Preoccupazione dell’Alto Commissario per i diritti umani

L’Onu chiede un’inchiesta indipendente sulle violenze in Colombia

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31 maggio 2021

«È essenziale che coloro che si presume siano coinvolti in queste morti o nei ferimenti, inclusi funzionari governativi, siano soggetti ad un’inchiesta rapida, efficace, indipendente, imparziale e trasparente. E che i responsabili ne rispondano». Con queste parole, pubblicate in un comunicato diffuso ieri dall’Alto Commissario per i diritti umani, l’ex presidente cileno Michele Bachelet, le Nazioni Unite hanno espresso tutta la propria «profonda preoccupazione» per l’acuirsi della tensione sociale in Colombia.

Nella nota, Bachelet chiede che venga effettuata un’inchiesta indipendente, in particolare sui fatti di Cali, terza città colombiana per importanza e capoluogo del dipartimento di Valle del Cauca, diventata l’epicentro delle proteste sociali, e dove il presidente Iván Duque, ha deciso di schierare l’esercito con ben 7.000 uomini. L’Alto Commissariato Onu per i diritti umani ha ricevuto notizie secondo cui a Cali, dal 28 maggio, 14 persone hanno perso la vita e 98 sono rimaste ferite, 54 delle quali da armi da fuoco.

Bachelet, invocando la fine di «tutte le forme di violenza» e sottolineando come solo con il dialogo si possano superare le attuali difficoltà, afferma che i responsabili devono rispondere delle loro azioni violente, siano esse atti di vandalismo perpetrate dai manifestanti o abusi e repressioni da parte delle forze di polizia. Il numero uno dell’Onu per la tutela dei diritti umani ha indicato che il suo ufficio ha ricevuto informazioni su individui armati che a Cali hanno sparato in direzione di manifestanti, giornalisti e passanti, fra cui anche un funzionario fuori servizio, poi a sua volta linciato dalla folla.

Il sindaco di Cali, Jorge Iván Ospina, parlando a una radio locale, ha spiegato che la situazione dell’ordine pubblico cittadino resta «gravissima». Ospina, invitando l’Alto Commissariato Onu per i diritti umani a inviare una propria delegazione nella “sua” città, ha quindi aggiunto che «è necessario verificare con esattezza i luoghi e le modalità in cui sono avvenute queste morti per poterne determinare le responsabilità».

Intanto, il governo colombiano e il Comitato nazionale dello sciopero non hanno ancora raggiunto un accordo. Sempre ieri, infatti, le parti hanno ripreso le discussioni presso la sede principale di Compensar a Bogotá, dopo quasi una settimana di pausa, per trovare un’intesa preliminare che consentirebbe l’avvio del negoziato formale. L’incontro si è concluso con un nulla di fatto. Anzi, sarebbero emerse divergenze ancora profonde con il Comitato che denuncia il “silenzio complice” del governo di fronte all’uso “eccessivo” della forza da parte della polizia, e l’esecutivo che, dal canto suo, fa sapere di essere disposto ad ascoltare le richieste dei manifestanti solo se questi mettano in atto la “rimozione dei posti di blocco”. Su questa questione, il Comitato dello sciopero ha chiesto invece l’abrogazione del decreto 575 del 2021, con cui il presidente Iván Duque ha ordinato a sindaci e governatori di coordinare la revoca dei blocchi con la forza pubblica.

I colloqui riprenderanno domani mattina, 1° giugno, come annunciato ieri sera dal Comitato nazionale dello sciopero. «Visto il rifiuto del Governo di firmare il pre-accordo di garanzie per la protesta pacifica del 24 maggio, abbiamo avanzato una nuova proposta al governo, dove la questione centrale è quella di insistere sulla smilitarizzazione della protesta sociale e sul rispetto dei diritti umani» recita la nota. Si spera che si possa arrivare a una soluzione della crisi che tormenta il Paese dal 28 aprile.

Nel frattempo sono state indette, per mercoledì 2 giugno, nuove grandi manifestazioni pacifiche in tutto il Paese.