Il cardinale Piacenza per la celebrazione del Perdono di Assisi

Il mondo deve ritrovare la memoria della misericordia

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03 agosto 2021

Il grande merito di san Francesco è stato quello di «permanere ostinatamente nel seno della Chiesa; nonostante molte incomprensioni e sofferenze, nonostante la distanza, talora siderale, che egli sperimentava, mai volle separarsi dalla Madre, al seno della quale beveva il latte del Vangelo di Cristo». Lo ha sottolineato il cardinale penitenziere maggiore Mauro Piacenza durante la messa presieduta in occasione dell’annuale celebrazione del Perdono di Assisi. Il solenne rito liturgico si è svolto a Santa Maria degli Angeli in Porziuncola lunedì 2 agosto, solennità della dedicazione della basilica papale della cittadina umbra e giorno in cui otto secoli fa — era il 1216 — il Poverello ottenne l’indulgenza da Papa Onorio iii .

Il porporato ha fatto riferimento all’esperienza del santo di Assisi per rimarcare che «attraversiamo anche oggi tempi difficili: non sempre comprendiamo tutto» e «talvolta non mancano gli scandali e le obiezioni alla Chiesa nella sua dimensione minore, ovvero, in quella umana, in quella pellegrinante». Ma mai, ha ribadito rilanciando la lezione di san Francesco, «dobbiamo separarci dal Corpo di Cristo, che è la Chiesa, sempre ricordando l’inequivocabile parola del Signore: “Io sono la Vite, voi i tralci”». Infatti, si è domandato, come potremmo immaginare anche «remotamente un qualche frutto, se non restassimo ostinatamente innestati nella Vite che è Cristo, se non ci nutrissimo quotidianamente della linfa vitale della sua Parola e dei sacramenti?».

Facendo riferimento alla misericordia, cuore dell’esperienza del Perdono di Assisi, il cardinale ha poi fatto notare che essa parla della stessa «essenza di Dio; Dio non è solo misericordioso, Egli è la misericordia, indicando con tale espressione una delle possibili varianti della capitale affermazione di san Giovanni al quarto capitolo della sua prima lettera: “Deus caritas est - Dio è amore”». Questo è il primo grande insegnamento che si trae dal perdono di Assisi: «l’amore è troppo “corto”, se non giunge a diventare misericordia». Come in Dio la misericordia non è «solo una caratteristica, o un atto esterno, ma coincide appunto col suo stesso essere, così l’essere stesso di Dio è atto puro, è amore, è misericordia».

Come vivere allora un amore così autentico da divenire atto di misericordia, specialmente in questo tempo e in questa società, «così segnati dall’individualismo e da un narcisistico egoismo», per «ricomprendere che l’essenza stessa del nostro essere, creato ad immagine e somiglianza di Dio, è relazione, è amore, è misericordia»? In proposito, il cardinale ha indicato tre strade: innanzitutto, la via maestra, che è Cristo stesso; poi la strada imprescindibile dell’esperienza autentica e personale della misericordia e del perdono; infine, e in subordine alla precedente, la via della beata Vergine Maria, di san Francesco e della comunione dei santi.

La prima strada, ha spiegato, è quella «del Signore Gesù: Egli stesso ha detto di sé “Io sono la Via”; non ci ha appena parlato dell’amore di Dio, o di Dio come amore»; non ha fatto «una narrazione della divina misericordia e del perdono, ma si è fatto misericordia, scegliendo, liberamente e per amore, di morire per noi sulla Croce».

La seconda strada è quella dell’esperienza concreta. «Uno dei drammi della nostra società — ha constatato il cardinale — è quello di aver perso la memoria della misericordia». Essa percorre «ostinatamente vicoli ciechi di auto-giustificazione, tentando cioè di giustificare ad oltranza i propri comportamenti, anche quando non sono conformi alla volontà di Dio», pur di non cedere «all’umile richiesta di perdono». I singoli, i gruppi, i centri di potere ideologico «tentano in tutti i modi di convivere col peccato, di auto-giustificarlo; il tutto in uno sforzo titanico, cioè condannato al fallimento, di sentirsi giusti, piuttosto che giustificati; di salvarsi da soli, piuttosto che lasciarsi salvare dal perdono e dalla misericordia di Cristo».

Il porporato ha poi evidenziato che Cristo stesso ha stabilito la Chiesa come Madre di misericordia ed «essa è il solo luogo nel quale possiamo ricevere con certezza il perdono di Dio». Se è certo che Dio «può perdonare chi vuole e quando vuole, per via anche extra-sacramentale», è altrettanto evidente che «chi domanda il perdono, in via ordinaria lo ottiene attraverso il sacramento che Cristo stesso ha istituito». Con ragione la Chiesa è Madre di misericordia, attraverso «il Battesimo e la riconciliazione sacramentale», e in essa, come insegna il concilio Vaticano ii , «la beata Vergine Maria, che ne è l’icona perfetta, è anch’essa a sua volta Madre di misericordia».

«Domandiamo quindi — ha concluso il celebrante — l’intercessione di Colei che è “onnipotenza supplice”, Maria Santissima, Regina Coeli, e del Serafico Padre, perché, oggi e sempre... gli uomini possano percorrere la via di Cristo, la via della misericordia e la via della Chiesa».