necessità di una fratellanza universale che sia capace di creare un mondo pacifico e finalmente salvo dalle minacce più gravi. La pace, anche quella tra uomo e ambiente, si basa su intenzioni chiare e azioni concrete che devono coinvolgere tutti. Penso soprattutto ai giovanissimi, perché è proprio lavorando con i bambini che si comprende quanto non esistano mai passi troppo piccoli per andare verso il bene, verso la crescita, verso l’espressione naturale delle nostre potenzialità. La parola chiave diventa allora “intergenerazionalità”! Perché è solo quando le diverse generazioni collaborano che si vengono a creare le comunità di cui facciamo parte. Ogni membro della comunità umana va ascoltato nei suoi bisogni e fatto partecipare al disegno di una vita migliore per tutti.

Quali sono le esperienze personali che hai maturato in questo campo?

Un aspetto che mi sta particolarmente a cuore è l’utilizzo dei linguaggi espressivi ed artistici come mezzo per emozionare chi ci ascolta, per coinvolgerlo attivamente in una riflessione sulla cura dell’ambiente e delle sue creature. Credo fermamente che i professionisti del settore socio-umanistico abbiano una grande responsabilità in questo senso. Nel mio lavoro con i bambini, ad esempio, ho studiato l’uso del burattino come strumento pedagogico: un oggetto di facile accessibilità, inclusivo e, appunto, intergenerazionale. L’ho utilizzato per la realizzazione di laboratori educativi e spettacoli di teatro sociale, ma anche sulle piattaforme digitali, dove ho potuto creare filmati e programmi educativi. D’altra parte, la forza simbolica degli strumenti semplici è sempre potente, e questo gioco permette di destreggiarsi bene tra narrazione e animazione, veicolando temi importanti già nella prima infanzia. Ma anche se penso a giovani e adulti questo lavoro mi insegna molto. È necessario capire infatti, che per la soluzione di qualunque problema, anche la crisi ambientale, lo slancio e l’ingegno migliori non vengono affatto dalla brutalità di quando ci sentiamo padroni del mondo, bensì dalla creatività che abbiamo sviluppato nel mondo delicato della nostra infanzia. Bisognerebbe rifletterci quando parliamo di futuro …

Siamo sempre più vicini ai momenti decisivi della Cop26 Milano - Glasgow. Dalla tua prospettiva quali sono le sfide da non perdere?

Vorrei sottolineare l’importanza che hanno istruzione e cultura. Perché a ben vedere sono decisive per tutte le prospettive future che ci prefiggiamo. La perfetta sintesi di questi due processi si trova nel concetto di educazione: quell’opera di formazione e umanizzazione della persona che coinvolge sempre i contesti di vita. Garantire il diritto ad una istruzione di qualità ha ricadute di lungo termine incredibilmente importanti per la vita di una persona, come anche per la società e per l’ecosistema in cui questa agisce. Non è un caso che l’Agenda Onu 2030 metta questo punto al 4° posto tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’umanità. L’evento della Cop, poi, va pienamente in questa direzione; perché una svolta positiva non potrà mai prescindere dalla necessità di educarci reciprocamente ad un futuro diverso e migliore. Senza questo reciproco scambio educativo, si potrebbe facilmente cadere negli interessi particolari e nell’affermazione della singola persona. L’incontro, lo scambio, la messa in comune dei tratti fondamentali della nostra umanità, con le sue diversità e i suoi bisogni…; è solo da tutto questo che può nascere una proposta convincente, di alto respiro, persino rivoluzionaria.

* Progetto giovani e ambiente
di Earth Day Italia

di Ludovica Tucci *