Quattro fratelli si sono stabiliti in un comune multietnico alle porte di Parigi

Taizé va in città

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23 agosto 2021

Dal verdeggiante paesaggio della campagna francese allo smog della circonvallazione parigina, dalla tranquillità rurale all’agitazione cittadina, la vita è decisamente cambiata per Jasper, Wojtek, Simon e Githinji, quattro fratelli di Taizé che nel dicembre scorso hanno raccolto la sfida di fondare la prima comunità in Europa al di fuori della sede storica, un progetto nato dalla volontà congiunta del priore, fratel Alois, e di monsignor Pascal Delannoy, vescovo di Saint-Denis. Nella città di Pantin — confinante con Parigi e la cui popolazione è la più giovane di Francia, con una grande componente musulmana — la parrocchia di Santa Marta dei Quattro Cammini ha accolto nel presbiterio attiguo alla chiesa i quattro religiosi, tutti tra i 30 e i 45 anni, autorizzati anche ad addobbare una parte della chiesa con lo stile di Taizé: luci multicolori, candele, icone.

«I fedeli, compresi quelli che non conoscevano la nostra comunità, hanno subito apprezzato i nostri sforzi per creare uno spazio specialmente dedicato alla preghiera, con le porte dell’edificio spalancate», commenta fratello Jasper, originario dei Paesi Bassi, sintetizzando per il nostro giornale le sue impressioni su questi ultimi otto mesi. Integrarsi al di fuori delle mura della parrocchia e farsi accettare da una popolazione composta da più di cento nazionalità richiede tuttavia molta pazienza, rispetto e benevolenza. «Poiché gli incontri formali con altre organizzazioni religiose sono ostacolati dalla crisi sanitaria, proviamo a sviluppare relazioni interpersonali nei luoghi della vita quotidiana, come i negozi o le associazioni», spiega Jasper, consapevole del rischio, in una società così diversificata, di rimanere rinchiusi.

Oltre alle preghiere, i quattro vanno incontro alla gente e si impegnano in progetti comunitari nel quartiere. «Con il Secours populaire — spiega fratel Githinji, originario del Kenya — do una mano nella distribuzione del cibo due volte a settimana. Mi permette di parlare con le persone». Altri ancora vanno in giro in bicicletta per sostenere i migranti e i senzatetto. «Viviamo in un quartiere complesso, con problemi di precarietà e di alloggio, che necessita un vero sforzo per entrare in contatto con l’altro. Spetta a noi fare il primo passo», rileva ancora fratel Jasper.

Di fronte a tale sfida, in una città multietnica e multireligiosa come Pantin, l’esperienza di fratellanza promossa da sempre dalla comunità di Taizé è di grande aiuto per i quattro uomini: «Grazie al nostro lavoro sull’ecumenismo siamo già abituati alla diversità, sappiamo creare spazi di dialogo. Non intendiamo rivoluzionare la situazione attuale a Pantin ma semplicemente aiutare la gente a vivere insieme», riassume il nostro interlocutore. Con la fine delle restrizioni sanitarie, ai quattro fratelli è stato chiesto di intervenire in altre parti della diocesi di Saint-Denis: «Abbiamo organizzato attività in diverse chiese e incontrato i giovani che sarebbero dovuti andare a Taizé in questi ultimi mesi, e siamo stati invitati dalle parrocchie dei comuni limitrofi». Per monsignor Delannoy, le attività della comunità sono destinate a svilupparsi: «L’idea è di avere un polo spirituale ben evidenziato — indica il vescovo — e ci auguriamo che tutto ciò possa ampliarsi l’anno prossimo, quando il contesto sanitario sarà forse più favorevole».

di Charles de Pechpeyrou