Francesco nel cuore
degli ungheresi

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13 settembre 2021

Se c’è un dato emerso nel corso delle sette ore trascorse da Francesco a Budapest è che il Papa ha aperto una breccia nel cuore degli ungheresi. Lo ha fatto perché ha pronunciato qualche parola di saluto e ringraziamento nella loro non facile lingua. Lo ha fatto perché dopo tante polemiche sull’incontro con il premier Orbán, con le autorità dell’Ungheria c’è stato un dialogo aperto pur nella ben nota diversità di vedute. Lo ha fatto perché in ogni appuntamento del suo breve viaggio Francesco ha lasciato parlare il Vangelo riproponendo alcuni messaggi chiave del suo pontificato.

Li ha offerti ai suoi interlocutori “dal di dentro”. Non è venuto a fare richiami o rimproveri. Ha valorizzato il grande attaccamento alle radici cristiane del popolo ungherese, e al tempo stesso ha ricordato che queste radici sono feconde se non provocano chiusura o nostalgie del passato, ma permettono di aprirsi al futuro e di abbracciarlo con speranza.

Il Papa, con parole rivolte agli ungheresi e al tempo stesso alla Chiesa universale simbolicamente radunata per la Statio Orbis eucaristica, ha ricordato qual è lo stile di Dio. Uno stile così diverso da quello umano che rincorre successo e l’affermazione di sé. Francesco ha testimoniato ancora una volta che la via cristiana passa per un decentramento da noi stessi, dal nostro protagonismo, per far spazio a Gesù e mettersi dietro di lui, non soltanto ammirandolo, ma imitandolo. In questa imitazione, la risurrezione non può prescindere dal sacrificio, dalla croce. Non può prescindere dall’abbassarsi per servire.

Lo stile di Dio è prossimità, compassione, tenerezza verso i fratelli, specialmente verso coloro che soffrono.

di Andrea Tornielli