Piccoli gesti di solidarietà

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20 agosto 2021

Mentre si attendono le decisioni dei governi occidentali sulle strategie da mettere in campo per accogliere le migliaia di persone in fuga dall’Afghanistan, a Kabul c’è chi offre quello che può — cibo, acqua — per dare un po’ di sollievo a quanti attendono di lasciare il Paese. E allo stesso tempo in alcuni Paesi, a livello locale, ci si sta attrezzando per offrire ospitalità a quanti riusciranno ad arrivare.

Sono spesso piccole iniziative, come quella della diocesi siciliana di Mazara del Vallo, che ha messo a disposizione le strutture dell’Opera di religione Monsignor Gioacchino Di Leo e della parrocchia Madonna della Sapienza di Marsala. «Oltre la commozione per ciò che apprendiamo dai media su ciò che sta succedendo in Afghanistan, noi abbiamo deciso di fare la nostra piccola parte per i fratelli afghani», ha commentato il Vescovo, monsignor Domenico Mogavero.

Sulla stessa linea don Vito Piccinonna, direttore della Caritas diocesana di Bari-Bitonto, che, ha detto, «certamente ci si metterà a disposizione appena giungeranno notizie dalla Cei per attivare corridoi sanitari e umanitari». Anche alcuni sindaci italiani hanno annunciato disponibilità ad accogliere profughi. Altre diocesi e associazioni nel frattempo si stanno mobilitando.

Sulla situazione in Afghanistan è intervenuto anche Monsignor Gian Carlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes, sottolineando che quanto sta accadendo nel Paese «ripropone un’azione comune europea nel Mediterraneo che unisca ai controlli il salvataggio, il riconoscimento e la tutela di coloro che hanno diritto a una protezione internazionale».

La sfida è globale. Lo ha ribadito il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ricordando a tutti i Paesi «l’obbligo di proteggere i civili e ad astenersi da qualsiasi rimpatrio» in Afghanistan.