Bailamme

Amatrice brucia nella memoria

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27 agosto 2021

Era una notte d’estate, l’occhio assonnato di pochi va al telefonino che si illumina all’ultimo tweet. Terremoto in centro Italia, epicentro Amatrice eccetera. Amatrice la conosciamo tutti, amena villeggiatura, saporoso ricordo di buona cucina. Abbiamo imparato a conoscere i nomi di Accumoli, Arquata del Tronto, Visso, Ussita. 299 morti. Famiglie spezzate, più delle case. E famiglie e vite che si sono ricostruite; ben più delle case, che ancora testimoniano con la crudezza delle macerie che l’incuria dell’uomo continua.

Cinque anni dopo, le zone rosse cingono i  paesi e i quartieri disastrati, il ricordo addolcisce la pena, la rabbia è tenuta a bada dall’affetto, dall’accoglienza dei buoni. La rabbia per quel che si poteva sapere, che si poteva fare, per quel che oggi sarebbe dovuto esser fatto. E col ricordo, la riflessione, la domanda più bruciante che il tempo non  placa. Perché? Non  perché in quella terra, sono tante le devastazioni nel mondo, e più crudeli, ma un perché più rimbombante, eterno: “A chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell’universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono?”.

È ancora Leopardi, nel Dialogo della Natura e di un islandese, ad osare l’interrogativo più umano e terribile. “Empia Natura”. Noi chiamiamo il suo creatore. Dio, perché? Tu, Onnipotente, potevi fermare la terra. O era un segno: ma allora avrebbe ragione Voltaire, che fondava il suo ateismo proprio sull’insensatezza di un Dio che permette lo strazio della  Lisbona rasa al suolo. «Dio si vendica: pagano morendo i loro crimini? / Che delitto, che colpa questi bimbi han commesso / schiacciati e insanguinati sopra il seno materno?». Non  si trovano che domande sul senso insensato del male, in ogni sua forma, nella storia della letteratura, della filosofia. Perché c’è un male che evidentemente è imputabile all’uomo, alla sua colpa, al suo peccato o stupidità. E un male che sopraggiunge, che solo in parte dipende dalla nostra distrazione o trascuratezza del mondo che ci è donato. Gli elementi naturali che si scatenano, come autonomi e impazziti, l’insidiosità di malattie mortifere. Dunque, ancora una volta: Dio può tutto, e vuole il male, o non può fermarlo, o si disinteressa di noi?

 Qui tocca ricorrere a quell’estensione del concetto di ragione tanto invocata da Benedetto xvi : se è razionale la questione posta, è però ragionevole (oltreché consolante, ma sarebbe ancor poco) un’altra risposta. Dio c’è e ha vinto il male, inestirpabile, nelle sue diverse forme, dalla vita dell’uomo. Dio c’è ed è accanto agli uomini oppressi dallo spavento e il dolore. Dio c’è, e vedremo un giorno con chiarezza il significato di ogni lacrima e ogni pena. È più ragionevole mettersi sulla scia di un popolo martoriato nella storia dal male, che si è inchinato con fede a Chi l’ha eletto con le parole del Salmo: «Dio è per noi rifugio e  forza, aiuto sempre vicino nelle angosce. Perciò non  tremiamo se trema la terra… Un fiume  e i suoi ruscelli allietano la Città di Dio. Dio sta in essa, non potrà vacillare. La soccorrerà Dio, prima del mattino». 

di Monica Mondo