Il compito del giornalismo (e quello della politica)

La denuncia non basta

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17 agosto 2021

Nella lettera del 12 agosto a Maurizio Maggiani il Papa non ha solo risposto ad un giornalista su una precisa (per quanto grande) questione, ma con la sua riflessione ha indicato una strada a tutti gli operatori che usano, come dice nella lettera, “la penna o la tastiera da computer”. Sono questi strumenti, scrive il Papa, che offrono ai giornalisti e a tutti gli operatori della comunicazione la possibilità «di denunciare, di scrivere cose anche scomode per scuotere dall’indifferenza, per stimolare le coscienze, inquietandole perché non si lascino anestetizzare dal non mi interessa, non è affar mio, cosa ci posso fare se il mondo va così? Per dare voce a chi non ha voce e levare la voce a favore di chi viene messo a tacere».

Se c’è un compito che questa testata considera centrale è proprio cercare di mettere il “dare voce a chi non ha voce” al di sopra di tutto il resto, come una linea-guida che ogni giorno ha dettato il lavoro di realizzazione del giornale. Con molti limiti e tante cadute ovviamente, ma questo è l’orizzonte, l’ideale che «L’Osservatore Romano» sta cercando di seguire, faticosamente, giorno per giorno.

Il mondo tende verso il torpore, all’auto-anestesia e quindi è quanto mai urgente una voce, acuta e libera (e quindi credibile) che risvegli la coscienza e la sua inquietudine spingendo ogni persona a spezzare la congiura delle cattive abitudini. Nel suo stile concreto il Papa indica anche “come” deve essere fatto questo lavoro di denuncia, affinché sia «una denuncia che non attacchi le persone, ma porti alla luce le manovre oscure che in nome del dio denaro soffocano la dignità della persona umana. È importante denunciare i meccanismi di morte, le “strutture di peccato”». Questo è il ruolo del giornalismo, così come degli scrittori (il Papa cita il “suo” Dostoevskij cantore delle vite “umiliate e offese”) e di tutti gli artisti, di chi cioè, osservando la realtà umana, amandola, grida di fronte alle ingiustizie e ai torti fatti ad ogni singola persona.

Viene da chiedersi: e qual è allora il ruolo della politica?

La politica viene subito dopo, proprio quando finisce il grido di chi denuncia ecco che deve intervenire l’azione di chi è chiamato a governare. Un’azione che non può limitarsi alla denuncia ma da essa deve partire, per agire concretamente. A questo proposito resta illuminante una frase di Aldo Moro: «In politica i problemi non si denunciano ma si affrontano». È importante ricordare tutto questo in un momento come quello attuale dove a volte la politica sembra affetta dalla doppia patologia della “denuncite” e della “annuncite” che la riduce alla sua caricatura: i politici da una parte si stracciano di continuo le vesti scandalizzandosi delle tante malefatte (compiute dagli altri), dall’altra annunciano per il futuro grandi progetti di riforma di un po’ di tutto, soprattutto delle precedenti riforme sbagliate (realizzate dagli altri). Ma il Papa, sempre nella lettera del 12 agosto, lo dice chiaramente: «Ma denunciare non basta. Siamo chiamati anche al coraggio di rinunciare». Una rinuncia non si annuncia, si fa. E chi la fa non sta tanto a criticare gli altri, agisce innanzitutto su di sé. «Non bisogna dire agli altri cosa non si deve fare», osservava con acutezza la narratrice cattolica Flannery O’Connor, «ma si deve fare diversamente».

E così il Papa spiega anche a cosa si deve cominciare a rinunciare: «Ad abitudini e vantaggi che, oggi dove tutto è collegato, scopriamo, per i meccanismi perversi dello sfruttamento, danneggiare la dignità di nostri fratelli e sorelle. È un segno potente rinunciare a posizioni e comodità per fare spazio a chi non ha spazio. Dire un no per un sì più grande. Per testimoniare che un’economia diversa, a misura d’uomo, è possibile». Ecco, dare voce a chi non ha voce, compito di un giornalismo inquieto e inquietante, per dare spazio a chi non ha spazio, compito di una politica più giusta, più umana.

di Andrea Monda