A Chiavenna la beatificazione di suor Maria Laura Mainetti

Una martire dei nostri tempi

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05 giugno 2021

L’omicidio di suor Maria Laura Mainetti perpetrato da tre ragazze di Chiavenna nella sera inoltrata del 6 giugno 2000, divenne nei giorni successivi uno degli argomenti maggiormente discussi e dibattuti su tutti i mass-media nazionali. A distanza di 21 anni, la religiosa viene beatificata domenica pomeriggio 6 giugno, a Chiavenna, dal cardinale Marcello Semeraro, in rappresentanza di Papa Francesco.

Le tre ragazze facevano parte di una cellula satanista della zona e, come venne ribadito nei mezzi di comunicazione e poi accertato sulla base di confessioni rese in ambito giudiziario, scelsero la serva di Dio come vittima sacrificale. A giustificare la loro azione omicida emersero come motivazioni, oltre all’intento satanista, anche il vuoto delle loro esistenze e la necessità di vincere la noia da cui erano dominate.

Per quanto riguarda suor Maria Laura Mainetti, si parlò subito della sua morte come di un vero martirio, voce che si affermò con sempre maggiore convinzione, ricevendo numerose conferme man mano che emergevano maggiori particolari anche documentari sulla sua vita, sulla sua attività educativa e assistenziale, e soprattutto sulle motivazioni immediate, prevalentemente di carattere religioso, che provocarono la sua uccisione.

Decima figlia di Stefano Mainetti e di Marcellina Gusmaroli, la serva di Dio vide la luce a Colico, attualmente in provincia di Lecco e in diocesi di Como, il 20 agosto 1939 e fu portata due giorni dopo al fonte battesimale, dove le furono posti i nomi di Teresa Elsa. Rimasta orfana di madre qualche giorno dopo la nascita, fu allevata ed educata umanamente e cristianamente dalla seconda moglie del padre, frequentando la vita parrocchiale e ricevendo il 13 ottobre 1948 il sacramento della Cresima dalle mani del vescovo di Como Felice Bonomini. Nel settembre 1950 fu accettata come aspirantina fra le figlie della Croce nella casa Laura Sanvitale di Parma, ove frequentò successivamente le scuole medie e l’istituto magistrale, approfondendo anche la sua formazione cristiana e maturando sempre più una scelta precisa per il suo futuro, decisamente orientato verso la vita religiosa.

Il primo passo fu compiuto il 22 agosto 1957 con l’ingresso nel postulandato presso la casa provinciale delle figlie della Croce di Roma, seguito l’11 febbraio 1958 dalla vestizione religiosa e dall’inizio del noviziato con il nuovo nome di suor Maria Laura. La professione religiosa temporanea fu emessa l’anno successivo, il 15 agosto 1959.

Dopo aver terminato gli studi con la licenza magistrale nel 1960, fu impegnata come educatrice e insegnante dal 1960 al 1962 a Vasto (Chieti), dal 1962 al 1963 a Roma, e dal 1963 al 1969 a Chiavenna (Sondrio), ove il 25 agosto 1964 emise la professione perpetua. Ulteriori compiti di insegnamento e di impegno formativo le furono affidati ancora a Roma dal 1969 al 1973, a Chiavenna dal 1973 al 1979, a Parma dal 1979 al 1984 e di nuovo dal 1984 fino alla morte a Chiavenna, ove all’attività didattica affiancò quella di educatrice nel pensionato per studentesse gestito dalle suore e dal 1987 di superiora della comunità religiosa delle figlie della Croce.

In tutti questi anni la serva di Dio conservò sempre un vivo attaccamento alla preghiera e dimostrò amore e comprensione sia per le sue consorelle, sia per le giovani affidate alle sue cure didattiche e formative, privilegiando tra esse quelle maggiormente bisognose dal punto di vista materiale e morale. Molte ricorrevano al suo consiglio, trovando in lei comprensione ed esortazione al coraggio e alla speranza. Riuscì in molti casi a risolvere situazioni difficili e di grave disagio, approfondendo sempre più il suo itinerario spirituale come vera “figlia della Croce”.

L’evento che pose termine alla sua vita si verificò la sera del 6 giugno 2000. Tre ragazze, seguaci di pratiche sataniste e alla ricerca di una religiosa da sacrificare al dio del male, pensarono alla serva di Dio come la vittima più appropriata. Una di esse, fingendosi incinta e ormai decisa ad abortire, chiese con urgenza un incontro con lei, che si recò all’appuntamento non senza aver preso prudenti precauzioni. Attirata subdolamente in una strada buia e solitaria di Chiavenna, suor Maria Laura fu barbaramente colpita a morte dalle tre ragazze a colpi di pietra e con numerose pugnalate, mentre lei continuava a pregare per le sue carnefici, concedendo loro il suo perdono in nome di Cristo.

Come già accennato, la morte di Maria Laura Mainetti fu subito caratterizzata come martirio, una convinzione che divenne sempre più ferma man mano che si definivano i contorni e le motivazioni del tragico evento, mentre il sensus fidelium manifestava sempre più fermamente il desiderio di vedere ufficialmente riconosciuta la caratteristica martiriale della morte della serva di Dio. Si può citare qualche giudizio su suor Mainetti, così come fu formulato nel corso del lungo esame teologico sul martirio condotto nella Congregazione delle cause dei santi. Uno dei teologi scriveva: «Scorrendo tutto lo svolgersi della vita della serva di Dio, che fu quello di una religiosa, autentica figlia della Croce, nel corrispondere alla sua vocazione e nella pratica normale, ma sempre fedele, con la pratica delle virtù sia teologali sia cardinali; considerando inoltre la presenza degli elementi essenziali del martirio, possiamo dire che tutta la vita di Maria Laura Mainetti costituì una preparazione alla suprema donazione di carità eroica nel voler soccorrere chi era nel pericolo, quale è appunto il martirio». E infine: «Suor Maria Laura Mainetti è stata una consacrata che in virtù del suo amore al Signore ha vissuto nella carità specialmente verso i giovani. Dall’esame degli atti e delle prove è possibile affermare con certezza che la serva di Dio ha affrontato con fede il martirio ed è stata uccisa in odium fidei; mentre è rimasta sempre viva la sua fama di martirio. Quella della Mainetti è una testimonianza luminosa per tutti e può offrire un prezioso aiuto specialmente a coloro che si avvicinano al mondo dell’occulto senza comprenderne i rischi».

di Vincenzo Criscuolo
Dell’ordine dei frati minori cappuccini, Relatore generale della Congregazione delle cause dei santi