Ecumenismo
Il 10 giugno 1969 Paolo VI nella sede del Wcc a Ginevra

Una scelta irreversibile

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09 giugno 2021

«Il Padre delle misericordie guida tutti i cristiani nella ricerca della pienezza dell’unità che Cristo vuole per la sua Chiesa una e unica»: queste parole sono state pronunciate da Paolo vi, a Ginevra, il 10 giugno 1969, durante la sua visita al Consiglio ecumenico delle Chiese. Questa visita — la prima di un pontefice al Consiglio — è una delle pagine più significative dell’opera di Papa Montini per la costruzione della piena e visibile unità della Chiesa; in quest’opera, che ha segnato profondamente la vita della Chiesa, come è apparso evidente nei suoi successori a cominciare da Giovanni Paolo ii, Paolo vi ha voluto realizzare la recezione della riflessione sulla dimensione ecumenica della Chiesa cattolica, così come era emersa durante il Concilio Vaticano ii, quando era stato operato un profondo ripensamento del contenuto e delle forme di partecipazione della Chiesa cattolica al movimento ecumenico contemporaneo.

Per Paolo vi era evidente che questa riflessione era andata ben oltre il processo redazionale, per altro non semplice, del decreto Unitatis redintegratio sui principi cattolici dell’ecumenismo, dal momento che proprio il dibattito sul carattere ecumenico dei documenti, e più in generale sulla vita della Chiesa, percorre i lavori del Vaticano ii , con una serie di interventi pubblici, anche al di fuori dell’aula conciliare. Di questo dibattito Paolo vi fu uno dei protagonisti, non tanto per gli interventi che a lui furono attribuiti nella revisione finale dei documenti conciliari, ma per i gesti con i quali egli volle sottolineare l’importanza dell’ecumenismo, come una scelta irreversibile della Chiesa cattolica in grado di rafforzare la missione dell’annuncio e della testimonianza dell’evangelo; tra i numerosi gesti, che proprio durante la celebrazione del Vaticano ii mostrarono l’interesse e l’attenzione di Papa Montini per l’unità, un posto del tutto particolare va riservato all’incontro con il patriarca ecumenico Atenagoras, a Gerusalemme, nel gennaio 1964. Con questo incontro, del quale Papa Francesco e il patriarca Bartolomeo hanno voluto commemorare insieme il 50° anniversario nel 2014, si aprì una nuova stagione nei rapporti dei cristiani nella quale veniva privilegiata la ricerca di cosa già li univa, alla scoperta di un patrimonio comune, a partire dalla Parola di Dio.

L’ecumenismo di Papa Montini si è venuto anche caratterizzando per una serie di incontri con i responsabili delle Chiese cristiane, dal patriarca ecumenico Atenagoras, che venne a Roma e che accolse il pontefice al Phanar, all’arcivescovo di Canterbury Michael Ramsey, al catholicos degli armeni Vasken i , dal patriarca siro-ortodosso Mar Ignatius Jacob iii fino al patriarca copto Shenouda iii ; spesso, al termine di questi incontri, veniva firmata una dichiarazione comune nella quale si indicavano le linee per iniziare un dialogo, con il quale Paolo vi (come ebbe a dire tante volte) pensava si potesse affrontare meglio le tante sfide della società contemporanea, dopo secoli di silenzio e di divisioni tra cristiani, che avevano indebolito la valenza missionaria della Chiesa. La lunga stagione dei dialoghi bilaterali, se molto deve al Vaticano ii , trovò il suo fondamento proprio in queste dichiarazioni che costituiscono una fonte preziosa per la comprensione del cammino intrapreso dalla Chiesa cattolica con Paolo vi per vivere l’unità nella diversità, come risposta a un comandamento di Cristo.

Nella stessa direzione si colloca anche l’istituzione del Segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani come organismo della Curia romana, dopo che Giovanni xxiii l’aveva creato, il 5 giugno 1960, per la preparazione del Vaticano ii , confermandolo poi come uno degli organismi del concilio. Al Segretariato Paolo vi chiese, come si coglie anche solo dagli interventi editi del Pontefice, di promuovere la dimensione ecumenica nella Chiesa cattolica secondo quanto stabilito dal Vaticano ii ; si trattava di favorire quel processo di conversione quotidiana alla comunione con la quale cogliere le ricchezze dell’identità cattolica, valorizzando esperienze, pur diverse tra di loro, in una prospettiva di unità, in un tempo nel quale sembrava prevalere la polarizzazione degli scontri. Il continuo richiamo alla preghiera, così come il sostegno alla traduzione interconfessionale in lingua materna delle sacre Scritture, indicano quanto Paolo vi si adoperasse per indicare a quali fonti attingere per sostenere il cammino ecumenico anche dentro la Chiesa cattolica. Proprio per rafforzare la comprensione dell’identità della Chiesa cattolica in una prospettiva ecumenica va letta l’istituzione della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, il 22 ottobre 1974, che Paolo vi volle per riaffermare che l’ecumenismo doveva radicarsi sulla tradizione del popolo ebraico anche se questo tema, pur discusso in concilio, non era stato accolto dal Vaticano ii in un documento specifico.

Con la sua azione ecumenica, ponendosi in profonda continuità con la lettera e lo spirito del Vaticano ii , Paolo vi ha aperto strade, delineando dei percorsi di dialogo teologico che hanno dato, e continuano a dare, frutti proprio per una migliore comprensione della vocazione all’unità che coinvolge tutti i cristiani; al tempo stesso Paolo vi ha operato per favorire la crescita della dimensione ecumenica delle comunità locali nella convinzione che questa fosse necessaria per sostenere il processo di rinnovamento della Chiesa cattolica. Nel vivere la scelta del Vaticano ii per l’unità che tanto Paolo vi contribuì a definire in concilio, Papa Montini volle rivolgere un invito a tutti a vivere la gioia e le difficoltà del cammino ecumenico approfondendo, giorno dopo giorno, il mistero dell’unità nella diversità come segno di una comunione con la quale testimoniare l’amore misericordioso di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che cambia il mondo con la conversione dei cuori.

di Riccardo Burigana