L’Intervista

Il figlio che dà senso alla vita

 Il figlio che dà senso alla vita   DCM-011
04 dicembre 2021

Al cinema una storia di paternità del regista Roberto Andò


Il tema di una paternità mancata, e inaspettatamente “trovata” in circostanze ultra-drammatiche, è al centro di un film recente, toccante e prezioso: Il bambino nascosto di Roberto Andò, tratto dall’omonimo romanzo dello stesso regista (La Nave di Teseo, 2020). Protagonista è il bravissimo Silvio Orlando (nella foto), un professore di pianoforte che vive in un quartiere malfamato di Napoli: uomo solitario, emarginato dalla famiglia d’origine, si vede la vita sconvolta quando gli piomba in casa un ragazzino che gli chiede di nasconderlo alla camorra, decisa a ucciderlo perché insieme con un coetaneo ha scippato la madre di un boss. Tra i due si stabilisce un legame profondo, al di là degli schemi e delle definizioni.

È giusto, Andò, parlare di paternità ritrovata?

Senza dubbio. Il professore e il bambino sono due “invisibili” e si consegnano uno all’altro creando una famiglia atipica ma basata sull’affetto e dotata di una straordinaria forza, di una sua legittimità. L’uomo trova il figlio che non aveva mai programmato di avere, il bambino scopre un padre capace di amarlo e proteggerlo mentre quello naturale è pronto a consegnarlo ai criminali.

Ma come le è venuta l’idea di questa storia?

Ho preso spunto da un atroce fatto di cronaca avvenuto nel 1976 nella mia Sicilia, quando quattro ragazzini vennero rapiti, strangolati e gettati in un pozzo dalla mafia dopo aver rapinato la madre del boss Nitto Santapaola. Per anni non si seppe nulla di loro. E la cosa ancora più sconvolgente fu che i padri non ne avevano mai denunciato la scomparsa.

Perché nel cinema la paternità è meno raccontata della maternità?

Mentre la madre viene considerata l’origine generante del mondo sulla base della tradizione cattolica di Maria con il Bambino, il padre è una figura più sfuggente. Nella cultura del Novecento è spesso assente, o inadeguata se non addirittura dotata di una connotazione negativa.

A cosa si riferisce?

Al padre-padrone, una tipologia che ancora resiste presso certe tradizioni .

Come sono i nuovi padri?

Più consapevoli, sempre più in ascolto dei figli. Il loro ruolo si è ridefinito, arricchendosi di sfumature. È come se la società si fosse psicoanalizzata e il padre abbia gettato la maschera scoprendosi più conscio della propria funzione. È una nuova realtà che anche il cinema è pronto a raccontare.

di Gloria Satta