Il cuore è fatto per cose grandi

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28 agosto 2021

Era fine estate ma ricordo che faceva ancora molto caldo; ero giovane, mi trovavo a casa da sola e studiavo per l’imminente sessione d’esame a settembre. Nel tardo pomeriggio, ormai stanca e forse rammaricata per la giornata infruttuosa, mi attraversò uno strano pensiero, come un impulso inedito per me: volevo andare in chiesa e a Messa. Ero piuttosto annoiata a causa del tempo trascorso sui libri, ma quel pensiero mi mise in moto.

Tuttavia, non volevo andare nella mia parrocchia; trovavo già abbastanza disdicevole andare a Messa in un giorno feriale ma, ancor di più, temevo di essere vista e riconosciuta da qualcuno. Così mi diressi verso la chiesa invece più vicina a casa dove però, ero certa non mi conoscesse nessuno: la chiesa era intitolata a santa Monica — lo è tuttora, ma all’epoca non sapevo nemmeno chi fosse questa santa.

Entrai in chiesa e subito percepii uno strano clima festoso: c’era gente — non me l’aspettavo — e i sacerdoti celebranti erano più di uno. Pensai che, forse, si festeggiasse l’anniversario di matrimonio di qualche coppia e immaginai che la Messa sarebbe durata più del solito; una voce dentro di me mi suggeriva di andare via, di lasciare stare, di fare piuttosto una passeggiata altrove, magari sul vicinissimo lungomare. Ma in chiesa faceva fresco, c’erano posti liberi in fondo e in penombra e decisi di rimanere: avrei pur sempre potuto farmi i fatti miei, immergermi nei miei pensieri che dovevo ritenere più importanti, e andarmene quando avessi voluto. Più o meno questa ero io. Ma quel giorno era il 28 agosto, il giorno in cui la Chiesa fa memoria di sant’Agostino — e neanche questo sapevo.

Dopo le letture — che non ricordo perché devo non averle ascoltate — il sacerdote si portò all’ambone per la sua omelia mentre io mi preparavo a un tempo di sola quiete. Non posso ricordare le sue parole ma ho ancora bene in mente il suo tono caldo e vivace nel parlare di un uomo, un santo, appunto Agostino, della sua vita, della sua giovinezza, delle sue passioni, della sua inquietudine, dei suoi grandi desideri, dei suoi amori e dei suoi peccati, della sua conversione e del suo ardente amore per Dio… e io non potevo non ascoltare.

Non riuscivo a difendermi in nessun modo da quel racconto, mi sentivo coinvolta come se qualcuno stesse raccontando la mia di vita e mi dicesse che era bella nelle sue contraddizioni, importante nei suoi combattimenti e che Dio stesso la amava. La vicenda esistenziale e di fede di quell’uomo, lontano secoli e secoli da me, mi faceva da specchio, dava voce a quello che portavo in me; mi commuoveva e insieme mi rallegrava moltissimo.

Non so cosa accadde in me ma, il giorno dopo, andai presto in una libreria per comprare Le Confessioni — senza sapere che in casa ce ne erano già più copie — perché era il libro che il sacerdote aveva citato nella sua omelia. E così ho cominciato a leggere, più propriamente a viaggiare dentro la mia vita, in compagnia di quell’uomo che mi insegnava, passo dopo passo, l’arte di discendere nel cuore, di guardare la verità e di conoscere la Verità. Posso fare mie quelle parole che Agostino proferisce riferendosi a un libro invece letto da lui: «Quel libro, devo ammetterlo, mutò il mio modo di sentire, mutò le preghiere stesse che rivolgevo a te, Signore, suscitò in me nuove aspirazioni e nuovi desideri». (Le Confessioni iii , 4.7).

Iniziavo a conoscere Agostino attraverso ciò che lui stesso raccontava di sé e scoprivo in lui che c’era una possibilità per me di esprimere e verbalizzare i miei desideri. Non mi ingannavo, il cuore è fatto per cose grandi, grandissime: la ricerca di Dio, l’amicizia, la comunione, la passione, la dedizione, la bellezza insieme al raccoglimento, alla preghiera, alla grazia. Il filosofo noioso e troppo loquace che mi avevano presentato come Agostino di Ippona ai tempi della scuola non era lo stesso uomo che stavo incontrando adesso; raccogliendone tutta l’inquietudine, riconoscevo la mia che finalmente trovava diritto di cittadinanza tra i santi!

Sono trascorsi molti anni da quei giorni e da quelle indimenticabili emozioni e solo la Provvidenza sa come poi, venti anni fa, approdai alla vita monastica agostiniana. Quello che so io invece è che in Agostino abitava un anelito alla relazione con Dio e alla contemplazione di quel Volto Santo che cercava nelle pieghe della storia, di ogni storia, mai lontano dalla realtà e dalle vicende concretissime dell’umanità.

Il nostro cuore è come il cuore di Agostino: è capace di ardere di intensa passione per il Bene, per la Bellezza, per la ricerca della felicità. Ed è in noi la possibilità di ascoltare questa passione per volgerci a Colui che ne è la sorgente.

Sono di sant’Agostino le parole che ci aiutano a fare verità: «Rientrate nel vostro cuore! Dove volete andare lontani da voi? Andando lontano vi perderete. Perché vi mettete su strade deserte? Rientrate dal vostro vagabondaggio che vi ha portato fuori strada; ritornate al Signore. Egli è pronto. Prima rientra nel tuo cuore, tu che sei diventato estraneo a te stesso, a forza di vagabondare fuori: non conosci te stesso, e cerchi colui che ti ha creato! Torna, torna al cuore! Rientra nel cuore: lì esamina quel che forse percepisci di Dio, perché lì si trova l’immagine di Dio; nell’interiorità dell’uomo abita Cristo» (Commento al Vangelo di Giovanni).

di Fulvia Sieni
Monaca agostiniana