Tunisia divisa

Il presidente Saïed estromette il governo

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
26 luglio 2021

Tunisi, 26. Dopo mesi di duro confronto fra governo tunisino e presidenza del Paese, il capo dello Stato, Kaïs Saïed, ha invocato la Costituzione per licenziare il primo ministro e sospendere poteri ed immunità al Parlamento.

Dopo l’annuncio Saïed è sceso per le strade della capitale, ad avenue Habib Bourghiba, dove i suoi sostenitori lo hanno acclamato per tutta la notte, nonostante il coprifuoco: le piazze, del resto, erano stracolme ed inquiete già da giorni per il dilagare dell’epidemia da Covid che ha fatto 18.000 vittime su 12 milioni di abitanti, infierendo su un Paese colpito anche dalla crisi economica oltre che dal collasso sanitario.

L’esercito si è schierato con il presidente, come è stato reso evidente dalle truppe da subito strette attorno al Parlamento, reso inaccessibile da una cintura di uomini in divisa. Il presidente dell’assemblea, e capo del partito di maggioranza Ennahda, Rached Ghannouchi, inutilmente ha cercato di entrare nell’edificio, seguito da altri parlamentari. È stato respinto dai militari, mentre in piazza, la tensione lievitava fra le due fazioni di cittadini, chi schierarato con Saïed, chi con Ennahda. Il solo sentimento comune in una folla divisa praticamente a metà, erano la stanchezza, la paura e la frustrazione per un’emergenza sanitaria alla quale non si vede una soluzione. Una miscela instabile ed esplosiva che, infatti, ha subito innescato scontri fra le parti. Al momento in cui scriviamo, le fazioni sono passate dagli insulti ai lanci di pietre. Si registrano anche feriti. La polizia, in assetto antisommossa, sta cercando di prendere il controllo della piazza. Ed anche il comportamento delle forze dell’ordine, altro attore in campo oltre l’esercito, sarà decisivo nelle prossime ore. Ghannouchi, da parte sua, ha annunciato che resterà fuori dal Parlamento per reclamarne la riapertura e denunciare quello che ritiene un colpo di Stato contro quella Costituzione che Saïed, invece, invoca. E ad aizzare gli animi si aggiunge in queste ore l’incertezza sulla sorte del primo ministro, Hichem Mechichi: arrestato secondo alcuni, a casa secondo altri, comunque al momento non ancora riapparso sulla scena dopo la mossa del Presidente che lo mette da parte. Per non trascurare il fatto che, senza più l’immunità parlamentare a proteggerli dall’arresto, gli stessi parlamentari si sentono minacciati.

Governo e presidenza, da settimane, si scambiano accuse sulla gestione della pandemia da Covid. Saïed ha detto che il suo non è un colpo di Stato, ma l’applicazione dell’articolo 80 della Costituzione che gli consentirebbe di sospendere il potere esecutivo e legislativo per trenta giorni in caso di emergenza nazionale. Una decisione che era nell’aria e che era stata anche invocata da parte della piazza nei giorni scorsi. Le sedi di Ennahda di Kairoua, Tozeur, Nabeul, Sousse e Sfax erano state attaccate per reclamare il passo indietro del governo. E proprio ai sostenitori di Ennahda ha fatto appello Ghannouchi, perché difendano la Costituzione e la rivoluzione del 2011.