Un paese segnato
da povertà e instabilità

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08 luglio 2021

La Repubblica di Haiti versa in uno stato di grave crisi dopo l’assassinio del presidente Jovenel Moïse. Moïse aveva un passato di imprenditore agricolo di successo, nell’ambito dell’esportazione delle banane ed il suo obiettivo era quello di rendere la sua nazione una potenza agricola, ma non è riuscito a fermare la violenza in cui si è trovata coinvolta Haiti.

I confini del Paese sono stati chiusi ed è stata imposta la legge marziale, che consentirà alle forze di polizia ed all’esercito di assumere ampi poteri.

Non è chiaro, in questo momento, chi succederà a Moïse dato che il Presidente della Corte Suprema è deceduto a causa del covid-19 ed il Primo Ministro ad interim Claude Joseph non ha ricevuto la necessaria conferma parlamentare. Gli organi legislativi, tanto a livello locale quanto nazionale, non sono stati rinnovati nei tempi previsti e versano in uno stato di precarietà. Il Consiglio Elettorale ha rinviato le elezioni legislative previste nell’ottobre del 2019 e senza queste consultazioni sono scaduti i mandati dell’intera Camera dei Deputati e dei due terzi del Senato.

La Corte Suprema, invece, è ufficiosamente priva di tre giudici su otto dopo che questi ultimi erano stati costretti al ritiro da Moïse, in seguito ad una controversia e la nomina dei successori non aveva seguito la procedura costituzionale prevista. Moïse, in assenza di una legislatura e di un apparato giudiziario funzionanti, ha iniziato a governare unilateralmente per decreto ed ha sostituito i centoquarantuno sindaci eletti del Paese oltre ad aver nominato diversi ambasciatori.

Gli haitiani, dopo anni di fame e miseria, sono sconfortati e ritengono che il proprio Paese, il più povero dell’Emisfero Occidentale, versi nel peggior stato di sempre anche a causa dell’incapacità del governo nel fornire i servizi di base. Il tasso di povertà, secondo le stime più recenti, è pari al sessanta per cento e due terzi dei poveri vivono nelle aree rurali anche a causa delle difficili condizioni in cui versa il settore agricolo. La mortalità infantile e materna è ad alti livelli e le misure preventive, come le vaccinazioni, sono in fase di stagnazione o declino. I bambini rischiano di non vedere realizzate le proprie potenzialità a causa delle carenze del sistema educativo e sanitario.

Haiti è molto vulnerabile nei confronti dei disastri ambientali come terremoti, uragani ed inondazioni. Il sisma del 2010 ha ucciso duecentocinquantamila persone e provocato danni pari al centoventi per cento del Prodotto interno lordo mentre l’uragano Matthew del 2016 ha inflitto danni pari al trentadue per cento della produzione interna.

Le dinamiche migratorie di Haiti sono tra le più complesse ed impegnative della regione e si stima che oltre un milione e mezzo di cittadini haitiani abbia trovato rifugio in altre parti de mondo, perlopiù Bahamas, Canada, Francia, Repubblica Dominicana e Stati Uniti d’America. Nel corso del 2019 e del 2020 un certo numero di migranti sono stati rimpatriati in seguito alle scelte politiche fatte da Stati confinanti ed anche a causa di restrizioni agli spostamenti dovute al covid-19.

Sullo sfondo, poi, ci sono le crescenti violenze dovute alle attività delle gang, molto significative nell’area urbana della capitale Port-au-Prince, che hanno portato alla migrazione forzata degli abitanti dei quartieri più vulnerabili.

Haiti, secondo quanto rilevato da un’indagine esplorativa condotta di recente, potrebbe essere dotata di una delle riserve di petrolio più consistenti del mondo e stimata in centoquarantadue milioni di barili di greggio. Sono già stati identificati venti siti per la trivellazione e cinque di essi sono ritenuti cruciali. Il petrolio non è, però, l’unica ricchezza di cui è dotata la nazione caraibica. Alcuni esperti ritengono che potrebbero esserci giacimenti d’oro dal valore di venti miliardi di dollari. Sussistono timori per le possibili conseguenze ecologiche legate alle future attività minerarie ed alle ricadute di queste ultime sulla popolazione locale. La speranza è che queste risorse potranno servire, in futuro, per rilanciare Haiti senza accendere gli istinti predatori ed egoisti di una parte della comunità internazionale.

di Andrea Walton