Pontificio ateneo Sant’Anselmo

Filosofia
Mistica
Monachesimo

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
12 giugno 2021

La tradizione filosofica e quella del monachesimo cristiano hanno una storia caratterizzata da una travagliata affinità, che trova uno spazio di riflessione nella nostra facoltà di filosofia. Il monachesimo benedettino si diffuse negli stessi anni in cui ai pagani fu proibito l’insegnamento: tra il 525 e il 530 Benedetto lasciò i monasteri che aveva fondato intorno a Subiaco e si recò a Montecassino, erigendo un oratorio e una cappella dove sorgeva un tempio dedicato ad Apollo, che ancora godeva del culto delle genti locali. Nel 529, con il Codice di Giustiniano, ai pagani fu proibito l’insegnamento e furono tolti i diritti civili, cosa che comportò la graduale fine della scuola di Atene, che si ispirava alla comunanza di vivere e filosofare propria dell’Accademia platonica, la quale, sulla scia di Socrate, che si considerava un servitore di Apollo, aveva concepito la filosofia come una ricerca della verità attraverso la ragione intesa quale discorso critico che l’anima instaura con se stessa e con gli altri, dunque come un logos che è insieme dialogo, stile e condotta di vita nella comunità della pólis, servizio divino.

Sin dall’inizio la filosofia si configura come una disciplina, un’ascesi, un processo di conversione ed educazione dell’uomo, come è visibile dal mito della caverna di Platone, il quale, descrivendo la travagliata elevazione dall’oscuramento dello sguardo alla vera visione, tratteggia altresì i caratteri fondamentali di una mistica filosofica. Le dimensioni biografica e politica della filosofia, nel senso del disegno e della formazione di una vita nell’ambito della città, sono profondamente legate al processo di elevazione dell’uomo verso la verità e la virtù nell’esercizio del pensiero.

Per questi motivi il nascente cristianesimo, già a partire da Giustino e dagli Apologisti, si definì non come teologia, ma come filosofia, e per di più non come una filosofia accanto alle altre, ma come la filosofia. Del resto già la “parola (logos) della croce” in Paolo e l’identificazione, da parte di Giovanni, del Dio cristiano con il logos, avevano aperto la strada a questa iniziativa.

Quando il monachesimo, a partire da Gregorio di Nazianzo e Gregorio di Nissa, si delineò come l’emblema della perfezione cristiana, fu definito anch’esso come filosofia, e così il Medioevo latino, sulla scia di questa tradizione, denominò la stessa vita monastica come filosofia, perché essa non è tanto una teoria o un modo di conoscere, ma una saggezza, una sapienza, un modo di vivere secondo una ragione che è tale perché illuminata, misticamente e misteriosamente, dalla Rivelazione del Cristo-Logos.

Il culmine di questa tradizione è forse rappresentato da Anselmo d’Aosta, al quale si ispira l’attività del nostro Ateneo, nell’opera del quale il percorso del pensiero, intento ad esplorare le proprie possibilità ed i propri presupposti alla ricerca di Dio, coincide con l’evento della rivelazione di questo stesso Dio, il quale si manifesta non fuori dal processo nel quale il pensiero indaga se stesso, ma precisamente all’interno di esso, illuminando tanto la ragione quanto la fede.

di Andrea De Santis
Prodecano della Facoltà di Filosofia