In un libro di Padre Leonardo Sapienza i retroscena e la storia dell’edificazione dell’Aula

«Osi!» disse Montini
a Nervi

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22 giugno 2021

Tutto è nato da un’ardita esortazione. All’ingegner Pier Luigi Nervi che aveva chiesto a Paolo vi se a due passi dalla cupola michelangiolesca avrebbe potuto «osare» costruire un luogo adatto per accogliere le folle sempre più numerose di fedeli e pellegrini, il Papa, senza indugio, rispose: «Sì! Bisogna saper osare al momento giusto!». Era il maggio 1964. Da quel primo incontro con Paolo vi, il celebre architetto uscì «scosso e turbato» sottolinea monsignor Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, nel libro, intitolato — con illuminante e incisiva pertinenza — La Chiesa deve osare (Monopoli-Roma, Edizioni VivereIn, 2021, pagine 70, euro 12) corredato da un prezioso apparato fotografico a cura di Francesco Sforza, Simone Risoluti e Mario Tomasetti.

Il pensiero di dover costruire un edificio all’ombra della Basilica di San Pietro gli installava nell’animo «un tormento interiore», poi domato e superato grazie proprio al perentorio invito del Papa. E l’architetto, soggiogati i propri timori reverenziali, alla fine osò. «E oggi — evidenzia Padre Sapienza nell’introduzione al libro scritto in occasione del cinquantesimo anniversario dell’edificazione dell’Aula Paolo vi — possiamo dire che siamo al cospetto di un atto consapevole di “ardimento”, ma anche davanti a un atto di nobile umiltà. L’aula delle udienze è la visione, trasformatasi in pietra, dei suoi coraggiosi idealisti creatori: Paolo vi e Pier Luigi Nervi». (Si calcola che in cinquanta anni, nelle udienze e nelle varie manifestazioni che vi si sono svolte alla presenza di Paolo vi , Giovanni Paolo i , Giovanni Paolo ii , Benedetto xvi e Francesco, i fedeli siano stati oltre 12.000.000).

Nell’esortazione ad osare consegnata all’architetto Nervi si specchia il significato profondo di tutto il magistero di Paolo vi , convinto dell’esigenza di osare sempre con fiducia, per l’avvenire della Chiesa, «correggendo gli arbitrii dottrinari e disciplinari» che, ricorda l’autore, sorgevano soprattutto dopo il Concilio, ma anche «incoraggiando e aprendo nuove strade per l’annuncio del Vangelo in un mondo in continua e veloce evoluzione».

Padre Sapienza indica, con chirurgica precisione, i meriti che si legano alla capacità di Montini di “osare”.

«Paolo vi — scrive — ha saputo osare quando ha dovuto affrontare certa mentalità conformista, iconoclasta, mondanizzante, che tendeva a minare e a disperdere i tesori della tradizione. Ha saputo osare nell’affrontare lo spirito di indipendenza nella vita ecclesiale e consacrata, che tendeva a vanificare l’obbedienza. Ha saputo osare nella riforma liturgica, nel tenere la barra dritta della Chiesa sui temi delicati del celibato sacerdotale e della vita umana».

Il libro ripropone il discorso pronunciato dal Papa in occasione della prima udienza nell’Aula. «Questa inaugurazione — affermò Paolo vi — non ha carattere ufficiale e solenne, ma ordinario e familiare. Non è che amore di potenza o di fasto ispirasse il disegno del nuovo edificio; voi vedete che nulla qui dice orgoglio monumentale, o vanità ornamentale; ma l’esigenza delle cose e ancor più delle idee, che qui si realizzano, reclama pensieri grandi e ispirati in sosta in questo luogo, e concezioni non meno grandi e ardite in chi doveva esprimere le dimensioni».

La data di inizio dei lavori risale è maggio 1966. Per dare largo sfogo alla nuova aula — si ricorda nel libro ricco di interessanti informazioni, molto probabilmente sconosciute ai più — venne demolito il Museo Petriano fatto costruire da Benedetto xv , una costruzione che «in verità stonava» vicino alla solennità del luogo. Per raggiungere una maggiore capienza dell’aula, era previsto anche l’abbattimento del Palazzo del Sant’Uffizio. Paolo vi tuttavia si oppose, sia per il rispetto della storia, sia «per non recare dispiacere» all’anziano cardinale Alfredo Ottaviani, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Per completare il grande “abbraccio” dell’aula e del suo messaggio ecumenico Pericle Fazzini realizzò, tra il 1970 e il 1977, la Risurrezione in bronzo. La grande scultura vede emergere, dall’indistinta massa del caos e della caducità della materia un Cristo «etereo e provato» dalla battaglia con la morte, che si protende benedicente verso l’assemblea dei fedeli e, al contempo, verso il cielo.

Padre Sapienza ripropone la spiegazione che Fazzini dette della sua scultura: «Io faccio risorgere il Cristo non dal sepolcro dove fu deposto, ma dall’orto degli ulivi, dove agonizzò per la grande angoscia che gli procurava l’umanità intera». La Risurrezione fu messa in opera il 28 settembre 1977 con una inaugurazione ufficiale presieduta da Paolo vi durante la quale richiamò con forza l’urgenza di concepire Cristo come vivo e reale, «non nella penombra del dubbio e dell’incertezza, non nell’interpretazione vanificante d’un razionalismo miope ed orgoglioso, che lo coarta nella misura dei fenomeni comprensibili, e tutt’al più singolari e sfuggenti alle proporzioni ordinarie della naturale intelligibilità».

Al contrario Cristo è «vivo e reale nell’eccedente dimensione del suo Essere divino, che solo la fede ammette esultante, spaziando nel mistero da lui stesso proclamato e documentato».

All’età di 88 anni, il 9 gennaio 1979, moriva Pier Luigi Nervi. Al termine dell’udienza generale del 10 gennaio, Giovanni Paolo ii , nel ricordarne, con riconoscenza, la figura e l’opera, lo definì «un insigne artista» che aveva «magistralmente contribuito ad ideare abitazioni sempre più degne dell’uomo». Tra queste abitazioni spicca l’Aula Paolo vi , le cui «linee architettoniche — sottolineò Giovanni Paolo ii — si impongono per eleganza e arditezza, per armonia e funzionalità».

di Gabriele Nicolò