Il Global Soft Power Index colloca il Belpaese in cima alla scala d’influenza
del patrimonio storico e culturale

L’Italia vanta ricchezze
senza pari

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05 luglio 2021

A conferma che — per paesaggi, arte e cultura — l’Italia vanta ricchezze senza pari, il Global Soft Power Index, società leader nella valutazione del valore di un bene, materiale o immateriale, colloca il Belpaese in cima alla scala d’influenza Culture & Heritage, ovvero patrimonio storico-culturale. Una miniera — a cielo aperto e nei caveaux dei musei — di inestimabile ricchezza con cui, a fianco di altre specificità nostrane — inventiva, ospitalità, buon gusto — il concetto di “bellezza”, altrimenti impalpabile, da astratto prende forma e concretezza.

Un bene che, da immateriale, si concretizza a tal punto da finire oggetto di narrazione di un Padiglione della Biennale di Architettura 2021 di Venezia. «Sapere come usare il sapere» è il leit motiv che fa da sfondo all’esposizione in cui, attraverso una installazione realizzata da artisti del vetro, viene presentato il report relativo ad un’imponente ricerca tesa a stimare il patrimonio culturale, naturale e imprenditoriale italiano, quantificandone il valore effettivo, il peso reale, e definendo scambi e relazioni tra tutte le componenti attivamente coinvolte nell’ecosistema della bellezza. I numeri non ci dicono se sarà la bellezza a salvarci, ma la loro lettura certamente chiarisce che tanta bellezza genera altrettanto benessere, lavoro, conoscenza e sviluppo.

Muovendo dal nostro patrimonio culturale e paesaggistico, l’indagine prende in rassegna tutti i servizi collegati e l’indotto connesso, come i trasporti e l’hospitality, per arrivare alla produzione industriale di tutte le realtà design-driven rispondenti a logiche estetico-funzionali. E così, sono state individuate 341 mila imprese con un fatturato complessivo annuo di 682 miliardi di euro. Ai volumi prodotti da quest’avanguardia creativa e dinamica, che rappresenta il 31 per cento delle più disparate attività diffuse su tutto il territorio e riferibili a 8 settori produttivi tipici del Made in Italy (agroalimentare, automotive, cosmesi, meccanica, moda, gioielleria, orologeria, artigianato artistico), si somma la fruizione stessa di questo immenso ben di Dio culturale e paesaggistico che alimenta un motore pari al 17,2 per cento del Pil nazionale: si parla di un monumento o un’area archeologica ogni 50 kmq e di 128 milioni di visitatori.

Tradizioni, arti, mestieri, storie e, soprattutto, esperienze e voci non tessono solo una trama fatta di legami sentimentali, usi e costumi, ma alimentano un tessuto fiorente e rigenerativo. In tale contesto, le risorse umane sono il volano trainante di un ecosistema capace di rendere i territori di appartenenza più attrattivi e innesca un circuito virtuoso e sostenibile di ricchezza e benessere diffusi. A margine dell’indagine sono stati descritti alcuni case history: rimanendo nel capoluogo lagunare, ad esempio, opulenza e stile sono ispiratori anche della manifattura, della filiera agroalimentare e dell’arte profumatoria, emblema stesso della tradizione veneziana. Ambienti e luoghi leggendari della Laguna sono stati perfino dichiarati Patrimonio nazionale dal ministero dei Beni artistici e culturali: in occasione delle Mostre del cinema, della Biennale o di tante altre manifestazioni in città, dagli angoli e le calle più suggestive di Venezia sono passati personaggi appartenenti al mito dell’immaginario collettivo, a cominciare da Katharine Hepburn, Joe DiMaggio ed Ernest Hemingway. Tuttavia, potremmo citare una miriade di borghi e città, chilometri di coste o parchi naturali, che nel tempo hanno saputo imporsi come riferimento di una clientela internazionale e di una cultura che genera valore. Certo, questo grazie alla varietà di un territorio ospitale, ad un clima favorevole e ad un “paesaggio” naturale e artistico di straordinaria rarità. Ma, soprattutto, tutto ciò si alimenta e moltiplica grazie alla spinta della più grande delle risorse: la carica di umanità, la propensione alla condivisione, lo spirito di accoglienza, perché solo questi possono far sentire a casa lo straniero.

di Silvia Camisasca