Il Pontefice incontra la fondazione Arché e invita ad aprire strade di rinascita e dignità

Liberare mamme e bambini dai lacci della violenza

 Liberare mamme  e bambini  dai lacci della  violenza  QUO-198
02 settembre 2021

«Le vostre comunità accoglienti sono un segno di speranza» per tante mamme e bambini che sono riusciti a liberarsi «dai lacci della violenza» e «del maltrattamento». Lo ha sottolineato Papa Francesco nel discorso rivolto ai duecento membri della fondazione Arché, ricevuti in udienza stamane, giovedì 2 settembre, nella Sala Clementina.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Grazie di essere venuti a raccontarmi la vostra storia, non solo con le parole, ma con i volti e la presenza.

Ringrazio Don Giuseppe Bettoni per la sua introduzione, e soprattutto per il suo lavoro in questi trent’anni — ma tu hai incominciato a lavorare dalla Prima Comunione? [ride, ridono] — da quando è iniziato il vostro impegno di accoglienza di mamme con bambini. L’avete chiamato “Arché”, che richiama l’origine, il principio, e noi sappiamo che in principio c’è l’Amore, l’amore di Dio. Tutto ciò che è vita, tutto ciò che è bello, buono e vero viene da lì, da Dio che è amore, come dal cuore e dal grembo di una madre viene la vita umana, e come dal cuore e dal grembo di una Madre è venuto Gesù, che è l’Amore fattosi carne, fattosi uomo.

E allora, in questa logica, in principio ci sono i volti: per voi sono i volti di quelle mamme e di quei bambini che avete accolto e aiutato a liberarsi dai lacci della violenza, del maltrattamento. Anche donne migranti che portano nella loro carne esperienze drammatiche.

Le vostre comunità accoglienti sono un segno di speranza prima di tutto per loro, per queste donne e per i loro figli. Ma lo sono anche per voi stessi che condividete la vita con loro; e per i volontari, i giovani, le giovani, le giovani coppie che in queste comunità fanno esperienza di servizio non solo per i poveri — cosa molto buona — ma più buono è con i poveri.

La Mamma col Bambino è un’icona tanto familiare per noi cristiani. Per voi non è rimasta solo un bel quadretto: l’avete tradotta in un’esperienza concreta, fatta di storie e di volti concreti. Questo significa certamente problemi, difficoltà, fatiche... Ma significa nello stesso tempo gioia, gioia di vedere che la condivisione apre strade di libertà, di rinascita, di dignità.

Per questo vi ringrazio, cari fratelli e sorelle, e vi benedico perché possiate andare avanti finché il Signore vorrà. Vi sono grato, in particolare, anche a nome della Diocesi di Roma, perché so che dopodomani inaugurerete la vostra casa qui a Roma, casa che ospiterà una nuova comunità. Che sia un luogo in cui si vive lo stile di Dio, che è vicinanza, tenerezza e compassione. E che la struttura sia sempre al servizio delle persone, non al contrario.

Lo Spirito Santo rinnovi sempre in voi la gioia del Vangelo, e la Madonna vi protegga. Mi raccomando, pregate anche per me. Grazie!